· Città del Vaticano ·

Il Pontefice propone un fondo per sradicare la fame utilizzando i soldi degli armamenti

Il sogno di Isaia

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22 ottobre 2020

C’è la profezia, c’è il sogno di Isaia nella proposta che Papa Francesco ha lanciato per sradicare «la vergogna della fame»: un «fondo globale» utilizzando i soldi destinati alle armi. E sì, ritorna sempre quel passo del Libro di Isaia (2, 4) che sogna, appunto, la trasformazione di spade e lance in aratri e falci.

E, in un colpo solo, niente più guerre e niente più fame.

Nel videomessaggio alla Fao, lo scorso 16 ottobre, per ricordarne i 75 anni di istituzione dell’organismo Onu, il Pontefice ha chiesto di prendere «una decisione coraggiosa», e cioè «costituire con il denaro che viene utilizzato per le armi e altre spese militari “un fondo globale” per poter sconfiggere definitivamente la fame e aiutare lo sviluppo dei Paesi più poveri. In questo modo si eviterebbero tante guerre e l’emigrazione di tanti fratelli e delle loro famiglie che sono costretti a lasciare le loro case e i loro paesi in cerca di di una vita più dignitosa».

Del resto, ha fatto notare il Papa, «per l’umanità la fame non è solo una tragedia, ma una vergogna». Anche perché questa situazione, ha affermato rivolgendosi al direttore generale Qu Donguy, «per la maggior parte, è causata da una distribuzione ineguale dei frutti della terra, a cui si aggiungono la mancanza di investimenti nel settore agricolo, le conseguenze del cambiamento climatico e l’aumento del conflitti in diverse aree del pianeta. D’altra parte, tonnellate di cibo vengono buttate via. In realtà, non possiamo rimanere insensibili o paralizzati. Siamo tutti responsabili».

In particolare, ha osservato, «il tema proposto quest’anno per la Giornata mondiale dell’alimentazione è significativo: “Coltivare, nutrire, preservare”, e questo “Insieme. Le nostre azioni sono il nostro futuro”». È un tema che «sottolinea la necessità di agire congiuntamente e con volontà ferma per poter generare iniziative che migliorino l’ambiente attorno a noi e promuovano la speranza».

«Nel corso di questi 75 anni — ha proseguito Francesco — la Fao ha imparato che non basta produrre cibo, ma che è anche importante garantire che i sistemi alimentari siano sostenibili e offrano diete salutari e accessibili a tutti.  Si tratta di adottare soluzioni innovative che possano trasformare il modo in cui produciamo e consumiamo gli alimenti per il benessere delle nostre comunità e del nostro pianeta».

Perciò «in questo periodo di grande difficoltà causata dalla pandemia di covid-19 —  ha rilevato il Papa — è ancora più importante sostenere le iniziative» per  «un’agricoltura sostenibile e diversificata, sostenere le piccole comunità agricole e cooperare allo sviluppo rurale dei paesi più poveri».

«Siamo consapevoli che bisogna rispondere a questa sfida — ha proseguito — in un’epoca che è piena di contraddizioni: da un lato siamo testimoni di un progresso senza precedenti nei diversi campi della scienza; dall’altro, il mondo ha di fronte molteplici crisi umanitarie». Purtroppo, ha continuato, «constatiamo che nonostante gli sforzi compiuti, il numero delle persone che lottano contro la fame e l’insicurezza alimentare sta crescendo, e l’attuale pandemia aggraverà ancora di più queste cifre». Insomma, ha concluso, «occorrono politiche e azioni concrete per sradicare la fame nel mondo» senza «discussioni dialettiche o ideologiche».

di Giampaolo Mattei