· Città del Vaticano ·

La Madre e la casa comune

Bartolomeo Caporali, «Madonna della Misericordia» (1482)

Lettura mariana

13 ottobre 2020

Leggere l’enciclica Fratelli tutti  alla luce di Maria. Potrebbe sintetizzarsi così, in queste poche parole, l’incontro  — promosso dalla Pontificia accademia mariana internazionale (Pami),  dalla Commissione internazionale mariana musulmano cristiana, dal Dipartimento internazionale di Mariologia interdisciplinare e dal Centro islamico culturale d’Italia — che si è svolto lo scorso 10 ottobre in piattaforma web. La «lettura mariana interreligiosa» dell’enciclica è stato il tema dell’incontro che ha visto impegnati, oltre al presidente della Pami,  Stefano Cecchin, dei frati minori, il segretario generale della Grande Moschea di Roma, Abdellah Redouane; don Giovanni Emilio Palaia, professore alla Libera Università Maria Ss. Assunta (Lumsa) e alla stessa Pami; padre Gian Matteo Roggio, della Pontificia facoltà teologica Marianum di Roma e l’imam Nader Akkad, della Commissione internazionale mariana musulmano cristiana.

L’incontro ha evidenziato come sia importante — nel nostro travagliato oggi — ripensare la società, il mondo civile ed economico, con la consapevolezza di essere tutti «sulla stessa barca» (per citare le parole del Pontefice in piazza San Pietro, del 27 marzo scorso). È necessario essere — appunto — “fratelli tutti”: la visione di fratellanza fra popoli, culture, religioni rimane l’unica via per poter superare il delicato momento storico che stiamo vivendo. Il covid-19 sta portando la Chiesa, e le diverse istituzioni pontificie, a riflettere su sé stessa e sull’operato che dovrà intraprendere nei mesi, negli anni seguenti. E la Pami, da tempo impegnata nel campo del dialogo interreligioso e interculturale, ha voluto fissare — con questo incontro — alcune prospettive su cui lavorare, partendo proprio dall’enciclica ultima di Papa Francesco: il mondo deve cambiare, e per fare ciò deve entrare nell’idea di convivenza fra popoli per poter costruire una “casa comune”. Questo termine è assai caro sia a Papa Francesco, sia a padre Cecchin,  a cui abbiamo posto alcune domande, a margine dell’incontro.

Partiamo dalle parole dell’enciclica. «Dall’intimo di ogni cuore, l’amore crea legami e allarga l’esistenza quando fa uscire la persona da sé stessa verso l’altro. Siamo fatti per l’amore e c’è in ognuno di noi “una specie di legge di “estasi”: uscire da se stessi per trovare negli altri un accrescimento di essere» (capitolo 3, paragrafo 88). L’uscita da sé stessi, dunque: un percorso, per ognuno, non certo semplice. Maria, forse, non è proprio la figura che meglio incarna questa uscita da sè?

«Già Giovanni Paolo II  nella sua Mulieris dignitatem  aveva sottolineato questo concetto: la donna è grembo. E dona tutta sé stessa. Noi abbiamo ricevuto dalla mamma, infatti, la vita. Maria è l’esempio più bello, più grande di questo miracolo. Non a caso, la donna nella Bibbia è sinonimo di “casa”: è lei ad accogliere. Per esempio, noi — come Accademia pontificia — stiamo lavorando, da diverso tempo, con i musulmani su questo tema: la donna-madre, Maria, che facilmente e per tutti non può che essere associata all’idea di casa, di “casa comune”. La madre vive per l’altro, vive per i propri figli. Maria è una donna che si dona, che esce fuori da sé: è, infatti, disponibile a fare la volontà di Dio per il bene di tutti, per  la Creazione. Per questo motivo, Maria è sinonimo di solidarietà, fratellanza. Concetti che si  incarnano nell’apertura verso l’altro. E quando dico altro, intendo tutti, di ogni fede. Il Pontefice sta tracciando questa via da percorrere, tutti insieme, e la Pontificia accademia si sta incamminando con lui in questo bellissimo sentiero».

«Per molti cristiani, questo cammino di fraternità ha anche una Madre, di nome Maria. Ella ha ricevuto sotto la Croce questa maternità universale (cfr Gv 19,26) e la sua attenzione è rivolta non solo a Gesù ma anche al «resto della sua discendenza» (Ap 12,17). Con la potenza del Risorto, vuole partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre società, dove risplendano la giustizia e la pace». Attingo sempre dall’enciclica. Come interpreta questo passaggio?

«La Pontificia accademia mariana internazionale si trova proprio in questa direzione. Papa Francesco, ha giustamente sottolineato questo senso materno che ognuno di noi può ritrovare in Maria. In quel momento della Croce, è lo stesso Gesù che affida alla Vergine una maternità ancora più vasta, quella universale, appunto. E — come è sottolineato in questo passo  dell’enciclica — il Pontefice ci aiuta a riflettere su ciò. L’Accademia sta accogliendo con piacere tutto questo e sta cercando di attuare il programma sotto diversi aspetti».

Abdellah Redouane, da parte sua, ha voluto sottolineare come questa enciclica, assieme alla Laudato si’  e al Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune , firmato dal Pontefice con il Grande Imam di Al-Azhar  il 4 febbraio 2019, rappresenti un trittico perfetto della linea del pontificato di Bergoglio: la forza del suo messaggio è da trovarsi, infatti, nell’essere rivolto a tutti, senza esclusione di fede. Don Palaia,  impegnato nel Patto globale educativo, ha posto l’accento sull’impegno del Santo Padre sul tema della fratellanza, motore di ogni sua azione nel magistero della Chiesa. Padre  Roggio, anima teologica della Pami e del Marianum, ha offerto una brillante e originale visione mariana dell’enciclica: «La figura di Maria viene citata — in maniera evidente — in due parti del documento pontificio: al capitolo ottavo, paragrafo 270 e in quello poco dopo successivo, il 276. Ma possiamo benissimo affermare che è possibile trovarla, quasi nascosta, tra le pieghe dell’intera enciclica. Quando nell’enciclica si ribadisce il “no” alla manipolazione, ad esempio. Tra l’altro, la triste realtà della manipolazione, è al centro dei pensieri del Santo Padre. Ora, quando Luca ci narra che Giuseppe e Maria vanno al Tempio per la presentazione di Gesù, troviamo in Maria una donna che riesce a dire no alla manipolazione: dobbiamo ricordare che sono tanti quelli che pensano di sapere chi sia il Messia. E il Messia, appunto, poteva essere una figura possibile da manipolare. Per sottrarsi da questa manipolazione, Maria cosa fa? Va alle fonti della fede di Israele, dicendo — appunto — no alla manipolazione».

Ha chiuso l’incontro l’imam Nader Akkad,  che ha sottolineato come già nell’idioma islamico non ci sia differenza fra il sostantivo “fratello” e quello di “sorella”: nessuna differenza di genere, poiché tutti appartenenti a uno stesso popolo, a una sola grande, sterminata fratellanza. In fondo, è la Sura xlix  a dirci: «O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda».

di Antonio Tarallo