· Città del Vaticano ·

Memoria liturgica di San Giovanni Paolo II e anniversario dell'inizio del suo Pontificato

La profetica intuizione di Assisi

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22 ottobre 2020

A quarantadue anni dall’elezione a vescovo di Roma di Karol Wojtyła è difficile definire un lunghissimo e sorprendente pontificato. Qual è stata la grandezza di Giovanni Paolo ii ? Tanti sono gli aspetti di questo lungo pontificato che ha stupito la Chiesa e il mondo. Certamente la sua eredità è quella della fede, ma anche quella di una recezione creativa del Vaticano ii . Karol Woj-tyła è stato un protagonista del Novecento, la cui vicenda dolorosa ha attraversato e contribuito a cambiare con la transizione pacifica del 1989 in Europa dell’Est. Ma è stato anzitutto «un uomo di Dio», come ha affermato Papa Francesco: «Bastava guardarlo pregare per accorgersi come riusciva a immergersi completamente nel mistero di Dio».

Per Roma è stato un vescovo attento alle pieghe più diverse della città, visitando una a una le parrocchie e dando fiducia a quelle realtà ecclesiali fino ad allora rimaste nell’ombra. Nei romani, che lo hanno amato, resta impresso quel romanesco “dàmose da fa’! ”, di cui nell’Urbe si dovrebbe ancor oggi far tesoro.

Dell’Italia, per 27 anni, è stato “primate”, che per lui aveva un significato speciale. Nel suo disegno di “nuova evangelizzazione” un posto speciale è riservato a Roma, sua diocesi, e all’Italia, che per Wojtyła rappresenta un patrimonio storico, culturale e religioso unico tra le nazioni. C’è in Giovanni Paolo ii  una fiducia nell’Italia che configura quasi un patriottismo sui generis.  Roma e l’Italia sono, nel pensiero di questo Papa, l’antemurale del cristianesimo in Europa e, da qui, nel mondo. Nel 1994 ha promosso una speciale preghiera per l’Italia, in un momento difficile per il Paese, anche per le spinte secessionistiche. In Italia Woj-tyła ha lasciato il segno, divenendo “il Papa” per più di una generazione. Basterebbe citare l’affetto degli italiani nei momenti difficili del pontificato, come l’attentato del 1981, e in quelli gioiosi, come il Giubileo del 2000. Per l’Italia aveva un disegno complesso, in cui la pastorale ordinaria delle parrocchie si integrava col lavoro dei movimenti ecclesiali, e la spinta all’evangelizzazione si accompagnava alla riscoperta della pietà popolare. Il cristianesimo di popolo di Giovanni Paolo «non è solo una religione popolare, ma un vissuto cristiano complesso e multiforme: un insieme di segmenti di esperienza religiosa, anche differenti tra loro», ha scritto Andrea Riccardi. Una visione non diversa da quella di Papa Francesco, per cui il modello non è la sfera, ma «il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità».

Per il mondo, ancora diviso dalla guerra fredda, Giovanni Paolo ii  ebbe la profetica intuizione della preghiera per la pace delle religioni ad Assisi nel 1986. Tra lo “spirito di Assisi” di Wojtyła e l’enciclica Fratelli tutti  di Bergoglio — che martedì 20 ottobre, su invito della Comunità di Sant’Egidio, è salito al Campidoglio a pregare per la pace con il patriarca Bartolomeo e altri rappresentanti delle religioni mondiali —  vediamo uno dei segni della continuità del pontificato romano nel tempo della globalizzazione.

di Massimiliano Signifredi