· Città del Vaticano ·

Tra questi figurerebbero anche molti radicalizzati vicini ai gruppi dell’Is

I curdi annunciano il rilascio di 25.000 civili dal campo di al Hol

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06 ottobre 2020

Le autorità curdo-siriane hanno annunciato di esser pronte a liberare fino a 25 mila civili siriani da circa due anni ammassati al confine con l’Iraq nel famigerato campo di al Hol, assieme a sfollati di varie nazionalità provenienti dalle regioni in passato controllate dal cosiddetto stato islamico (Is). Le autorità curde hanno deciso di svuotare completamente il campo dai siriani, lasciando solo gli stranieri.

I problemi sono molti. Il campo è descritto da varie fonti come un luogo dove l’ideologia jihadista continua a fare proseliti. La decisione delle autorità curdo-siriane, che non prevede la scarcerazione di migliaia di jihadisti rinchiusi altrove del nord-est siriano, per molti osservatori equivale a scoperchiare un pericoloso vaso di Pandora. Non è esclusa una nuova ondata terroristica con conseguenze al momento imprevedibili.

Tra gli oltre 20 mila civili siriani che potranno lasciare il campo di al Hol ci sono numerosi donne e bambini, mogli e figli di jihadisti uccisi o in prigione. La maggior parte di questi siriani appartengono alle tribù arabe dell’Eufrate. Non è ancora chiaro quale sarà il loro futuro.

Da anni le autorità curdo-siriane chiedono alla comunità internazionale di farsi carico delle spese di gestione del campo di al Hol che ospita circa 70.000 persone in spazi creati dopo la guerra del Golfo del 1991 per accogliere al massimo 10.000 sfollati. Secondo stime dell’Onu, nel campo ci sono al momento circa 25 mila siriani, 30 mila iracheni e 10 mila persone di altre nazionalità. In condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie e in un contesto di forte tensione sociale, il campo di al Hol è stato da più parti descritto come un «focolaio di radicalizzazione» e come «l'ultima roccaforte dell’Is» in Siria. Ed è inoltre inserito in un’area dagli equilibri molto precari. Dal 2012 questa parte della Siria è fuori dal controllo delle forze leali al governo del presidente Assad ed è amministrata da forze curdo-siriane  che gestiscono anche il campo. In questa stessa zona, va sottolineato, continuano a operare in piena clandestinità anche diverse cellule dell’Is che non hanno mai riconosciuto la loro sconfitta; queste cellule sono  molto radicate nel territorio a cavallo delle due sponde dell’Eufrate.

Dal giugno 2019 a oggi, circa 4 mila siriani hanno potuto abbandonare al Hol, a scaglioni, dopo una serie di accordi tra l'amministrazione curda e i clan tribali arabi della Siria nord-orientale e orientale, da cui provengono gran parte dei civili rinchiusi nel campo. Proprio i civili provenienti dalle regioni siriane di Raqqa e Dayr az Zor, in parte sotto controllo curdo, saranno i primi a poter tornare a casa.

Stando a fonti delle ong attive sul campo, gli oltre 30mila iracheni ad al Hol non vogliono tornare per paura di essere condannati a morte. E il governo di Baghdad sta prendendo tempo perché non li considera un problema e una minaccia.

di Luca M. Possati