· Città del Vaticano ·

Rapporto della Conferenza Onu sul commercio e lo sviluppo

I flussi finanziari illeciti minano il futuro in Africa

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01 ottobre 2020

La fuga di capitali, le pratiche fiscali e commerciali illecite, le attività criminali come i mercati illegali, la corruzione e il furto sottraggono all’Africa 89 miliardi di dollari l’anno, il 3,7 per cento del prodotto interno lordo del Continente, che potrebbe essere utilizzato per migliorare i servizi di assistenza alla popolazione. Non a caso nei paesi africani in cui i flussi finanziari illeciti sono più elevati, i governi spendono il 25 per cento in meno, (rispetto ai paesi in cui questi flussi sono bassi), per la salute e il 58 per cento in meno per l’istruzione. E a pagare il prezzo più alto degli effetti negativi di bilancio causati dalla fuga di capitali sono le donne e le ragazze. È quanto rileva l’ultimo rapporto della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) sull’Africa.

«I movimenti transfrontalieri di denaro e beni la cui fonte, trasferimento o utilizzo sono illegali, stanno privando l’Africa e la sua gente di prospettive future, minando la trasparenza e la responsabilità ed erodendo la fiducia nelle istituzioni locali», ha dichiarato il segretario generale dell’Unctad, Mukhisa Kituyi. La relazione stima, infatti, che questi flussi sono quasi pari alle entrate annuali complessive che l’Africa ottiene per l’assistenza allo sviluppo, stimate in 48 miliardi di euro, e agli investimenti diretti esteri annuali, circa 54 miliardi di dollari, ricevuti dai paesi africani.

Secondo i rilevamenti dell’Unctad, tra il 2000 e il 2015, il totale dei capitali illeciti che ha lasciato l’Africa ha raggiunto gli 836 miliardi di euro, la maggior parte dei quali legati all’esportazione di prodotti estrattivi. Continuando così, se si calcola che il debito estero totale dell’Africa nel 2018 è stato di 770 miliardi di dollari, il continente non potrà che rimanere il «creditore netto del mondo», sostiene il rapporto.

Inoltre è indubbio che questi ingenti flussi finanziari illeciti minano la capacità produttiva dell’Africa e le prospettive per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Dunque senza un freno a questa fuga di capitali, con le entrate governative esistenti, secondo il rapporto, l’Africa non sarà in grado di colmare l’ampio divario di finanziamento per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo, stimato in 200 miliardi di euro l’anno, ma neppure finanziare gli investimenti tanto necessari, ad esempio, nelle infrastrutture, nell’istruzione, nella sanità e nella capacità produttiva.

E ancora, la lotta alla fuga di capitali e il conseguente investimento in servizi di salute pubblica potrebbero salvare la vita di molti bambini. Un esempio fra tutti: in Sierra Leone, il paese che ha uno dei più alti tassi di mortalità sotto i cinque anni (105 ogni 1.000 nati vivi nel 2018), con maggiori investimenti in sanità si potrebbero salvare 2.322 bambini sui 258.000 nati ogni anno nel paese. Così come la lotta contro la fuga di capitali potrebbe generare capitale sufficiente entro il 2030 per finanziare quasi il 50 per cento dei 2.400 miliardi di dollari che i paesi dell’Africa subsahariana devono stanziare per mitigare i cambiamenti climatici.

Infine, la perdita di gettito fiscale causata dai flussi finanziari illeciti è particolarmente costosa per l’Africa. Solo nel 2014, si stima che il continente abbia perso 9,6 miliardi di dollari, pari al 2,5 per cento del gettito fiscale totale. Ma i flussi finanziari illeciti non sono solo una preoccupazione per l’Africa. Si tratta infatti, come ha dichiarato il presidente nigeriano Muhammadu Buhari di un problema «multidimensionale e transnazionale. Come l’immigrazione, hanno paesi di origine e di destinazione, e ci sono diversi luoghi di transito». «L’intero processo di mitigazione dei flussi finanziari illeciti si sovrappone quindi a diverse giurisdizioni», ha aggiunto.

Che fare dunque? La relazione dell’organizzazione delle Nazioni Unite suggerisce che le soluzioni al problema devono passare attraverso la cooperazione fiscale internazionale e le misure anticorruzione. La comunità internazionale deve dedicare maggiori risorse alla lotta contro i flussi finanziari illeciti, compreso il rafforzamento della capacità delle autorità fiscali e doganali nei paesi in via di sviluppo.

di Anna Lisa Antonucci