· Città del Vaticano ·

Lasciarsi conquistare dalla gioia del Regno

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Il Vangelo della XXVIII domenica del tempo ordinario (Matteo 22, 1-14)

06 ottobre 2020

Gesù è stato rimproverato di essere un festaiolo un po’ fannullone, che frequentava pure brutta gente: «Ecco un mangione e beone, amico dei pubblicani e dei peccatori» ( Lc 7, 34).

Gli domandarono anche, perché i suoi discepoli non digiunavano come quelli di Giovanni o i farisei, e Gesù replicò anche Lui con una domanda: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro?» ( Mc 2, 19).

Nella Bibbia tantissime volte si parla di festa. La vita cristiana è una grande festa nunziale che anticipa la gioia perenne del Regno; una festa, dove Dio stesso prepara un grande banchetto per tutti i popoli con cibi prelibati e vini di grande qualità ( Isaia 25, 6-8). La fede che cammina verso l’incontro definitivo con il Risorto deve lasciarsi conquistare dalla gioia traboccante del regno di Dio.

Purtroppo a volte nella nostra storia cristiana, hanno prevalso il moralismo, la consuetudine e il dovere e così la sala delle nozze si è trasformata in uno spazio triste e severo dove obbedire a un dio cattivo.

Festeggiare non è perdere tempo, ma al contrario vivere giorni veramente preziosi, dove non tutto si deve sempre meritare o comprare ma solo contemplare.

Giorni di festa dove la dignità di ogni invitato non si misura sul valore culturale o peggio ancora economico, ma si accoglie semplicemente come un dono.

Giorni di speranza e fiducia, perché chi sa fare festa, ha un futuro, una prospettiva, alza lo sguardo e vede più lontano e più in profondità.

La vita anche se spesso non è facile, sempre può essere felice, perché nessuno è escluso, tutti siamo invitati alla festa di nozze e il Signore può riempire di gioia anche la sala del nostro cuore quando rimane desolatamente vuota. La Chiesa è una sala piena di amici dello sposo che sanno fare festa e portare i pesi gli uni degli altri, quando necessario.

Non c’è nessuno che, venuto al banchetto, sia costretto a tornarsene a digiuno. Anzi, ci sono dei pani che sono riservati a chi è rimasto fuori dalla sala. Pensiamo, e preghiamo, per tutti i cristiani che vivono in situazione di persecuzione, e non possono celebrare l’eucaristia; preghiamo per chi non può accostarsi ai sacramenti e attende la misericordia del Signore e della Chiesa, non la durezza della legge; preghiamo per le Chiese in terra di missione, dove il sacerdote arriva una volta al mese; preghiamo per tutti quelli che non hanno mai ricevuto l’invito alla festa, e anche per coloro che si sono allontanati dalla sala, per colpa nostra e delle nostre contraddizioni.  Preghiamo perché alla festa di Gesù ci sia veramente un posto per tutti, e nessuno venga escluso.

Ci è richiesta una sola condizione, l’abito adatto alle nozze. L’abito non dobbiamo nemmeno compralo ma ce lo regala Gesù stesso: «Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità» ( Col 3, 12).

di Francesco Pesce