· Città del Vaticano ·

Prima maestre poi suore

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La sfida di padre Nicolas Barré

20 ottobre 2020

Il tempo di padre Barré  è quello del Seicento francese: la Chiesa, dopo le guerre di religione, aveva conosciuto una rinascita e un fermento spirituale attraverso nuovi carismi. Basti pensare a Pierre de Bérulle, a Francesco di Sales, a Vincenzo de’ Paoli. Ma è  stato un secolo che ha manifestato anche molte contraddizioni. È  interessante scorgere che tale contesto, in cui ebbe inizio l’avventura delle suore del Bambino Gesù, abbia tanti punti in comune con la realtà di oggi: la povertà, le guerre, le epidemie. Le autorità politiche di allora pensarono bene di risolvere il problema rinchiudendo poveri, malati, bambini, donne in quelli che vennero definiti gli Ospedali Generali, che non erano altro che luoghi di reclusione. Le fasce più deboli soffrivano maggiormente di questa situazione. Le città erano invivibili tanto che Luigi xiv  e i nobili del tempo si erano costruiti corti e palazzi al di fuori della città.

Nicolas  Barré  nacque il 21 ottobre 1621 ad Amiens, città che visse il lungo e tragico assedio di  Corbie (Guerra dei trent’anni). Egli ebbe la fortuna di appartenere a una famiglia  agiata  che gli permise di frequentare il collegio dei gesuiti. Essendo un brillante allievo, attratto dalla preghiera, si poteva pensare che entrasse nella Compagnia di Gesù, invece, affascinato dalla figura di san Francesco di Paola, scelse l’Ordine dei Minimi, colpito dalla radicalità e dalla vicinanza che avevano con i poveri.

Da Amiens a Parigi continuava la sua formazione, distinguendosi subito per la  sapienza e la radicalità evangelica. I suoi superiori, avendo colto le sue non comuni capacità intellettuali, decisero di tenerlo nella capitale, nel convento di Place Royal. Diventò professore di filosofia e teologia, direttore spirituale e gli venne anche affidata la prestigiosa biblioteca del convento. Ma Nicolas non aveva sognato questo. Anche il convento di Parigi era divenuto il luogo di ritrovo dei grandi, dei cortigiani, allontanandosi dallo spirito originario dei minimi. Soffriva  di questo, tuttavia continuò  a dedicarsi  senza misura all’incarico affidatogli, al quale aggiunse, come ogni minimo, la direzione spirituale e la predicazione. L’eccesso di lavoro, però, l’austerità, la fatica, le tensioni e le delusioni lo trascinarono a poco a poco nella notte dell’angoscia e del dubbio. Per molti anni camminerà nella notte: «Io uso tutta la fede, la pazienza e il coraggio che ho per gridare verso il cielo, senza nessuna sicurezza che le mie grida vengano udite», confidò a un amico.  I suoi superiori  lo inviarono  ad Amiens, dove fece per due anni il sacrestano. Ma è lì che Dio gli si rivelò nuovamente: «Questa notte è uno splendido giorno», scriverà più tardi. La crisi diventò l’inizio di una nuova partenza e nell’impotenza della malattia ritrovò il nuovo volto di Dio, abbandonandosi a lui.

I superiori lo orientarono verso un nuovo tipo di apostolato e lo destinarono a Rouen dove i minimi erano con la gente, impegnati nelle missioni popolari per rispondere al bisogno dei bambini, dei ragazzi, dei giovani, lasciati a loro stessi senza speranza e futuro. La riscoperta del mistero dell’Incarnazione che caratterizzò la spiritualità dell’epoca permeò quella di padre  Barré. Di fronte all’umanità che incontrava ogni giorno, sfigurata dall’ingiustizia, non smise mai di ricordare gli esseri umani come creati a immagine e somiglianza di Dio. Da questo sguardo, condiviso con le prime ragazze che fecero con lui la missione a  Sotteville-lès-Rouen, nacque l’avventura delle suore del Bambino Gesù e l’edificazione di una vasta rete di piccole scuole per la formazione e la promozione dell’infanzia e della gioventù, soprattutto dei semplici.  Queste giovani donne coraggiose, alle quali non era consentito di insegnare e fare catechismo, aderirono a questa proposta e sfidarono la diffidenza e l’ostilità anche degli uomini di Chiesa.  Inizialmente la nuova esperienza si scontra con più opposizioni: quella dei parroci che diffidano della capacità delle donne di insegnare e fare catechesi; quella dei maestri scrivani che vedono compromesso il loro  lavoro,  la mentalità comune che ritiene inutile insegnare  ai bambini, soprattutto alle femmine.

Tuttavia l’azione continua comincia a raccogliere riscontri positivi e riconoscimenti da parte del potere locale.  Diverse  scuole  si aprono nelle parrocchie della città e nei sobborghi, Barré  vuole le maestre libere da ogni vincolo giuridico, non vuole né voti  né  lettere patenti reali (le  suore inizieranno a emettere i voti  solo  nel 1861  perché richiesto dalla Santa Sede). Avevano superato la prova della Rivoluzione — erano rimaste in sette — e per Pio ix  bastava per essere  riconosciute. Nel Settecento conobbero  uno sviluppo straordinario  in Francia, nell’Ottocento si aprirono alle missioni (dopo aver  raggiunto la Malesia, fondarono le prime comunità religiose in Giappone) e,  nel Novecento,  approdarono in Africa, America Latina, Australia.

Oggi questo sguardo continua a riconoscere e a scoprire nel piccolo, nell’indifeso, nel solo, nello smarrito, il volto di Gesù, attraverso gli occhi e il cuore delle suore, degli amici, delle persone che camminano insieme. Ancora oggi riconoscono e si stupiscono del miracolo che accade quando “Gesù nasce”, soprattutto là dove sembrava impossibile.

di Marina Motta