· Città del Vaticano ·

Il magistero

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22 ottobre 2020

Sabato 17

Con pazienza e dedizione al servizio della gente

La vostra apprezzata opera nei dintorni della Città del Vaticano favorisce il tranquillo svolgimento degli eventi che, nel corso dell’anno, richiamano pellegrini e turisti da ogni parte del mondo.
Si tratta di un’attività che richiede, da una parte, l’esigenza di far rispettare le disposizioni che vengono impartite e, dall’altra, una disponibilità paziente alle esigenze delle persone. Quella pazienza che voi avete con tutti quelli che vi fanno domande, anche con i preti.
La professionalità e il senso di responsabilità, che voi testimoniate sul territorio, esprimono e rafforzano il senso di solidarietà all’interno della comunità sociale.
Nel vostro lavoro, attorno al Vaticano come in altre zone della città, siete chiamati a riservare un’attenzione particolare verso le persone fragili e disagiate, specialmente gli anziani, che sono proprio la radice della nostra cultura, la memoria viva.
Ciò è facilitato dal rapporto di fiducia e di dedizione al bene comune che di solito si instaura tra i carabinieri e la gente.
Quando una persona incontra un carabiniere, ha la consapevolezza di poter contare sul suo aiuto. E questo è più meritorio quando avviene nel nascondimento, attraverso quei piccoli ma significativi gesti del vostro servizio quotidiano.
Se anche i vostri Superiori non vedono questi atti, Dio li vede e non li dimentica!
La vostra missione si esprime nella dedizione al prossimo e vi impegna ogni giorno a corrispondere alla fiducia e alla stima che la gente ripone in voi.

Spirito di sacrificio e senso del dovere

Ciò richiede disponibilità, prudenza, spirito di sacrificio e senso del dovere.
Vi incoraggio ad essere dappertutto promotori di una cittadinanza responsabile, ad essere custodi del diritto alla vita, attraverso l’impegno per la sicurezza e per l’incolumità delle persone.
Vi accompagni sempre la consapevolezza che ogni persona è amata da Dio, è sua creatura e come tale merita rispetto.
La grazia del Signore alimenti giorno per giorno lo spirito con cui vi dedicate al lavoro, stimolandovi a viverlo con un supplemento di attenzione e dedizione.
Quando arrivo qui nel mio studio nella Biblioteca, prego la Madonna e poi vado alla finestra a guardare la piazza, a guardare la città e lì, alla fine della piazza, vedo voi.
Tutte le mattine vi saluto con il cuore e vi ringrazio. Auspico che la vostra fede, la tradizione di generosità di cui siete eredi, gli ideali dell’Arma vi aiutino a trovare nel vostro servizio motivi di realizzazione.
Vi affido alla materna protezione della Madonna, che voi venerate con il titolo di Virgo fidelis. A lei ricorrete con fiducia, specialmente nei momenti di stanchezza e di difficoltà.

(Ai Carabinieri della Compagnia Roma - San Pietro ricevuti nella Sala Clementina)


Domenica 18

Il tributo a Cesare

Il Vangelo di questa domenica (cfr. Mt 22, 15-21) ci mostra Gesù alle prese con l’ipocrisia dei suoi avversari.
Essi gli fanno tanti complimenti — all’inizio —, ma poi pongono una domanda insidiosa per metterlo in difficoltà e screditarlo davanti al popolo.
Gli chiedono: «È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?», cioè pagare le tasse.
A quel tempo, in Palestina, la dominazione dell’impero romano era mal tollerata — e si capisce, erano degli invasori —, anche per motivi religiosi.
Per la popolazione, il culto dell’imperatore, sottolineato anche dalla sua immagine sulle monete, era un’ingiuria.
Gli interlocutori di Gesù sono convinti che non ci sia un’alternativa alla loro interrogazione: o un “sì” o un “no”.
Stavano aspettando, proprio perché con questa domanda erano sicuri di mettere Gesù all’angolo e farlo cadere nel tranello.
Ma Egli conosce la loro malizia e si svincola dal trabocchetto.
Chiede loro di mostrargli la moneta, la moneta delle tasse, del tributo, la prende tra le mani e domanda di chi sia l’immagine impressa.
Quelli rispondono che è dell’imperatore. Allora Gesù replica: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Al di sopra della polemica

Con questa risposta, si pone al di sopra della polemica.
Da una parte, riconosce che il tributo a Cesare va pagato — anche per tutti noi, le tasse vanno pagate —, perché l’immagine sulla moneta è la sua.
Ma soprattutto ricorda che ogni persona porta in sé un’altra immagine — la portiamo nel cuore, nell’anima —: quella di Dio, e pertanto è a Lui solo, che ognuno è debitore della propria esistenza.
In questa sentenza di Gesù si trova non solo il criterio della distinzione tra sfera politica e sfera religiosa, ma emergono chiari orientamenti per la missione dei credenti di tutti i tempi, anche per noi oggi.
Pagare le tasse è un dovere dei cittadini, come anche l’osservanza delle leggi giuste dello Stato.
Al tempo stesso, è necessario affermare il primato di Dio nella vita umana e nella storia, rispettando il diritto di Dio su ciò che gli appartiene.
Da qui deriva la missione della Chiesa e dei cristiani: parlare di Dio e testimoniarlo a uomini e  donne del proprio tempo.
Ognuno, per il Battesimo, è chiamato a essere presenza viva nella società, animandola con il Vangelo.
Si tratta di impegnarsi con umiltà, e al tempo stesso con coraggio, portando il proprio contributo all’edificazione della civiltà dell’amore, dove regnano la giustizia e la fraternità.
Maria Santissima aiuti tutti a fuggire ogni ipocrisia e ad essere cittadini onesti e costruttivi.

Tessitori di fraternità

La Giornata Missionaria Mondiale, ha per tema «Eccomi, manda me. Tessitori di fraternità». È bella questa parola “tessitori”: ogni cristiano è chiamato ad essere un tessitore di fraternità. Lo sono in modo speciale i missionari e le missionarie — sacerdoti, consacrati e laici — che seminano il Vangelo nel grande campo del mondo.
Preghiamo per loro e diamo a loro il nostro sostegno concreto.

Grazie a Dio per la liberazione di padre Macalli

In questo contesto desidero ringraziare Dio per la tanto attesa liberazione di Padre Pier Luigi Maccalli... che era stato rapito due anni fa in Niger.
Ci rallegriamo anche perché con lui sono stati liberati altri tre ostaggi.
Continuiamo a pregare per i missionari e i catechisti e anche per quanti sono perseguitati o vengono rapiti in varie parti del mondo.

Per i pescatori fermati in Libia

Desidero rivolgere una parola di incoraggiamento ai pescatori fermati da più di un mese in Libia e ai loro familiari.
Affidandosi a Maria Stella del Mare mantengano viva la speranza di poter riabbracciare presto i loro cari.

Un futuro di pace per il Paese nordafricano

Prego anche per i diversi colloqui in corso a livello internazionale, affinché siano rilevanti per il futuro della Libia.
È giunta l’ora di fermare ogni forma di ostilità, favorendo il dialogo che porti alla pace, alla stabilità e all’unità del Paese.

Benedizione ai migranti peruviani

Saluto e benedico con affetto la comunità peruviana di Roma, qui radunata con la venerata Immagine del Señor de los Milagros.

(L’Angelus in piazza San Pietro)

Mercoledì 21

Non posso avvicinarmi a voi

Oggi noi dovremmo cambiare un po’ il modo di portare avanti questa udienza per il motivo del coronavirus. Voi siete separati, anche con la protezione della mascherina e io sono qui un po’ distante e non posso fare quello che faccio sempre, avvicinarmi a voi, perché succede che ogni volta voi venite tutti insieme e si perde la distanza e c’è il pericolo per voi del contagio.

La tenerezza di una mamma

Mi ha attirato l’attenzione quel bambino o bambina che piangeva. E io vedevo la mamma che coccolava e allattava il bambino e ho pensato: “così fa Dio con noi, come quella mamma”.
Con quanta tenerezza cercava di muovere il bambino, di allattare. Sono delle immagini bellissime. E quando in Chiesa succede questo, quando piange un bambino, si sa che lì c’è la tenerezza di una mamma, come oggi, c’è la tenerezza di una mamma che è il simbolo della tenerezza di Dio con noi.
Mai far tacere un bambino che piange in Chiesa, mai, perché è la voce che attira la tenerezza di Dio.

Completata la catechesi sulla preghiera dei Salmi

Completiamo oggi la catechesi sulla preghiera dei Salmi. [dove] compare spesso una figura negativa, quella dell’“empio”, cioè colui o colei che vive come se Dio non ci fosse.
È la persona senza alcun riferimento al trascendente, senza alcun freno alla sua arroganza, che non teme giudizi su ciò che pensa e ciò che fa.
Il Salterio presenta la preghiera come la realtà fondamentale della vita.
Il riferimento all’assoluto e al trascendente — che i maestri di ascetica chiamano il “sacro timore di Dio”  — è ciò che ci rende pienamente umani, il limite che ci salva da noi stessi, impedendo che ci avventiamo su questa vita in maniera predatoria e vorace.
La preghiera è la salvezza dell’essere umano.
Esiste anche una preghiera fasulla, fatta solo per essere ammirati dagli altri. Quello o quelli che vanno a Messa soltanto per far vedere che sono cattolici o per far vedere l’ultimo modello che hanno acquistato, o per fare buona figura sociale.

Ogni cosa acquista spessore

Quando si prega, ogni cosa acquista “spessore”. Questo è curioso... come se Dio la prende in mano e la trasforma.
Il peggior servizio che si possa rendere, a Dio e anche all’uomo, è di pregare stancamente, in maniera abitudinaria.
Pregare come i pappagalli. No, si prega con il cuore.
La preghiera è il centro della vita. Se c’è la preghiera, anche il fratello, la sorella, anche il nemico, diventa importante.
Un antico detto dei primi monaci cristiani (Evagrio Pontico) così recita: «Beato il monaco che, dopo Dio, considera tutti gli uomini come Dio».
Chi adora Dio, ama i suoi figli. Chi rispetta Dio, rispetta gli esseri umani.

Non è un calmante contro le ansie della vita

La preghiera non è un calmante per attenuare le ansietà della vita; o, comunque, una preghiera di tal genere non è sicuramente cristiana.
La preghiera responsabilizza... Lo vediamo chiaramente nel “Padre nostro”.
Il Salterio è una grande scuola.
Abbiamo visto come i salmi non usino sempre parole raffinate e gentili, e spesso portino impresse le cicatrici dell’esistenza.
Eppure, tutte queste preghiere sono state usate prima nel Tempio di Gerusalemme e poi nelle sinagoghe; anche quelle più intime e personali.
E così la preghiera personale attinge e si alimenta da quella del popolo d’Israele, prima, e da quella del popolo della Chiesa, poi.
Anche i salmi in prima persona singolare, che confidano i pensieri e i problemi più intimi di un individuo, sono patrimonio collettivo.

Per tenere insieme il tempio e il mondo

La preghiera dei cristiani ha questo “respiro ”, questa “tensione” spirituale che tiene insieme il tempio e il mondo.
La preghiera può iniziare nella penombra di una navata, ma poi termina la sua corsa per le strade della città.
Viceversa, può germogliare durante le occupazioni quotidiane e trovare compimento nella liturgia.
Le porte delle chiese non sono barriere, ma “membrane” permeabili, disponibili a raccogliere il grido di tutti.
Dove c’è Dio, ci dev’essere anche l’uomo. Lui sempre va prima di noi. Lui ci aspetta sempre perché ci ama per primo, ci guarda per primo, ci capisce per primo.
Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo.
Se preghi tanti rosari al giorno ma poi chiacchieri sugli altri, e poi hai rancore dentro, hai odio contro gli altri, questo è artificio puro.
La Scrittura afferma che non si possono mai negare le lacrime dei poveri, pena il non incontrare Dio.
[Egli] non sopporta l’“ateismo” di chi nega l’immagine divina che è impressa in ogni essere umano.

È ateismo pratico dire di amare Dio e odiare gli uomini

Quell’ateismo di tutti i giorni: io credo in Dio ma con gli altri tengo la distanza e mi permetto di odiare gli altri. Questo è ateismo pratico.
Non riconoscere la persona umana come immagine di Dio è un sacrilegio, è un abominio, è la peggior offesa che si può recare al tempio e all’altare.
La preghiera dei salmi ci aiuti a non cadere nella tentazione dell’“empietà”, cioè di vivere, e forse anche di pregare, come se Dio non esistesse, e come se i poveri non esistessero.

Nel saluto ai tedeschi

Il mese missionario di ottobre ci ricorda che nella preghiera il mondo deve essere sempre presente.
La prima missione è la preghiera, il nostro rapporto con il Signore, che rende fecondo l’impegno per il Vangelo e la salvezza delle persone umane, specialmente dei poveri.

Con i fedeli polacchi il ricordo di Giovanni Paolo II

Domani celebriamo la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II, nell’anno giubilare del Centenario della Sua nascita.
Egli, uomo di spiritualità profonda, ogni giorno contemplava il Volto luminoso di Dio nella preghiera liturgica e nella meditazione dei Salmi.
Esortava anche tutti i cristiani a cominciare le giornate con le lodi al Signore, prima di intraprendere le non sempre facili vie della vita quotidiana.

(Udienza generale nell’Aula Paolo VI)