· Città del Vaticano ·

I sogni si costruiscono insieme

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

06 ottobre 2020

«Le questioni legate alla fraternità e all’amicizia sociale sono sempre state tra le mie preoccupazioni. Negli ultimi anni ho fatto riferimento ad esse più volte e in diversi luoghi. Ho voluto raccogliere in questa Enciclica molti di tali interventi collocandoli in un contesto più ampio di riflessione» ( Fratelli tutti 5). Con queste parole Papa Francesco introduce il suo ultimo atto magisteriale di dottrina sociale della Chiesa. Il titolo Fratelli tutti è impiegato da san Francesco d’Assisi, nelle sue Ammonizioni , «per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo» ( Ft 1). Dunque, si tratta di una citazione diretta, non di una scelta di genere che esclude: fratellanza e sorellanza, fraternità e sororità sono implicate nel saluto che san Francesco indirizza all’umanità, per la quale il buon pastore ha portato la croce salvifica (il contesto della citazione è il seguente: «Guardiamo, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce», in Ammonizioni , 6, 1: Fonti Francescane 155). Questa indiscutibile intentio auctoris vale sia per san Francesco sia per Papa Francesco.

Ogni persona, vicina o lontana, è il soggetto destinatario di un appello all’amore “fraterno” (anche in questo caso il linguaggio è inclusivo, e nessuno può sentirsi discriminato) che abbraccia tutti, oltre ogni frontiera. Al viaggio di san Francesco in Egitto, incontro al Sultano al-Malik al-Kamil, senza liti né dispute (cfr. Ft 3), fa eco il Papa richiamando due incontri significativi da cui ha tratto ispirazione. «Inoltre, se nella redazione della Laudato si’ ho avuto una fonte di ispirazione nel mio fratello Bartolomeo, il Patriarca ortodosso che ha proposto con molta forza la cura del creato, in questo caso mi sono sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale mi sono incontrato ad Abu Dhabi» ( Ft 5).

La terza enciclica del pontificato, dunque, nasce ancora da un colloquio, è frutto di un dialogo: la prima — Lumen fidei ( Lf ) — a quattro mani con Benedetto

xvi ; la seconda  — Laudato si’ ( Ls ) — con Bartolomeo; la terza — Fratelli tutti — con Ahmad Al-Tayyeb. Tale coincidenza, certamente non casuale, fa pensare a un genere letterario che, pur conservando il conio della tradizione, percorre strade nuove. Ciò vale anche per i destinatari: Lf era indirizzata ai cattolici, Ls a tutte le persone di buona volontà — secondo un’espressione già di Giovanni

xvixxiii nella Pacem in terris — tra le quali sono ovviamente compresi i cattolici. Anche in Ft lo sguardo si allarga, «in modo che la riflessione si apra al dialogo con tutte le persone di buona volontà» ( Ft 6). Papa Francesco sviluppa il suo magistero pontificio distinguendo temi e interlocutori, affianca esortazioni apostoliche a encicliche all’interno del medesimo grande orizzonte dell’annuncio del Vangelo al mondo di oggi.

Si arricchisce così il poliedro magisteriale attraverso un percorso variegato ove s’intrecciano questioni attuali e universali: la fede ( Ft ), il Vangelo ( Evangelii gaudium ), la famiglia ( Amoris laetitia ), la casa comune ( Ls ), la santità ( Gaudete et exsultate ), i giovani ( Christus vivit ), l’Amazzonia ( Querida Amazonia ), la fraternità ( Ft ). Come le esortazioni apostoliche postsinodali nascono dall’ascolto del popolo santo di Dio e dal confronto tra i pastori, così le encicliche sono il risultato di un dialogo che va anche oltre i confini ecclesiali, per raggiungere la mente e il cuore di ogni persona umana.

Ad alcuni è sembrato che quest’ultimo documento fosse principalmente dovuto all’insorgere della pandemia, in realtà il Papa spiega che era già all’opera in quel momento: «Proprio mentre stavo scrivendo questa lettera, ha fatto irruzione in maniera inattesa la pandemia del Covid-19, che ha messo in luce le nostre false sicurezze [...] è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme» ( Ft 7); ecco perché è diventato ancora più urgente impegnarsi a «far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità» ( Ft 8). Ritorna allora la figura del sogno, tanto cara al Papa, il quale consegna «questa Enciclica sociale come un umile apporto alla riflessione affinché [...] siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole» ( Ft 6). Ma ciò che più conta è il passaggio coraggioso dal sognare da soli al sognare con gli altri, perché «i sogni si costruiscono insieme» ( Ft 8).

Le questioni affrontate dall’enciclica rappresentano un appello universale , anche in senso etimologico: l’umanità intera è chiamata a riconoscersi come un’unica famiglia, dove tutti sono invitati a volgersi nella stessa direzione ( unus-versus ) della fraternità e dell’amicizia sociale. Attraverso otto capitoli, in 287 paragrafi, il Papa raccoglie ampiamente citazioni dai propri interventi pronunciati in questi sette anni e mezzo di pontificato, nei contesti più vari, specialmente in occasione di viaggi apostolici in giro per il mondo. Concludono il documento due preghiere: una rivolta al Creatore, l’altra ecumenica. Non siamo di fronte a una trattazione sistematica di dottrina sociale della Chiesa, ma alla proposta di un percorso articolato di guarigione e di rinnovamento: il farmaco salutare è la fraternità e l’amicizia sociale. Alla diagnosi impietosa di un mondo chiuso nell’egoismo (c. I ) segue la prescrizione della terapia di un amore sconfinato (cc. III-IV ), da cui escono risanate e rinvigorite la politica, la cultura e la pace (cc. V-VII ), grazie anche al prezioso apporto delle religioni (c. VIII ). Forse questa metafora sanitaria potrebbe essere di qualche utilità soprattutto per affrontare il tempo difficile che stiamo vivendo a causa della pandemia.

di Maurizio Gronchi