· Città del Vaticano ·

Intervista a Lucio Caracciolo

Luci e ombre della riunificazione tedesca trent’anni dopo

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12 ottobre 2020

La riunificazione tedesca fa ancora discutere. A trent’anni di distanza, ci si interroga ancora sul senso di quel fondamentale evento storico per l’Europa e per la Germania. Ne abbiamo parlato con Lucio Caracciolo, direttore della rivista « Limes»  e membro ella Fondazione Italia Usa. È considerato uno dei principali esperti di geopolitica in Italia.

La riunificazione ha fatto bene all'Europa?

Penso che abbia fatto bene nel senso che ha parzialmente risolto una questione strategica che divideva l’Europa in maniera drastica e la Germania al suo interno. Allo stesso tempo, però, le aspettative che molti avevano sulla possibilità di riunificare l’Europa attraverso la riunificazione tedesca sono state disattese. Sotto certi profili, quello che è accaduto in conseguenza della fine della guerra fredda ha invece accentuato alcune divaricazioni all’interno dello spazio europeo, nel senso che, rimossa la cortina di ferro, è stato rimosso anche una sorta di muro portante che teneva insieme l’Europa occidentale e l’Europa orientale. Molti dimenticano che la guerra fredda era un sistema di pace; la guerra in Europa è ricominciata solo nel 1990-1991 con la crisi in Jugoslavia. Il sistema della guerra fredda aveva certe utilità per la sicurezza europea.

Si può dire invece che la riunificazione fu la trasformazione della guerra fredda?

Dipende che cosa s’intende con guerra fredda. Da un punto di vista sistemico, la guerra fredda in Europa fu appunto un ordine di pace paragonabile, con le dovute differenze, all’ordine di Vienna dopo la fine delle guerre napoleoniche. Quello che c’è adesso non è una nuova guerra fredda, ma qualcosa di completamente diverso che non saprei definire con un termine. 

In molte narrazioni che in questi giorni hanno ricordato la riunificazione si mette in evidenza la complessità di quella fase storica. C’era molto malcontento all’est. È corretto dire che la maggior parte dei tedeschi che per 40 anni avevano vissuto nella Ddr non voleva affatto vivere in un sistema capitalista, bensì riformare il socialismo?

Cinque giorni prima del crollo del Muro si tenne a Berlino est una manifestazione piuttosto grande alla quale presero parte coralmente le persone più diverse — per esempio il famigerato ex capo dell’intelligence della Ddr, Misha Wolf, insieme ad alcune persone che lui sorvegliava e ogni tanto metteva in carcere: intellettuali dissidenti, scrittori, ecc. — tutti uniti dall’idea di una riforma in senso liberale del sistema socialista. C’era quindi l’idea di una trasformazione del sistema, mantenendone inalterati alcuni aspetti. Tuttavia, va detto che l’unificazione tedesca non è stata effetto di un movimento delle due Germanie. Ci sono stati altri fattori decisivi. In primo luogo, la crisi del regime della Ddr e la volontà sovietica di sbarazzarsene, quasi fosse più un peso che una risorsa. Senza Gorbaciov non si faceva nessuna riunificazione. Gorbaciov immaginava che, liberandosi delle colonie europee, l’Unione sovietica si sarebbe salvata e rafforzata; insomma, avrebbe gestito una crisi che appariva inevitabile. Ovviamente, questa intuizione era sbagliata. In secondo luogo, la Germania occidentale non aveva assolutamente idea di quello che sarebbe successo il 9 novembre. La caduta del Muro e la riunificazione non sono partite da una volontà di Kohl.

Quale fu il ruolo degli Stati Uniti?

La riunificazione avvenne sotto Bush, che aveva una psicologia, una cultura, e una visione del mondo completamente diversa rispetto a quella di Reagan. Bush era un realista. Pensava che l’America avrebbe avuto un vantaggio non tanto dal crollo dell’Unione sovietica, quanto dal suo indebolimento. Credeva che fosse conveniente avere un’Unione sovietica debole ma integra piuttosto che una frammentazione dello spazio imperiale, con il problema inoltre di gestire un arsenale atomico smisurato. Gli americani inizialmente non erano favorevoli all’unificazione. Successivamente sono stati veloci a metterci il loro marchio. 

Possiamo considerare oggi, in un’epoca segnata dalle divisioni e dagli antagonismi, la riunificazione tedesca un modello per fare politica?

Non credo molto ai modelli. Qual è stato il contributo dei tedeschi occidentali all’unificazione? Zero. Solo dopo che il dado era tratto iniziarono gli aiuti economici. I tedeschi dell’Occidente non avevano come primo pensiero quello di condividere la loro ricchezza con gli orientali.

di Luca M. Possati