· Città del Vaticano ·

Il racconto

Il pianto di Annemijn e mamma Martine

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21 ottobre 2020

Annemijm proprio non voleva saperne di smettere di piangere: forse un po’ di fame o anche quell’applauso che ha accolto Papa Francesco al suo ingresso nell’aula Paolo vi ... Mamma Martine, olandese, 29 anni, le ha provate proprio tutte per calmarla ma... niente! E, allora, ci ha pensato Francesco in persona a rassicurarla, dopo averla vista coccolare e allattare la bambina che ha 17 mesi ed è stata battezzata a settembre: «Mentre leggevano i lettori il brano biblico, mi ha attirato l’attenzione quel bambino o bambina che piangeva. E io vedo la mamma (...) e ho pensato: “così fa Dio con noi, come quella mamma”».
E il Papa si è anche scusato, come già aveva fatto mercoledì scorso, per non potersi avvicinare — in rispetto alle indicazioni sul distanziamento — e incontrare, a tu per tu, le persone. Era proprio quello che tanto desiderava Giada, che ha sette anni e da grande vuole guidare le ambulanze «per aiutare chi sta male». Ma non per lavoro. Come volontaria.
Insomma, sette anni e ha già ha ben chiaro chi sono i “fratelli tutti”. Lo ha confidato a Francesco in una lettera.
Giada è molto più che la “mascotte” della sezione bolognese dell’associazione Andromeda, composta da 187 volontari “puri” — nessuno riceve uno stipendio — in prima linea nel pronto soccorso e nella protezione civile. «E ora nel servizio alle persone colpita dal covid-19» spiega il presidente, Enrico Paolo Raia, che stamani ha voluto fortemente partecipare all’udienza generale di Papa Francesco, nell’aula Paolo vi , con dieci rappresentanti dell’associazione «per riprendere con ancora più slancio e con la sua benedizione il nostro servizio».
«Siamo venuti con tre ambulanze — racconta Raia — e ripartiamo subito per Bologna perché, purtroppo, c’è tanto lavoro da fare in questo tempo così complicato». Una delle ambulanze, spiega, porta il nome del vice brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso in servizio a Roma nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2019. «Egli impegnava il suo tempo libero, da volontario, con l’Unitalsi e così noi, pur non conoscendolo di persona, lo abbiamo sentito “collega” e abbiamo voluto far memoria del suo stile» aggiunge il presidente dell’associazione che, martedì sera, ha incontrato la vedova del giovane carabiniere, Rosa Maria Esilio.
A Francesco i volontari di Andromeda hanno donato un quadro raffigurante la Madonna di San Luca, patrona di Bologna. «È un segno della nostra vicinanza alla fede e alla comunità cristiana: siamo qui, dal Papa, anche per incoraggiamento del nostro cardinale arcivescovo Matteo Zuppi». Andromeda, fondata 21 anni fa, è profondamente inserita nel tessuto sociale, attraverso mille iniziative concrete di solidarietà.
I rappresentanti dell’associazione Mayors for Peace — composta da 7.800 sindaci di 163 Paesi — hanno donato a Francesco la piccola ma simbolica scultura che ricorda la testimonianza di  Sadako Sasaki, colpita dalle radiazioni della bomba di Hiroshima quando aveva 2 anni e morta dodicenne dopo aver realizzato, anche con le scatole delle medicine, nel suo letto di ospedale, 1.000 “origami” raffiguranti la gru, considerato un animale simbolo di speranza. Un’antica leggenda giapponese — si legge nel quadro che il sindaco di Biograd na Moru, in Croazia, Ivan Knez, ha donato al Papa — vorrebbe, infatti, che chi costruisce 1.000 “origami” che richiamano, appunto, la gru avrà un desiderio esaudito. E quel desiderio per Sadako — dopo gli orrori del bombardamento nucleare — era la vita, la pace.
Prima dell’incontro nell’aula Paolo vi , Papa Francesco ha salutato, nell’auletta, il regista statunitense, di origine russa, Evgeny Afineevsky che,  con alcuni collaboratori,  gli ha presentato il documentario Francesco  con il quale ha vinto  il Kinéo movie for humanity award,  assegnato a chi promuove  temi sociali e umanitari. Il regista è stato candidato agli Oscar  e agli Emmy nel 2016 con Winter of Fire  e nel 2018  ha ricevuto  tre nomination  agli Emmy  per  Cries  from Syria .

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