· Città del Vaticano ·

A condizione che gli Stati Uniti ritirino le truppe dal Paese

Le milizie filoiraniane propongono una tregua in Iraq

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
13 ottobre 2020

Riuniti sotto il nome di Commissione per la coordinazione della resistenza irachena, numerosi gruppi armati operanti in Iraq hanno presentato al Governo di Bagdad una proposta di cessate il fuoco su condizioni.

L’annuncio è arrivato lo scorso 11 ottobre da Mohammed Mohi, portavoce della potente milizia filo-iraniana Kataib Hezbollah. Mohi ha dichiarato di parlare a nome «di tutte le fazioni della resistenza, incluse quelle che hanno come bersaglio le forze americane». Nello specifico, il portavoce dei miliziani ha chiesto l’implementazione della risoluzione votata dal parlamento nazionale nello scorso gennaio che chiedeva il ritiro di tutte le truppe straniere presenti nel Paese. Questa decisione era arrivata in seguito all’operazione militare americana all’aeroporto di Baghdad nella quale rimasero uccisi il generale iraniano Qasem Soleimani e il leader fondatore di Kataib Hezbollah, Abu Mahdi al-Muhandis.

Mohi ha precisato che la proposta delle milizie non deve essere considerata un ultimatum e che al Parlamento iracheno non vengono imposte scadenze da rispettare per l’applicazione della risoluzione. Allo stesso tempo, egli ha però comunicato che, nel caso in cui gli americani decidessero di non rispettare le disposizioni parlamentari nazionali, le milizie reagirebbero violentemente, utilizzando «tutti gli armamenti a loro disposizione». Kataib Hezbollah è un gruppo armato fondato nel 2003 e guidato da Abdul Aziz al-Muhammadawi, subentrato dopo l’uccisione di al-Muhandis. Considerato dagli Stati Uniti come un’organizzazione terroristica, è ritenuto responsabile di numerosi attacchi missilistici ai danni delle forze militari americane. Successivamente, un funzionario della sicurezza delle milizie, ha affermato, sul proprio account Twitter, che i suoi seguaci avrebbero minato l’accordo e sarebbero ritornati ad attaccare nel caso in cui le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) e gli altri gruppi ad esse affiliati fossero presi di mira da qualsiasi altro gruppo o fazione, comprese le forze irachene stesse.

Gli Stati Uniti non hanno ancora rilasciato dei commenti in merito. Al momento, l’Iraq ospita circa 5.000 soldati statunitensi, rimasti sul territorio in seguito all’intervento contro il sedicente stato islamico (Is) del 2014. Era però già in corso fin da settembre un piano finalizzato a ridurre il numero a 3.000 unità. Il generale McKenzie si era dichiarato fiducioso nelle capacità delle forze armate irachene.

di Giovanni Benedetti