· Città del Vaticano ·

Libri silenziosi che fanno rumore

La biblioteca di Lampedusa

Punti di resistenza

03 ottobre 2020

Il progetto «Books on board» promosso dalla Biblioteca Ibby di Lampedusa


«Andavo in biblioteca. Sfogliavo le riviste, guardavo le figure. Un giorno mi avvicinai agli scaffali dei libri e ne tirai fuori uno (…). Mi sedetti a un lungo tavolo di mogano e cominciai a leggere. All’improvviso il mio mondo si capovolse. Il cielo precipitò. Il libro mi inchiodava. Mi vennero le lacrime agli occhi. Il cuore mi batteva forte (…). Leggevo e leggevo, ed ero (…) innamorato di un libro, di molti libri». In Sogni di Bunker Hill (1982), Arturo Bandini, alter ego di John Fante nonché protagonista dei suoi romanzi, scopre l’atto della lettura. E con lui anche noi, che, indaffarati e distratti, rivalutiamo il piacere di sfogliare un libro, insieme alla sua forza immaginifica, creativa, civile, comunicativa e resiliente. Qualcun altro dice pure che i libri permettano ai vivi di dialogare con i morti, ed è vero. Rappresentano, nondimeno, lo strumento affinché gli stessi vivi parlino tra loro, si avvicinino, si comprendano, si confrontino.

Questa idea del libro e della bellezza della lettura come potente mezzo di incontro, di mediazione, di inclusione culturale e sociale e, soprattutto, di accoglienza è alla base di Books on Board, il progetto — presentato il primo ottobre a Palermo e promosso dalla Biblioteca Ibby di Lampedusa in collaborazione con Ibby Italia e l’azienda speciale Palaexpo di Roma — che si basa sulla consegna (avvenuta per l’appunto lo scorso giovedì) di tre valigie rosse, ricolme di libri, agli equipaggi delle navi Sea Watch, Mediterranea e Open Arms.

In mezzo al mare, tra forti raffiche di vento e incerti orizzonti che si aprono, arrivano, dunque, testi e volumi particolari: sono pronti a salvare chi migra da un luogo a un altro.

A far luce su dettagli e peculiarità di Books on Board è la sua referente, la libraia romana Deborah Soria. «Le valigie destinate alle tre ong sono studiate appositamente per stare sulle navi. Sono facilmente trasportabili, sono impermeabili e, al loro interno — spiega — vi è tutto l’occorrente per realizzare, in totale sicurezza, un vero e proprio punto lettura sull’imbarcazione: ogni bagaglio contiene, infatti, ventidue libri, un tappeto, carta da disegno, colori, cartelli per segnalare la presenza della biblioteca di bordo e le istruzioni per il relativo utilizzo». Ciò che va principalmente sottolineato è, inoltre, il tipo di libri che, come un tesoro, queste valigie custodiscono. Sono i libri senza parole, i cosiddetti silent books, pensati per abbattere qualsiasi barriera linguistica e dal grande potenziale. Libri specialissimi. «I libri senza parole non hanno una specifica fascia d’età a cui rivolgersi — continua Soria —, sono libri illustrati che raccontano una storia e chi li legge, tramite il proprio vocabolario e le proprie attitudini, può trovarvi una personale narrazione, delle storie, insomma, che, a seconda del lettore, possono essere differenti. Sono adatti a chiunque voglia trascorrere un po’ di tempo fuori da una data situazione, rappresentano un momento d’evasione, la possibilità di far passare giorni e settimane dimenticando quei pensieri che, in certe condizioni, possono essere predominanti. Motivo per cui — dice — non abbiamo scelto quei testi che parlano di migrazioni o tematiche analoghe. I libri all’interno delle valigie riguardano, al contrario, storie d’osservazione, ci sono immagini della natura e la qualità per la quale sono stati selezionati è lo svago, la possibilità di sognare e riflettere. Ad esempio, tra i libri senza parole inseriti c’è Et pourquoi pas toi? (Éditions Notari 2011) della portoghese Madalena Matoso che parla di uguaglianza tra uomini e donne e dimostra che tutti possono fare tutto».

Libri silenziosi, destinati, pertanto, a fare rumore. E ad accogliere, con umanità e dignità, naufraghe e naufraghi, adulti e bambini, di qualsivoglia provenienza, attutendone paure e preoccupazioni, coinvolgendoli nelle ore d’attesa e di sospensione a cui vanno inesorabilmente incontro.

«I libri senza parole di Books on Board — afferma ancora Deborah Soria — sono stati scelti dalla Biblioteca Ibby di Lampedusa tra i numerosi titoli proposti dalle sezioni Ibby di tutto il mondo. In pratica, nell’ambito dell’originario progetto Silent Books. Destinazione Lampedusa (2012), ogni due anni, in collaborazione con Ibby International, organizzazione presente in settanta Paesi del mondo per difendere il diritto di bambini e ragazzi, soprattutto nelle aree disagiate e remote, ad accedere alla lettura, diamo vita a una selezione dei migliori libri senza parole. I titoli per cui si opta — aggiunge — vanno a costituire, rispettivamente, il fondo di studio presso lo Scaffale d’arte del Palazzo delle esposizioni di Roma, una mostra itinerante all’estero e in Italia e, ancora, il fondo della Biblioteca Ibby a Lampedusa».

Biblioteca, quest’ultima, sorta sempre in seno al citato progetto Silent Books. Destinazione Lampedusa — promosso da Ibby Italia e di cui responsabile è non a caso Deborah Soria —, con lo scopo di coinvolgere bambini, ragazzi, genitori, educatori, insegnanti, italiani e stranieri, dell’isola e di promuovere la lettura, quella che allena il pensiero critico e apre le porte della percezione, insieme ad altre, svariate, attività. «La Ibby di Lampedusa, gestita da volontarie e volontari che risiedono sull’isola — racconta Deborah —, è una biblioteca comunale, è aperta a tutti. Accoglie bambini e ragazzi, studenti, famiglie, migranti, turisti; vi si tengono presentazioni, incontri con gli autori, si realizzano i prestiti librari come in qualsiasi biblioteca e si sostiene l’educazione e la libertà, libertà di accedere alla cultura in generale. È davvero molto frequentata». Uno spazio, in altre parole, di frontiera, a sud dei mondi, che, a partire dal 2012 e nel corso del tempo, si è visto dislocare in molteplici sedi provvisorie e poi, nel 2017, si è spostato definitivamente in una struttura messa a disposizione dal Comune. Attualmente la biblioteca (le referenti sull’isola sono Paola La Rosa e Anna Sardone) conta tantissimi volumi — i soli libri catalogati sono molto più di duemila, tra cui oltre trecento albi illustrati — e, durante il lockdown causato dalla pandemia, ha attivato l’importante servizio di prestito a domicilio.

Ora, per ogni altra nave in mare pronta ad aderire a Books on Board, grazie alla biblioteca dell’isola al centro del Mediterraneo, può partire una grande valigia di libri. «Non sappiamo che evoluzione avrà il progetto che è alla sua prima fase — conclude Soria — Di certo, gli equipaggi si sono dimostrati assai disponibili ed entusiasti relativamente al prendere con loro i libri senza parole e a realizzare letture condivise degli stessi. Monitoreremo la situazione e, quando sarà possibile, organizzeremo anche dei corsi di formazione online, per chi sta sulle navi, sui silent books».

Dialogare coi vivi e coi morti, si è detto. Dialogare tra i vivi, dialogare con se stessi e, quindi, rinascere. Sulle navi di salvataggio, da adesso in poi, immergersi in pagine e immagini può essere epifanico. Segna l’inizio di un’esistenza nuova, l’avvenire di molte altre esistenze, proprio come succede ad Arturo Bandini quando prende in mano un testo, a chi legge una storia per la prima volta, a chi lo fa dopo tanto tempo. Molti libri, molte vite.

di Enrica Riera