· Città del Vaticano ·

Testimoni - La predicazione e le opere di carità di un piccolo gigante della fede

La Roma di san Gaspare

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21 ottobre 2020

Roma, anno del Signore 1786. In una modesta abitazione nei pressi dell’Esquilino, nel giorno in cui la Chiesa fa memoria dell’Epifania di Gesù,  Annunziata Quariteroni dà alla luce il suo figlio secondogenito, battezzato il giorno seguente nella chiesa di San Martino ai Monti  con i nomi dei tre Magi (Gaspare, Melchiorre, Baldassarre). Stiamo parlando di San Gaspare del Bufalo, fondatore della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue.

Egli nacque in un momento di forti tensioni e cambiamenti, che di lì a non molto avrebbero sconvolto anche la città di Roma. Solo tre anni dopo, infatti, con l’evento della presa della Bastiglia avrebbe avuto inizio la rivoluzione francese cui avrebbe fatto seguito l’ascesa di Napoleone Bonaparte. 
Pochi anni dopo la nascita di Gaspare, la famiglia del Bufalo si trasferì presso palazzo Altieri dove il padre lavorerà come cuoco. La Roma in cui San Gaspare si apprestava a vivere ed agire era una città dalle forti contraddizioni, in cui ai fasti dei palazzi nobiliari e alle grandiose chiese e basiliche facevano da contraltare le casupole e i rioni in cui la vita si svolgeva in maniera pressoché analoga a quella dei piccoli borghi di campagna. Una vita apparentemente semplice, in cui ognuno cercava di guadagnarsi da vivere come poteva. Sullo sfondo, a completare questa “scena bucolica”, rovine maestose e cadenti  erano lì a perenne testimonianza di quella Roma che fu capitale di un impero sconfinato. Tali “rovine” nel xviii  secolo e anche oltre incanteranno i viaggiatori del  cosiddetto “Grand Tour”, studiosi ed eruditi che si recavano in Italia proprio per ammirare le grandi opere della classicità; tra i più noti, J. W. Goethe.

Ed è proprio tra queste rovine che possiamo trovare il Del Bufalo, che ad appena quattordici anni aveva già ricevuto la prima tonsura desideroso, quindi,  di diventare sacerdote, predicare ai  cosiddetti “barrozzari”, carrettieri e contadini provenienti dall’agro romano per concludere affari nell’Urbe, ai quali si univano ogni genere di forestieri e abitanti della città. Il luogo deputato a ciò era il foro, chiamato all’epoca “campo vaccino”, perché tale posto era divenuto luogo di pascolo di animali nonché di mercato. Un luogo che di certo non spiccava per la raffinatezza e le buone maniere dei suoi frequentatori.

Tuttavia il Del Bufalo, consapevole del fatto che «non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati» (Mt  9, 9-12) con un coraggio non indifferente si apprestava ad annunziare la buona novella a questa povera gente, spesso ricevendo anche insulti e minacce, senza mai scoraggiarsi. Oltre a questo, molteplici furono le opere assistenziali in Roma alle quali San Gaspare prese attivamente parte. Tra queste, l’Opera di Santa Galla, il benemerito ospizio romano dedito alle più svariate opere di assistenza caritative, cui egli divenne per un certo periodo il direttore. Prima di lui, un altro gigante della carità era stato chiamato a tale mansione, ossia San Giovanni Battista De Rossi. Frequenti, inoltre, erano le visite ai malati dei svariati ospedali, come quello della Consolazione ai piedi del Campidoglio o quello della Trinità dei Pellegrini. Nella Roma di San Gaspare, infatti,  accanto a tanta miseria materiale e spirituale, non mancavano di certo le opere caritative e assistenziali.

In tale quadro, tuttavia, un’evento contribuì ad agitare le acque fin troppo tranquille della capitale della cristianità: alla fine del ‘700 Napoleone iniziò le sue “campagne d’Italia” con la proclamazione delle varie repubbliche “sorelle”. Anche Roma e lo Stato Pontificio vennero invase dalle truppe napoleoniche e ciò portò, nel 1809, all’esilio da parte del Servo di Dio, l’allora Papa Pio vii . Anche il Del Bufalo, rifiutatosi di giurare fedeltà all’imperatore, dovette subire il carcere e l’esilio.
Nel celebre film Il Marchese del Grillo , con protagonista Alberto Sordi, è mirabilmente rappresentato, seppur in chiave comica, il periodo dell’invasione napoleonica di Roma. Fantomatica la scena del teatro in cui, per la prima volta, al posto dei “castrati” compaiono sulla scena le donne vere.

Tale periodo, tragicomico nel suo insieme, si concluderà con il ritorno di Pio vii  e la consapevolezza, per San Gaspare, di voler creare una compagnia di Missionari dediti a restaurare e a risvegliare la fede attraverso la predicazione e la devozione al Sangue di Gesù. Di qui avranno inizio allora le grandi prediche, le svariate missioni popolari (già care al popolo romano grazie alla precedente opera dei Passionisti, Redentoristi, etc) con le quali, attraverso modalità “fantasiose” e creative, il Del Bufalo cercherà di toccare i cuori induriti per intenerirli al Sangue di Gesù, sorgente e fonte di misericordia.

di Andrea Fratini