· Città del Vaticano ·

Durante la preghiera dei cristiani nella Basilia di Santa Maria in Aracoeli

La meditazione del pastore Bedford-Strohm

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21 ottobre 2020

S.E. Heinrich Bedford-Strohm,
presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (EKD)


Isaia 58,6-12

Così dice il Signore: "Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto.

Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!».

Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all'affamato, se sazierai l'afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono.

La tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni. Ti chiameranno riparatore di brecce, e restauratore di strade perché siano popolate”.


Care sorelle e cari fratelli in Cristo,

“La tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni” – che consolazione ascoltare oggi, in un mondo ferito, queste parole del profeta Isaia. In un mondo ferito dalla pandemia. In un mondo che desidera la guarigione.

Le nostre anime sono confuse. Tutti i segni fisici di connessione – le mani che si cercano, parlarsi da vicino viso a viso, senza mascherina!, stringersi, abbracciarsi – tutti questi segnali fisici che sono sempre stati espressioni di amore, sono ora diventati il nemico dell’amore, un pericolo per l’altro, una fonte potenziale di sofferenza. Come possono le nostre anime comprendere questo capovolgimento delle forme fondamentali della spontanea interazione umana?

“La tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni’. Abbiamo bisogno disperatamente di questa promessa che ci rafforza nello sfinimento che proviamo. Non temete! Dice Dio, non vi lascerò da soli. Sarò sempre con voi. E voi sperimenterete la guarigione. “Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto”.

Come possiamo noi, come Chiese, essere messaggeri e agenti della guarigione di Dio? Come possiamo essere segni di pace, di fratellanza e di sorellanza? Come possiamo essere Tutti Fratelli?

Attraverso il trinomio composto da Pregare, esercitare la giustizia e diventare una cosa sola!

Attraverso la preghiera: come persone con percorsi confessionali e religiosi diversi, noi parliamo con Dio. Portiamo davanti a Dio i nostri dolori, i nostri fallimenti, le nostre domande senza risposta, la nostra speranza. E ascoltiamo Dio. Ascoltiamo Dio per acquisire chiarezza, direzione e orientamento per andare avanti.

Nell’esercitare la giustizia. Non c’è preghiera, non c’è digiuno, dice il profeta Isaia, senza esercitare la giustizia. Come dice Gesu’: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli e sorelle più piccoli, l’avete fatto a me’.

E se fosse davvero Cristo che sta aspettando aiuto, una vita dignitosa tra le tende sommerse dall’alluvione nei campi profughi delle isole greche? E se fosse davvero Cristo che rischia di affogare nel mare Mediterraneo perché l’Europa non salva, e addirittura impedisce alle barche dei civili di aiutare? E se fosse davvero Cristo che incontriamo nel bambino in Mozambico che non ha abbastanza cibo per vivere?

Farsi queste domande, farsi commuovere dai bisogni degli altri non è un catalizzatore di una cattiva coscienza. E’ il contrario. E’ ciò che apre la porta ad una vita piena. È il sentiero verso la pace e la fraternità. È la fonte della guarigione, perché “Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto”.

La Comunità di Sant’Egidio è l’esempio migliore. Una comunità di persone impegnate che non irradiano senso di rinuncia e di scarsa disponibilità, ma di gioia e di pienezza di vita. Poiché sentono in profondità che vivere con gli altri piuttosto che contro gli altri è una vita molto migliore. Perché sanno nelle loro anime che in questa fratellanza e sorellanza umana è presente Cristo stesso.

Pregare ed esercitare la giustizia – questi sono i primi due passi nel trinomio per diventare sale della terra e luce del mondo. Il terzo è diventare una cosa sola come chiesa.

“E’ forse diviso il Cristo?” chiede Paolo nella prima Lettera ai Corinti cap.1 davanti alle diverse divisioni nella chiesa. E conosciamo tutti la risposta. Cristo è uno! Come potremmo essere soddisfatti delle nostre divisioni interne? La passione per l’unità della chiesa non è un sentimento di un gruppo nella chiesa che nutre un interesse speciale per questo. È parte del DNA stesso di ciascuna chiesa. E io aggiungo, in modo molto personale: sperimentare questa unità alla tavola del Signore durante la mia vita è il mio sogno personale.

Pace e giustizia si abbracceranno. E nessuna pandemia lo impedirà. Si, brillerà tra le tenebre la nostra luce e la nostra tenebra sarà come il meriggio….e noi saremo come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono.

Noi guariremo. AMEN