· Città del Vaticano ·

Liberati in Mali padre Maccalli e Nicola Chiacchio

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

Dopo due anni di prigionia

09 ottobre 2020

«Siamo felicissimi.  Siamo rimasti in contatto coi confratelli nel mondo fino alle 3 del mattino per condividere la meravigliosa notizia». Così si esprime oggi padre Ceferino Miguel Cainelli, confratello di padre Pierluigi Maccalli, missionario della Società Missioni Africane liberato in Mali dopo due anni di prigionia, insieme a Nicola Chiacchio. «Accogliamo con gioia la notizia della liberazione. Ringraziamo il Signore ed esprimiamo gratitudine a coloro che hanno lavorato per la liberazione, mentre continuiamo a pregare per quanti risultano scomparsi» si legge in un comunicato della Conferenza episcopale italiana (Cei) subito dopo la conferma della notizia.

Padre Maccalli, 59 anni, della diocesi di Crema, fu rapito il 17 settembre del 2018 in Niger, in una missione a circa 150 km dalla capitale Niamey. In aprile il quotidiano «Avvenire» aveva pubblicato un breve video in cui appariva il sacerdote lombardo prigioniero, vestito in abiti tradizionali della regione, insieme a Chiacchio, del quale si erano si erano perse le tracce da anni, forse rapito durante una vacanza, tra Niger e Mali. I due, nelle immagini, avevano solo dichiarato la propria identità.

La Farnesina ha sottolineato che «la liberazione è stata resa possibile grazie al prezioso lavoro del personale dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza interna, ndr) e di tutti i competenti apparati dello Stato, unitamente all’importante collaborazione delle autorità maliane». Il buon esito dell’operazione «oltre a mettere in luce la professionalità, le capacità operative e di relazione dell’intelligence, ha evidenziato anche l’eccellente opera investigativa dell’Autorità giudiziaria italiana e il prezioso lavoro svolto dalle donne e degli uomini del ministero degli Affari Esteri e dell’intera Unità di crisi della Farnesina». Fonti della sicurezza maliana, nei giorni scorsi, avevano fatto sapere che la liberazione degli ostaggi occidentali poteva essere imminente, dopo la scarcerazione di un centinaio di jihadisti da parte dell’esecutivo ad interim di Bamako. «È stata un’operazione delicata ma alla fine è andato tutto bene», ha raccontato una fonte dei negoziatori.