· Città del Vaticano ·

III giornata delle catacombe

L’ultima meta

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09 ottobre 2020

Le prime due edizioni delle Giornata delle Catacombe, promosse dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, hanno riscosso un significativo e quasi inaspettato successo, con migliaia di visitatori in fila dinanzi ai diversi siti aperti per l’occasione, e partecipi delle iniziative che arricchivano il programma delle visite: concerti, laboratori didattici, celebrazioni. Quest’anno la situazione critica imposta dalla pandemia, con i divieti di assembramento, non ci ha consentito di realizzare, secondo le consuete modalità, la terza edizione della Giornata. Abbiamo, così, pensato di realizzarla ugualmente ma in versione virtuale, avvalendoci delle nuove tecnologie comunicative.
Collocata all’inizio dell’anno di riflessione sull’Enciclica Laudato si’ , proposto da Papa Francesco a cinque anni dalla pubblicazione del primo documento del Magistero sulla problematica ambientale, la Giornata, col suggestivo titolo Che paradiso! , vuole evocare la visione della natura così come la si ritrova nelle catacombe cristiane, negli affreschi e nei rilievi marmorei. Le scene bucoliche, le rappresentazioni di fiori, piante e animali, sia isolate sia inserite in rappresentazioni bibliche o simboliche, ci rimandano al giardino delle origini, all’Eden e, contemporaneamente, al Paradiso, al regno dei Beati, in cui la bellezza originaria del creato viene ri-creata e proposta come mèta finale del cammino della vita sostenuta dalla fede nel Risorto.
Dinanzi alle tante variopinte immagini del creato, dell’ambiente naturale, talvolta essenziali e appena tratteggiate, altre volte lussureggianti e ricche di particolari curiosi, pur collocate in un contesto dominato dall’oscurità e dai segni della morte, viene spontaneo esclamare: «Che paradiso!», pensando sia alla bellezza naturale quanto mai suggestiva e attraente, sia, appunto, all’approdo ultimo dell’esistenza umana, sperato e desiderato non solo dai credenti ma da tutta l’umanità.
Le prime generazioni cristiane di Roma, rifacendosi soprattutto ai testi biblici, hanno immaginato il destino ultimo dell’umanità in un contesto paradisiaco, in cui regna la piena armonia col creato, con tutte le creature, chiamate anch’esse a partecipare della vita nuova annunciata e promessa da Cristo e inaugurata con la sua Risurrezione.
Osservare, contemplare quelle suggestive rappresentazioni non significa soltanto immaginare, sognare una mèta bella e armoniosa, serena e gioiosa, ma anche desiderarla e costruirla nel presente, imparando ad aver cura della «casa comune», della terra su cui viviamo e di tutte le creature che la abitano insieme all’umanità.
Le immagini paradisiache delle catacombe ci chiedono, allora, di custodire gelosamente e di aver cura, con passione, del «paradiso» terreno in cui abitiamo e viviamo, affidatoci dal Creatore. Un paradiso che si mostra a noi attraverso le inedite e splendide immagini della catacomba romana di via Anapo, sulla Salaria, normalmente chiusa al pubblico, e poi riproposto anche nelle particolarissime e belle immagini satellitari rilette artisticamente da Max Serradifalco, presenti nel sito web che raccoglie tutte le manifestazioni della Terza Giornata delle Catacombe.
Speriamo, così, sia di contribuire alla riflessione richiestaci da Papa Francesco sul destino della casa comune sia di far riemergere uno dei cardini della esperienza di fede cristiana, la speranza, che ci spinge a vivere con piena consapevolezza il pellegrinaggio verso l’ultima mèta, il paradiso, in cui Dio e l’umanità vivranno insieme, gioiosamente, la festa della vita, della bellezza, dell’Amore che non muore mai. 

di Pasquale Iacobone