· Città del Vaticano ·

Il magistero

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15 ottobre 2020

Giovedì 8 ottobre

Una finanza che non opprime

Il lavoro che voi svolgete è strettamente connesso con la tutela della vita, con la pacifica convivenza del genere umano sulla terra e con una finanza che non opprima i più deboli e i bisognosi.

Ripensare al nostro rapporto col denaro. Infatti, pare che si sia accettato il predominio del denaro sull’uomo.

Pur di accumulare ricchezza, non si bada alle attività più o meno lecite che l’abbiano originata e alle logiche di sfruttamento che possono soggiacervi.

Accade che si tocchino soldi e ci si sporchi le mani di sangue.

Può succedere che risorse finanziarie vengano destinate a seminare il terrore.

Paolo VI propose che, con il denaro impiegato in spese militari, si costituisse un Fondo mondiale per venire in aiuto ai più diseredati.

Destinare allo sviluppo le spese per le armi

Ho ripreso tale proposta nell’Enciclica Fratelli tutti, chiedendo che, piuttosto di investire sulla paura, sulla minaccia nucleare, chimica o biologica, si usino tali risorse per eliminare finalmente la fame.

Il Magistero sociale della Chiesa ha sottolineato l’erroneità del dogma neoliberista.

Le politiche di antiriciclaggio e di contrasto al terrorismo costituiscono uno strumento per intervenire dove emergano attività irregolari o criminali.

No all’idolatria del denaro

Quando l’economia perde il suo volto umano, non ci si serve del denaro, ma si serve il denaro. È una forma di idolatria.

L’Ordinamento vaticano ha intrapreso misure sulla trasparenza per contrastare il riciclaggio.

Una “finanza pulita”, per impedire ai “mercanti ” di speculare.

(Al Comitato di esperti del Consiglio d’Europa Moneyval)
 

Sabato 10

Dante profeta di speranza

Nel 1965, VII centenario della nascita, San Paolo VI fece dono a Ravenna di una croce d’oro per la sua tomba.

Quella croce, tornerà a splendere nel luogo che conserva le spoglie mortali del Poeta. Possa essere un invito alla speranza, quella speranza di cui Dante è profeta.

Le celebrazioni per il vii  centenario della morte, stimolino a rivisitare la sua Commedia così che, consapevoli della nostra condizione di esuli, ci lasciamo provocare a quel cammino di conversione «dalla contemplazione terrificante dell’inferno a quella beatificante del paradiso».
Potrebbe sembrare,  che questi sette secoli abbiano scavato una distanza incolmabile tra noi, uomini e donne dell’epoca postmoderna e secolarizzata, e lui, straordinario esponente di una stagione aurea della civiltà europea.

Attuale per gli adolescenti di oggi

Eppure non è così. Gli adolescenti, ad esempio — anche quelli di oggi —, avvertono una sorprendente risonanza. Specialmente là dove l’umano traspare più evidente e nudo, dove la passione civile vibra più intensa.

Attraverso le tante “selve oscure ” dell’esistenza

Approfittando di questa risonanza che supera i secoli, anche noi potremo arricchirci dell’esperienza di Dante per attraversare le tante selve oscure della nostra terra, per giungere alla meta sognata e desiderata da ogni uomo: «l’amor che move il sole e l’altre stelle».

(A una Delegazione dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia, ricevuta nella Sala Clementina per l’Anno Dantesco)

Curare la terra è un diritto umano

Il mondo è scosso dalla crisi provocata dalla pandemia, che mette in evidenza ancora di più la crisi socio-ambientale.

Questo ci pone, tutti, di fronte alla necessità di una scelta. La scelta fra il continuare a ignorare le sofferenze dei più poveri e a maltrattare la nostra casa comune, la Terra, o impegnarci per trasformare il nostro modo di agire.

La scienza ci dice che è necessario agire con urgenza se vogliamo evitare cambiamenti climatici catastrofici.

La coscienza ci dice che non possiamo essere indifferenti alle sofferenze dei più poveri, alle crescenti disuguaglianze e alle ingiustizie sociali.

L’economia non può limitarsi alla produzione e alla distribuzione. Deve considerare il suo impatto sull’ambiente.

Vorrei invitarvi a intraprendere, insieme, un viaggio di trasformazione.

Da questa crisi nessuno di noi deve uscire uguale. Bisognerà aiutare i deboli, persuadere i dubbiosi, immaginare nuove soluzioni.

Costruire un mondo dove si possa rispondere alle necessità delle generazioni presenti, senza compromettere le possibilità delle generazioni future.

Vorrei invitare tutte le persone di fede, cristiane o non, e tutte le persone di buona volontà. Ciascuno di noi, in quanto individui e membri di gruppi —famiglie, comunità di fede, imprese, associazioni, istituzioni — può offrire un contributo.

Tre piste d’azione

Prima di tutto un passo di tipo educativo... promuovere un’educazione alla cura della casa comune.
Sono rincuorato dal fatto che molti giovani hanno già una nuova sensibilità ecologica e sociale, e alcuni di loro lottano in modo generoso per la difesa dell’ambiente e per la giustizia.

Bisogna poi mettere l’accento sull’acqua e sull’alimentazione. L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone.
Assicurare un’alimentazione adeguata per tutti attraverso metodi di agricoltura non distruttiva.
La terza proposta è quella della transizione energetica: una sostituzione progressiva, ma senza indugio, dei combustibili fossili con fonti energetiche pulite.

Resta poco tempo

Abbiamo pochi anni, gli scienziati calcolano approssimativamente meno di trenta per ridurre drasticamente le emissioni di gas a effetto serra.

Condurre le imprese a impegnarsi per la cura della casa comune, escludendo dagli investimenti le compagnie che non soddisfano i parametri dell’ecologia integrale e premiando quelle che si adoperano concretamente per porre al centro della loro attività la sostenibilità, la giustizia sociale e il bene comune.

Molte organizzazioni cattoliche e di altre fedi hanno già assunto responsabilità in questa direzione.

La terra va lavorata e curata, coltivata e protetta; non possiamo continuare a spremerla come un’arancia. E questo, il curare la terra, è un diritto umano.

Come suggerisce il termine “Countdown”, dobbiamo agire con urgenza. Non domani, oggi.

(Videomessaggio ai partecipanti all’appuntamento digitale “Countdown” sul cambiamento climatico, promosso a livello globale dall’organizzazione californiana TED)

Domenica 11

La parabola del banchetto nuziale

Con la parabola del banchetto nuziale (Mt 22, 1-14), Gesù delinea il progetto che Dio ha pensato per l’umanità.

Il Padre ha predisposto per tutta la famiglia umana una meravigliosa festa di amore e di comunione.

Per ben due volte il re manda i suoi servi a chiamare gli invitati ma questi rifiutano, hanno altro a cui pensare.

Tante volte anche noi anteponiamo i nostri interessi e le cose materiali al Signore che ci chiama.

Nessuno è escluso dalla casa di Dio

Così si comporta Dio: quando è rifiutato, rilancia e invita a chiamare tutti quelli che si trovano ai crocicchi delle strade.

Il termine originale che utilizza Matteo fa riferimento a quei punti in cui le strade di città terminano e iniziano i sentieri che conducono  fuori dall’abitato, dove la vita è precaria.

Così la sala del banchetto si riempie di “esclusi”, quelli che sono “fuori”, di coloro che non erano mai sembrati degni di partecipare a una festa.

Dio chiama pure i cattivi. “No, io sono cattivo, ne ho fatte tante...”. Ti chiama: “Vieni, vieni, vieni!”.

Dio non ha paura della nostra anima ferita da tante cattiverie.

La Chiesa è chiamata a raggiungere i crocicchi odierni,  in cui si trovano accampati e vivono brandelli di umanità senza speranza.

Non adagiarsi sui comodi e abituali modi di evangelizzazione e di testimonianza della carità, perché il Vangelo non è riservato a pochi eletti.

Per tutti Egli apparecchia il banchetto: giusti e peccatori, buoni e cattivi, intelligenti e incolti.

La telefonata a Julio Renato Lancellotti

Ieri sono riuscito a fare una telefonata a un anziano prete italiano, missionario dalla gioventù in Brasile. Vive la vecchiaia in pace: ha bruciato la vita con i poveri.

Con l’abito della festa

Tuttavia, il Signore pone una condizione: indossare l’abito nuziale.

Una specie di mantellina [che] simboleggia la misericordia che Dio ci dona gratuitamente.

Non basta accettare l’invito a seguire il Signore, occorre essere disponibili a un cammino di conversione.

Imitare i servi della parabola nell’uscire dai nostri schemi e dalle vedute ristrette.

Attenti a preservare la creazione

Desidero esprimere la mia vicinanza alle popolazioni colpite dagli incendi che stanno devastando tante regioni del Pianeta, nonché ai volontari e ai vigili del fuoco che rischiano la vita.

Penso alla costa occidentale degli Stati Uniti, particolarmente alla California, e alle regioni centrali del Sudamerica, alla zona del Pantanal , al Paraguay, alle rive del fiume Paraná, all’Argentina. Molti incendi sono causati dalla siccità, ma non mancano quelli provocati dall’uomo.

Il Signore sostenga quanti stanno soffrendo e ci renda attenti a preservare la creazione.

Troppo fragile la tregua tra Armenia e Azerbaigian

Ho apprezzato che tra Armenia e Azerbaigian sia stato concordato un cessate il fuoco per motivi umanitari, in vista del raggiungimento di un sostanziale accordo di pace.

Nonostante la tregua si dimostri troppo fragile, incoraggio a riprenderla ed esprimo partecipazione al dolore per la perdita di vite umane, per le sofferenze patite, nonché per la distruzione di abitazioni e luoghi di culto.

Il rosario di un milione di bambini

Domenica 18, la Fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre promuove l’iniziativa “Per l’unità e la pace, un milione di bambini recita il Rosario”. Incoraggio questa manifestazione... specie per le situazioni di criticità causate dalla pandemia.

(Angelus in piazza San Pietro)

Mercoledì 14

150 salmi per pregare

Nella Bibbia troviamo un libro composto di sole preghiere, diventato patria, palestra e casa di innumerevoli oranti.

Si tratta del Libro dei Salmi. Sono 150 salmi per pregare.

Sono la parola di Dio che noi umani usiamo per parlare con Lui.

Non sono testi nati a tavolino; sono invocazioni, spesso drammatiche, che sgorgano dal vivo dell’esistenza.

Senza trucco

Non bisogna truccare l’anima per pregare. “Signore, io sono così”, e andare davanti al Signore come siamo, con le cose belle e anche con le cose brutte che nessuno conosce.

Nei salmi la sofferenza si trasforma in domanda. E tra le tante domande, ce n’è una che ripetiamo tante volte: “Fino a quando, Signore?”.

Ogni dolore reclama una liberazione, ogni lacrima invoca una consolazione, ogni ferita attende una guarigione, ogni calunnia una sentenza di assoluzione.

Per non assuefarsi al dolore

I salmi ci insegnano a non assuefarci al dolore, e ci ricordano che la vita non è salvata se non è sanata.

La preghiera dei salmi è la testimonianza di questo grido: un grido molteplice, perché nella vita il dolore assume mille forme, e prende il nome di malattia, odio, guerra, persecuzione, sfiducia... Fino allo “scandalo” supremo della morte.

Nel Salterio il dolore diventa relazione, rapporto: grido di aiuto che attende di intercettare un orecchio che ascolti.

Le lacrime non sono universali, sono le “mie” lacrime. Ognuno ha le proprie. Le “mie” lacrime e il “mio” dolore mi spingono ad andare avanti con la preghiera.

Sì, tanti hanno pianto. Ma le “mie” lacrime sono le mie, il “mio” dolore è mio, la “mia” sofferenza è mia.

Con i genitori di don Malgesini

Ho incontrato i genitori di quel sacerdote di Como che è stato ucciso nel suo servizio.

Le lacrime di quei genitori sono le lacrime “loro” e ognuno di loro sa quanto ha sofferto nel vedere questo figlio che ha dato la vita nel servizio dei poveri.

Quando noi vogliamo consolare qualcuno, non troviamo le parole, perché non possiamo arrivare al suo dolore, perché il “suo” dolore è suo, le “sue” lacrime sono sue.

Una porta sempre aperta al grido di dolore dell’uomo

Nei salmi, il credente trova una risposta. Egli sa che, se anche tutte le porte umane fossero sprangate, la porta di Dio è aperta.

Chi prega non è un illuso: sa che tante questioni rimangono insolute; la sofferenza ci accompagnerà e, superata una battaglia, ce ne saranno altre.

Però, se siamo ascoltati, tutto diventa più sopportabile.

La cosa peggiore che può capitare è soffrire nell’abbandono, senza essere ricordati. Da questo ci salva la preghiera.

Può succedere, e anche spesso, di non capire i disegni di Dio. Ma le nostre grida non ristagnano quaggiù.

A me fa bene, nei momenti brutti, pensare ai pianti di Gesù.

Dio ha pianto per me, Dio piange, piange per i nostri dolori. Perché Dio ha voluto farsi uomo — diceva uno scrittore spirituale — per poter piangere.

Pensare che Gesù piange con me nel dolore è una consolazione.

Saluto le Monache Trappiste di Vitorchiano in partenza per il Portogallo, dove fonderanno un nuovo Monastero.

Distanti ma vicini

Io vorrei, come faccio di solito, scendere e avvicinarmi a voi per salutarvi; ma con le nuove prescrizioni, meglio mantenere le distanze.

Così, ognuno con la mascherina, mantenendo le distanze, possiamo andare avanti.

Se tutti, come buoni cittadini, compiamo le prescrizioni delle Autorità, sarà un aiuto per finire con questa pandemia.

(Udienza generale nell’aula Paolo VI)