· Città del Vaticano ·

Il Centre Médical Don Orione in Burkina Faso

Per restituire sorrisi e speranza

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07 ottobre 2020

Piantato nella storia, il seme dell’agape evangelico genera oasi di consolazione, restituisce sorriso e speranza a vite prostrate dal dolore, trae dall’abisso anime sprofondate nell’abbandono. Felice esempio di questo lavoro bello del seme è quanto accade in Burkina Faso, poverissimo Paese del Sahel abitato da 16 milioni di persone il 25 per cento delle quali è di fede cristiana, il 40 per cento di fede islamica, mentre il rimanente è seguace della religione tradizionale. Qui, nella periferia di Ouagadougou, la capitale, sorge il Centre Médical Don Orione, un centro specialistico fondato 15 anni fa dai padri orionini che — per la qualità dell’assistenza offerta, in particolare in campo ortopedico e oftalmologico — è diventato un punto di riferimento insostituibile per i disabili e per tutta la popolazione.

Attualmente, il Centro, nel quale mediamente vengono assistite oltre 300 persone al giorno, è dotato di oltre settanta posti letto e — oltre al laboratorio di analisi e a un deposito farmaceutico — dispone dei reparti di ortopedia e oftalmologia, cui dallo scorso gennaio si sono aggiunti quelli di medicina generale e chirurgia. Vi è inoltre un rinomato atelier ortopedico nel quale si costruiscono, con materiali locali, ausili ortopedici, protesi e ortesi. Lo scorso anno, ad esempio, sono state realizzate oltre 400 paia di scarpe speciali. Nel Centro — accanto al quale sorge il Villaggio dell’accoglienza per i malati (e i loro familiari) provenienti dalle località più lontane —  lavorano stabilmente 35 persone (medici, infermieri, fisioterapisti) cui si aggiungono undici medici specialisti che prestano servizio diversi giorni alla settimana.

Mentre nel reparto di oftalmologia si eseguono numerosi interventi di cataratta, in quello di ortopedia si offrono cure, sostegno e riabilitazione a quanti (e sono centinaia) hanno handicap e difficoltà motorie. «Purtroppo, in Burkina Faso la disabilità è considerata un castigo divino, la punizione per una colpa grave commessa da qualche membro della famiglia. Sin dall’infanzia i portatori di handicap sono trascurati ed emarginati. Non esistono strutture pubbliche che offrano loro assistenza ad eccezione di un presidio sanitario statale nella capitale», racconta il padre orionino Riccardo Zagaria, 53 anni (di cui 23 trascorsi in Africa), direttore del Centro don Orione. «Nella nostra struttura i disabili trovano cure, riabilitazione, sostegno, incoraggiamento. È commovente vedere la gioia e la sorpresa dei genitori quando scoprono che nel caso di alcuni handicap si può ricorrere ad apparecchi ortopedici che migliorano sensibilmente l’esistenza di loro figli, i quali possono raggiungere una sempre maggiore autonomia. E talvolta possono anche guarire: ad esempio, i bambini che nascono con il piede equino vengono felicemente operati. Allo stesso modo i neonati cui le levatrici, nei villaggi, hanno lussato la spalla al momento della nascita ritrovano la normale mobilità dell’arto grazie alla riabilitazione e a un piccolo apparecchio ortopedico».

Nel Centro si accudiscono amorevolmente anche i disabili gravi, molti dei quali colpiti da infermità motoria celebrale. Lo scorso gennaio padre Riccardo ha inaugurato una casa destinata ad accogliere stabilmente 42 bambini con handicap pesantemente invalidanti: «I miei confratelli ed io ci eravamo accorti che diversi genitori, con l’avanzare dell’età, smettevano di portare qui i loro figli a curarsi. Quando cercavamo di rintracciare i bimbi scoprivamo che vivevano senza alcuna assistenza o che in taluni casi erano morti, probabilmente uccisi nei loro villaggi. Così abbiamo pensato di aprire una casa dove potessero vivere al sicuro, amati e accuditi». A prestare loro assistenza vi sono, insieme al personale medico del Centro, anche i 35 ragazzi che frequentano il locale seminario orionino poiché, sottolinea padre Riccardo, «è giusto che i futuri sacerdoti imparino sin da giovani — come del resto è accaduto a me — a servire chi vive nella sofferenza, a scoprire la gioia di questa dedizione. E, allo stesso tempo, a conoscere la fede semplice e salda di tanti fedeli che frequentano la nostra struttura».

Lo staff medico del Centro si prende cura anche dei molti pazienti colpiti da malaria e da dengue (assai diffuse), e da colera, dissenteria e tifo, tre patologie che si presentano ciclicamente anche a causa delle precarie condizioni igieniche nelle quali vive la maggior parte della popolazione, prostrata dalla povertà. In Burkina Faso la sanità pubblica è a pagamento e moltissimi malati rinunciano alle terapie poiché non possono sostenerne i costi. Nel Centro dei padri orionini, che vive grazie alla generosità di molti benefattori, i pazienti pagano solo una cifra simbolica e i più poveri sono assistiti gratuitamente. Fra loro vi sono molti burkinabé (cristiani e musulmani) fuggiti dai villaggi del nord colpiti dalla violenza di gruppi di jihadisti che lo Stato africano è impegnato a fronteggiare, forte dell’appoggio della popolazione.

Oltre a dirigere il Centro, padre Riccardo — insieme ai suoi collaboratori e ai quattro confratelli — si spende per promuovere i diritti (ad esempio quello all’istruzione e al lavoro) delle persone con disabilità e svolge opera di sensibilizzazione nei villaggi cercando anche di correggere la distorta immagine di un Dio che punisce le creature infliggendo loro malattie ed handicap: «Cambiare la mentalità della popolazione non è un’impresa facile. Ma buoni risultati sono stati raggiunti: quanti frequentano il nostro Centro hanno compreso che Dio desidera solo il bene dell’uomo e non è mai complice del male». Nel nome di Dio Gesù compie solo gesti di liberazione dal male: limpidamente i Vangeli sono lì a raccontarlo.

di Cristina Uguccioni