· Città del Vaticano ·

Gli interventi durante la cerimonia in piazza del Campidoglio

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21 ottobre 2020

Andrea Riccardi,
fondatore della Comunità di Sant’Egidio


Vostre Santità,
Signor Presidente della Repubblica,
Illustri leader delle religioni mondiali,

quest'incontro di preghiera e dialogo per la pace, programmato da tempo, è stato ridotto alla sua forma essenziale per l’attuale momento difficile. Sono molto grato al Signor Presidente della Repubblica che ha voluto parteciparvi. Ringrazio quanti hanno viaggiato per essere qui presenti, come il Patriarca Bartolomeo e altri.

Oggi, le comunità religiose hanno pregato l’una accanto all’altra e ora rivolgono -attraverso alcuni esponenti- un messaggio di pace. La grande svolta dell’incontro di Assisi, voluto da Giovanni Paolo II nel 1986, per cui si parla di “spirito di Assisi”, fu che le religioni non continuassero a vivere né a pregare l’una contro l’altra come nei lunghi tempi di estraneità o odio. Oggi pregano l’una accanto all’altra. Allora, Giovanni Paolo II disse: “La pace attende i suoi profeti. Insieme abbiamo riempito i nostri sguardi con visioni di pace: esse sprigionano energie per un nuovo linguaggio di pace, nuovi gesti di pace, che spezzeranno le catene fatali delle divisioni ereditate dalla storia o generate dalle moderne ideologie”.

Nei quasi trentacinque anni trascorsi, si sono sprigionate energie creatrici e liberatrici di pace. Purtroppo alcune situazioni di convivenza sono andate deteriorandosi e nuove guerre si sono aperte. Tuttavia dobbiamo riconoscere che anche nuove paci sono state possibili (perché la pace è sempre possibile) e un clima di dialogo e fraternità si è istaurato tra le religioni. Queste hanno risposto con ferma chiarezza alla strumentalizzazione della religione a fini di violenza.

Abbiamo pregato gli uni accanto agli altri, perché la preghiera è la radice della pace, che purifica il cuore dall’odio e chiede a Dio la fine di ogni guerra. Sul palco compaiono insieme esponenti di diverse religioni, come un arcobaleno di pace: la loro diversità non impedisce uno stesso sentire fraterno e pacifico, anzi mostra nella differenza una condivisione piena di una visione di pace. Non sarebbe stato possibile non tanto tempo fa.

Dalla preghiera insieme, sgorga la parola. Il mondo è assetato di parole vere che illuminino il futuro, così incerto. In molti paesi, è un momento grave in cui non si può stare in silenzio. Bisogna dar voce e solidarietà ai molti impoveriti per la pandemia, a quanti soffrono da troppo tempo, a chi patisce per guerre ancora aperte, quasi tutte dimenticate perché oggi siamo prevalentemente concentrati sulle nostre malattie o i nostri problemi. I credenti accolgono le grida di dolore dei sofferenti nella preghiera che manifestano il bisogno di una nuova visione del futuro. Si sono smarrite le visioni di ieri e ci sono tante ansie per il domani.

Papa Francesco, cui sono grato per la parola orientatrice, in Fratelli tutti, ha invitato a cercare il futuro alla luce della fraternità: “Da soli -ha scritto- si rischia di avere miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme”. A quanti miraggi siamo andati dietro! Poi si sono infranti: il mito dell’economia che tutto risolve provvidenzialmente, il mito dell’uomo forte, l’illusione di imporre le proprie ragioni con la violenza o la guerra e tant’altro.

I miraggi si trasformano in incubi, di cui certo il peggiore è la guerra, padrona d’interi paesi nel Mediterraneo e altrove. La guerra è madre di tutte le povertà. I cui frutti sono anche i rifugiati che bussano alle nostre porte. Anche il sogno del più ricco e del più forte, da solo, si trasforma in un incubo e talvolta non solo per lui.

Credenti e leader delle religioni hanno pregato insieme stasera. Ora ascolteremo le loro voci. Il messaggio che le religioni manifestano, convenendo qui, è che non ci salva da soli, alle spalle degli altri, contro gli altri. Vale per l’Europa. Vale per ogni continente. Vale anche per i singoli cittadini. Le tradizioni religiose trasmettono un messaggio dallo stesso suono: pace vuol dire costruire insieme nel dialogo, senza escludere o prevaricare l’altro. Le religioni vivono di dialogo, perché la loro prima opera è la preghiera che è dialogo con Dio, come diceva Paolo VI.

Non salvarsi da soli apre la strada a visioni condivise e a un sogno sull’umanità. Papa Francesco ha scritto: “Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi...”. Così i credenti sognano. Aiutano a sognare i bisognosi di liberazione dalla povertà. I malati. Le vittime della guerra, a partire dai bambini. I profughi. Infatti, come afferma Paul Ricoeur: “le religioni hanno un senso: liberare il fondo di bontà degli uomini, andarlo a cercare laddove si è nascosto”.


Sergio Mattarella
Presidente della Repubblica Italiana


Rivolgo un saluto alle Loro Santità e a tutte le Autorità religiose presenti.

La Repubblica Italiana dà il benvenuto a questa importante assemblea.

Lo spirito di Assisi si rinnova oggi, a Roma, in un tempo segnato da gravi minacce globali che provocano sofferenze, povertà e timori. Un tempo che ci fa comprendere, insieme, quanto fraternità e concordia siano ricchezze importanti di cui abbiamo bisogno e di cui in realtà possiamo disporre.

Ne abbiamo conferma dalla drammatica pandemia che affligge tutti i popoli e che ha posto in evidenza la nostra comune fragilità, rendendo manifesto come tutta l’umanità, insieme, avverta esigenze comuni e abbia bisogno della reciproca collaborazione per soddisfarle, come ha sottolineato nei giorni scorsi, l’Enciclica “Fratelli Tutti” di Papa Francesco.

Vale per l’impegno a tutela dell’ambiente in cui viviamo. Vale per la lotta alle diseguaglianze, alle ingiustizie, alla fame che ancora mette a rischio la vita di milioni di persone. Vale, riguardo alla pandemia che stiamo attraversando, perché le cure e i vaccini che la scienza potrà fornirci siano resi disponibili per tutti in tutto il mondo.

La sofferenza che tutti i continenti stanno provando assume il significato di un richiamo che la storia ci rivolge per la pace e la cooperazione tra i popoli della famiglia umana. Un richiamo che rende ancor più evidente l’insensatezza della guerra, oggi come nel passato.

È di grande significato, quindi, accogliere, riunite qui in Campidoglio, le ragioni della pace, dell’abbraccio e dell’amore fraterno. È di grande significato vedere confessioni religiose solidali nella preghiera affinché gli uomini trovino insieme la strada del riscatto e della comune ricerca dell’orizzonte futuro.

La Repubblica Italiana riconosce e onora gli sforzi di dialogo in questa direzione, nella consapevolezza del ruolo di importanza fondamentale che le religioni hanno e possono dispiegare nel contribuire a un avvenire di sviluppo e di eguaglianza fra le persone e fra i popoli.

La speranza sarà più forte di ogni ostacolo, non sarà più irraggiungibile se le donne e gli uomini di buona volontà si impegneranno vivendola concretamente nel loro quotidiano.

La testimonianza delle religioni è profezia che può aiutare il mondo a scuotersi dalla rassegnazione, dalla sfiducia, dal rancore. Mentre viene distorta, volgendo in blasfemia, quando viene piegata a giustificare contrapposizioni e odio, ad alimentare conflitti, a inneggiare al fanatismo e alla violenza sulle genti.

Le preghiere - che sgorgano da diverse sorgenti religiose - sono rivolte a una dimensione ultraterrena ma la fede da cui promanano alimenta la possibilità che sia più facile vivere insieme in pace su questa Terra, condividendo il limite e la ricchezza della nostra comune umanità.

Roma e l’Italia sono orgogliose di essere, anche oggi, crocevia di dialogo e di pace.


Bartolomeo
Patriarca ecumenico


Ecologia, salvezza dell'umanità e di tutto il creato

Santità,
Eminenze, Eccellenze,
Illustri Rappresentanti delle Grandi Fedi del mondo,
Autorità tutte,
Fratelli e Sorelle,

Ci è data la possibilità nuovamente di incontrarci in questo periodo difficile per l’umanità intera, ma allo stesso tempo propizio per interrogarci, meditare, pregare ed agire per costruire una società migliore, capace di accettare le grandi sfide del momento, che non riguardano solo alcuni popoli o nazioni, ma l’intera vita su questa meravigliosa nostra casa, il mondo, dono della misericordia di Dio.

Per costruire la fraternità che porta alla pace e alla giustizia, al rispetto e alla comprensione, per sentirci familiari come in un focolare domestico, dobbiamo cominciare col curare la nostra casa comune, dentro la quale ci troviamo tutti, figli di questa umanità e di ogni cosa creata da Dio. È finito il tempo della moda ecologica, della sua idealizzazione o peggio della sua ideologizzazione. Inizia il tempo dell’agire.

Certamente numerose nazioni, movimenti, correnti di pensiero, scienziati o semplici cittadini del mondo hanno da molto tempo lavorato e lavorano per curare il nostro pianeta malato; il nostro Patriarcato Ecumenico ha individuato da oltre trent’anni le radici spirituali della crisi ecologica, sono stati fatti convegni, incontri, seminari, Carte Ecologiche, ma tutto questo è stato soppiantato velocemente dalla crisi sanitaria ed economica mondiale, causata della pandemia in corso, che a sua volta ci ha posto nuovi interrogativi.

L’agire per la casa comune pertanto, deve intraprendere un nuovo percorso, deve svilupparsi sotto una luce diversa. Dobbiamo sovvertire un ordine socioculturale secolare e avvertirne il frammento divino che vi è in esso.

Nel VI secolo a.C. il filosofo greco Anassimène di Mileto ha introdotto la teoria dei quattro elementi, teoria che ha attraversato tutta la nostra storia giungendo fino a noi. Fin dalle origini filosofi, matematici e alchimisti hanno indagato e studiato i quattro elementi naturali e fondamentali che compongono il pianeta: l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra. Tutti importanti allo stesso modo, si alternano costantemente permettendo l’armonico sviluppo della vita e il regolare divenire del mondo. È giunta l’ora che si comprenda che il loro rapporto con la vita è tale, solo se contiene in sé il paradigma della casa comune. Senza la salvaguardia dell’ambiente naturale, senza la casa comune, i quattro elementi appartengono allo spazio cosmico, ma non alla vita creata da Dio. Ne consegue la necessità di porre sullo stesso piano la casa comune con i quattro elementi, in quanto solo con essa è possibile la salvezza del genere umano e di tutta la creazione.

Allo stesso tempo, le grandi Religioni del mondo ed i loro Testi Sacri, ci offrono un quadro molto simile sull’azione creatrice di Dio, al centro del quale vi è l’uomo. L’uomo è parte della creazione con tutto ciò che essa contiene. Nella tradizione Cristiana, l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio e molte volte questo è stato interpretato da una certa teologia, come una sorta di supremazia dell’uomo sul resto del creato. Non una condivisione di quella “anima vivente” presente nella intera azione creatrice di Dio, ma un dominio assoluto dell’essere umano sull’intero universo. Dobbiamo sovvertire anche quest’ordine antropologico e comprendere che la Casa comune è come la casa degli specchi. Uno specchio in cui vediamo riflessa la nostra immagine, come quella di ogni nostro fratello e con noi ogni elemento del creato. Creati a immagine e somiglianza di Dio, vediamo in noi la immagine del nostro fratello e in ogni essere umano il frammento divino. Guardando ciò che sta attorno a noi, vediamo l’opera divina che vi è contenuta.

11 ribaltamento socioculturale e antropologico che ne consegue pertanto, ci porta a vedere l’ecologia come segno della presenza del divino nella creazione. Allora non dovremo parlare della ecologia come di uno dei grandi fenomeni o temi del momento, ma come essa fosse la stessa aria che respiriamo. L’umanità può riprendere il suo ruolo di custode ed economa del creato: non c’è più posto per fondamentalismi, ingiustizie sociali ed economiche, edonismo, egoismo, smania di dominio e tutto il creato parteciperà nuovamente al bene mondiale. Nella Casa comune, - sv irò onera, - fraternità e pace non sono elementi di integrismo religioso o culturale, ma vera libertà che ci fa comprendere in questa ora buia della terra che “Nessuno si salva da solo”.


Rav Haïm Korsia,
Rabbino capo di Francia


Santità,
Cari amici,

In tutte le sinagoghe del mondo, questo sabato, abbiamo letto il testo della creazione del mondo e dell'inizio dell’umanità. Quanta speranza e quanta delusione!

Caino uccide Abele e distrugge una fraternità che era il modello ideale del mondo.

Si, la fraternità come speranza.

Caino, oltre che assassinare suo fratello, negherà la forza del legame fraterno rispondendo al suo Creatore che lo interroga su Abele : « Sono forse il guardiano di mio fratello ? » Come lei scrive nella sua ultima enciclica, egli negherà « il progetto stesso di fraternità inscritto nella vocazione della famiglia umana ».

Elie Wiesel diceva anche che il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza. Caino promuove il mondo dell’indifferenza.

Per Caino, non c’è nessuna responsabilità dell’uno verso l’altro, non c’è alcun legame tra simili, tra esseri umani, perché non c’è fraternità.

La Genesi prosegue con le tensioni tra i figli di Noè, poi tra Abram e Loth, poi tra Isacco e Ismaele, poi tra Giacobbe e Esaù, poi tra Giuseppe e i suoi dieci fratelli che arrivano al punto di venderlo, presi dall’odio che li domina.

Tuttavia, Giuseppe dichiara, a un uomo che gli chiede dove va: "Cerco i miei fratelli".

Si, il nostro modello è quello di Giuseppe, che ci spinge a costruire un legame fraterno con le donne e gli uomini che incontriamo, con le donne e gli uomini che ci fanno sperare ancora in un’umanità da ricostruire.

Rabbi Nahman di Braslav afferma che "Il mondo intero è un ponte stretto e l’essenziale è non avere paura, di nulla ".

E' proprio questa ispirazione che ho trovato nella sua enciclica, in particolare quando invita ad osare di andare verso chi è lontano, colui del quale il profeta Isaia afferma "Pace, pace a chi è lontano e a chi è vicino ".

Si, prima di tutto a chi è lontano, ma di fatto, a tutti, come lei ricorda citando Hillel il Vecchio.

Oltre il Talmud, lei mette in evidenza tre principi che mi sono cari, Libertà, Uguaglianza e Fraternità, come un omaggio alla vocazione della Francia di sentirsi responsabile di tutte le miserie e di tutte le speranze del mondo. E’ ancora una volta il principio di responsabilità verso l’altro che si esercita. E se lei fa la scelta di riprendere la frase di San Gregorio Magno: « Quando diamo ai poveri le cose di cui hanno bisogno, noi non diamo loro ciò che è nostro, ma piuttosto restituiamo a loro ciò che è loro” vi scorgo l’eco del nostro principio biblico :"Noi siamo solo i custodi temporanei di ciò che Dio mi chiede di dare a colui o a colei che ne ha bisogno ".

In un libro luminoso su San Francesco d’Assisi, L’infinitamente piccolo, Christian Bobin spiega che il suo modello era in grave rottura con il padre. Tuttavia, con l’età, come ogni volta che litighiamo con coloro ai quali ci opponiamo, finirà per assomigliargli.

La nostra fraternità ha bisogno di esercitarsi nell’incontro, nel dibattito, a volte perfino nella discussione animata, ma sempre nella speranza di trovare l’altro, per poter trovare se stessi.

Per concludere, le voglio lasciare proprio una storia di fraternità, raccontata dal Midrash.

Due fratelli avevano un campo e si dividevano il raccolto. Uno aveva tanti figli e l’altro era celibe. Ognuno voleva dare di più a suo fratello e di notte, con discrezione, ciascuno aggiungeva grano al mucchio di suo fratello... e al mattino i mucchi erano sempre identici. Ma una notte, i due fratelli si incontrano e comprendono ciò che ciascuno di loro voleva e si abbracciano. Scorrono lacrime, cadono al suolo, e Dio dice : « Dove sono cadute queste lacrime, voglio che sia costruito il mio Tempio ». E’ precisamente sull’esempio della Gerusalemme celeste che tutti noi dobbiamo ricostruire una fraternità degna del Tempio. E forse è il più bello dei templi da ricostruire: quello della fraternità.


Mohamed Abdel Salam Abdellatif
Segretario Generale del Comitato Superiore della Fraternità Umana


Illustri partecipanti!

Pace, misericordia e benedizioni di Dio

Sono lieto di riaffermare a nome dell'Alto Comitato per la Fratellanza umana l'importanza di questo convegno che mette in luce una dimensione molto rilevante in crisi della Pandemia da Coronavirus che sta attraversando il mondo, vale a dire la dimensione umana.

Santità, Papa Francesco, assieme al Grande Imam, Ahmed Al-Tayyeb, siete stati pionieri della necessità di adottare un rinnovato concetto di fraternità umana, dopo aver posto un modello operativo per i seguaci delle religioni con accuratezza, collegialità e responsabilità. Ricordo tuttora la scena di Papa Francesco e l'imam Al-Tayyeb che si spartivano un pezzo di pane alla tavola del Papa a Casa Santa Marta. Come non dimentico i momenti che ne sono stati ispirati fino all'idea del Documento sulla Fraternità umana, che il mondo ha accolto un grande soddisfazione. Veramente il mondo di oggi ferito ha bisogno di dividere il pane per diventare più pacifico e sicuro. Ringrazio la Comunità di Sant'Egidio che ha proseguito il cammino del bene dall'incontro di Assisi del 1986 fino a che è giunta a coronare questo itinerario l’Enciclica “Fratelli tutti”, alla cui presentazione sono stato onorato di partecipare, che darà a questi incontri maggiore ispirazione secondo lo spirito di Assisi. Sono certo che le iniziative di dialogo e comunione tra leader religiosi resteranno un’ombra protettiva sicura. Consentitemi, onorevoli partecipanti, di leggervi il discorso del Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, Gran Sheykh di Al-Azhar, che non ha potuto partecipare di persona a questo evento.


Discorso di Sua Eccellenza il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, Sheykh di Al-Azhar


Caro fratello, Papa Francesco, Papa della Chiesa Cattolica
Signor Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana,
Professor Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio,
Caro amico Bartolomeo, Patriarca di Costantinopoli
Illustri partecipanti,

Il mondo sta vivendo da quasi un anno un incubo terrificante a causa dell'epidemia di Coronavirus. Neanche uno stato è sfuggito alle sue ripercussioni, nessun popolo è sfuggito, nessuna economia si è salvata dai suoi effetti devastanti, e quanto sono più pesanti le ferite del cuore. Ciò che aggrava la dolorosa realtà è la vista di questi milioni di rifugiati, sfollati, senzatetto e vittime di zone di conflitto. Questa epidemia ha peggiorato le loro terribili condizioni in assenza della necessaria assistenza sanitaria. Allo stesso modo, interi popoli non sono stati in grado di affrontare l'epidemia.

Nonostante tutti questi rischi posti dal Coronavirus, c'è un'altra antica epidemia che si rinnova, che pensavamo sarebbe scomparsa di fronte a un pericolo che minacciava l'intera umanità, l'epidemia della discriminazione e del razzismo, una malattia che colpisce ed erode la coscienza umana. Ma, anziché osservarne la scomparsa, siamo stati scioccati nel vedere nuove forme di discriminazione a causa del Coronavirus, al punto che abbiamo sentito appelli ad abbandonare alcuni gruppi di persone al loro destino per offrire le cure prioritariamente ad altre persone, abbiamo sentito voci che chiedono di testare il vaccino su un certo gruppo di persone, sono voci che attestano solo la disumanità da parte di chi le pronuncia.

Oggi, ci aspettiamo con il mondo intero che gli sforzi scientifici siano coronati dal successo nella ricerca di un farmaco che ci salvi da questo incubo che sta per completare un anno dalla sua apparizione, mentre continua a uccidere l'umanità.

Vorrei riaffermare che la cura per l'odio umano e il razzismo è quell'antidoto che sgorga dal cuore delle amare esperienze che abbiamo vissuto e che prova colui che è dotato di una coscienza viva. Questo antidoto è la fratellanza umana, in cui vedo una solida immunità capace di affrontare le epidemie intellettuali e morali.

Il concetto di fratellanza umana non significa che ci accontentiamo di accettare l'altro, ma piuttosto che ci battiamo per il suo bene e la sua sicurezza, ci rifiutiamo di discriminarlo a causa di qualsivoglia differenza, e che non risparmiamo sforzi nel diffondere questi alti principi tra la gente. Illustri partecipanti,

Il nuovo ordine mondiale ha promosso il concetto di globalizzazione e ci ha promesso che avrebbe portato per il mondo intero i valori della libertà, della giustizia e dell’uguaglianza, che rappresentano valori umani veramente meravigliosi. Tuttavia, abbiamo presto scoperto, purtroppo, che questi nobili valori hanno portato all’umanità sfruttamento disumano con l’esclusione del diverso, l’imposizione di un unico modello culturale, l’eliminazione delle identità, la rivendicazione del diritto alla tutela dei popoli, la pretesa dell'esistenza di un modello culturale unico adatto all'umanità, mentre modelli diversi sarebbero diventati una reliquia della storia. La globalizzazione è così caduta nell'equivoco e nella contraddizione tra i proclami e la realtà della gente, portando delle ricadute ancora più malvagie delle epoche più buie. Abbiamo visto cadere questi valori quando il mondo ha preferito ignorare popoli interi costretti all'esodo e vittima di uccisioni e della morte per fame come è il caso per i Rohingya che sono stati abbandonati alla loro sorte in mare aperto.

L'avvento del Coronavirus ha annunciato al mondo la morte della globalizzazione che aveva diviso il mondo, separato gli esseri umani, allontanato la morale e i valori, emarginato la religione. Oggi è giunto per noi il momento di adottare una nuova globalizzazione, basata sulla fratellanza umana, che promuova l’uguaglianza di tutti gli esseri umani quanto a diritti e doveri, che radichi la convivenza sociale e si impegni al rispetto delle specificità e delle identità religiose e culturali, che fermi la corsa agli armamenti e reindirizzi le centinaia e migliaia di miliardi spesi per le armi verso l'istruzione, l'assistenza sanitaria e la ricerca scientifica. Allora, e soltanto allora, potremo far fronte ai disastri e alle epidemie e saremo più forti di fronte alle varie crisi.

Dinanzi a questa crisi asfissiante abbiamo, come dotti e religiosi appartenenti alle diverse religioni, il ruolo importante di far ritornare i popoli alla religione e al suo messaggio autentico che innalza i valori umani, che sono stati emarginati e abusati, ed accusati spesso di essere la causa del terrorismo e dell’estremismo, e dopo che l’ateismo e le filosofìe mondane e materiali sono riuscite ad oscurare ciò che implicano i messaggi celesti, ossia il bene, l’amore, la pace.

Lasciatemi commentare qui l'orrendo omicidio a Parigi.

Nella mia veste di sheykh di al-Azhar dichiaro davanti a Dio onnipotente che io dissocio me stesso e i precetti della religione islamica e gli insegnamenti del profeta Maometto - su di lui la pace e la benedizione di Dio - da questo peccaminoso atto criminale e da tutti coloro che perseguono questa ideologia perversa e falsa. Allo stesso tempo confermo che insultare le religioni e abusare dei simboli sacri sotto lo slogan della libertà di espressione, rappresenta una forma di ambiguità intellettuale e un esplicito appello all'immoralità. Questo terrorista e la sua gente non rappresentano la religione di Maometto - su di lui la pace e la benedizione di Dio - proprio come il terrorista neozelandese che ha ucciso i musulmani nella moschea non rappresenta la religione di Gesù, la pace sia su di lui.

Permettetemi di esprimere nuovamente la mia stima a Papa Francesco, Papa della Chiesa Cattolica, per la sua importante enciclica Fratelli Tutti, che ha offerto una diagnosi molto precisa circa la realtà del mondo e le sue malattie, e lo ha fatto da punti di vista differenti e sotto diversi aspetti, con questo coraggioso concetto umano, che aiuta gli amanti del bene e della pace a formarsi una nozione completa sulle sofferenze della “fratellanza umana” e le aspettative di raggiungerla.

Egregio pubblico!

Curiamo insieme le ferite dell’umanità, e riscopriamo i valori della misericordia, la giustizia e la tolleranza... Facciamo ritornare alla gente il sorriso strappato dalle guerre e i conflitti... Forse questi sogni sono ambiziosi ma la loro concretizzazione non è diffìcile per Dio Altissimo, se crediamo in Lui e nella fratellanza umana, alla quale siamo stati chiamati, e alla necessità di seminarla nelle anime delle nostre società e le generazioni future.

Ringrazio gli amici di Sant’Egidio per aver organizzato questo eccezionale e importante incontro.

Che la pace di Dio, la sua misericordia e le sue benedizioni siano con voi.


Shoten Minegishi
Monaco buddista Soto Zen


Santità, Eminenze, Eccellenze, cari amici,

sono venuto a Roma tra le molte critiche e l’ansia riguardo agli spostamenti e agli assembramenti di persone a causa del nuovo coronavirus. L’ho fatto per amicizia verso la comunità di Sant’Egidio. Un poeta giapponese, Akito Shima, per la fame averva commesso furti e omicidi. Fu arrestato e condannato a morte. Mentre era nel braccio della morte, iniziò a scrivere una poesia che contiene, tra gli altri, questi versi: “Qui, nel braccio della morte, le mie mani, quelle mani che hanno strangolato a morte una persona, ora dispongono fiori”. Così la poesia illustra come nella stessa persona ci può essere il bene e il male, e dice anche che ognuno di noi può essere buono o può esercitare lo stesso potere malvagio proprio delle armi: le parole che escono dalla nostra bocca possono ferire gli altri; se fissiamo qualcuno con lo sguardo, possiamo offenderlo profondamente. Tutti tendiamo istintivamente a creare divisione tra le persone. Tutti tendiamo a denigrare gli altri e ad imporci sui nostri rivali. Dipende soltanto dalla mente della persona se e come trasformarsi in un’arma. Lasciate che citi i versi di un’altra poesia:

“Sono nel braccio della morte, affamato d’amore. Ho dei dolci che qualcuno mi ha dato. Li metto a terra, in attesa che arrivino le formiche”.

In questa seconda poesia percepisco una caratteristica umana fondamentale. Gli esseri umani sono ansiosi di stabilire un rapporto profondo con gli altri. Per uno nel braccio della morte è quasi impossibile rendere felice qualcuno, perciò il detenuto mette i dolci a terra, nella speranza di rendere felici le minuscole formiche. Questa poesia afferma con forza che nessuno può raggiungere la felicità, nessuno può riempire il proprio cuore senza entrare in rapporto con gli altri.

Il detenuto ha privato la vittima della vita, perciò ha lasciato queste parole: “Ho paura di non essere capace di compensare la perdita della vita della mia vittima!”.

Sono impegnato da molto tempo nel dialogo interreligioso. Credo che tutte le persone religiose dovrebbero collaborare strettamente tra loro in modo che tutti, indipendentemente dalla religione professata o dalla posizione culturale, possano essere accettati così come sono, nella loro interezza. Sono anche fermamente convinto che la pena di morte è la negazione della dignità umana. E sono anche profondamente consapevole che la violenza e le guerre sono comportamenti creati dall’uomo. Così, come l’uomo è all’origine della guerra, può essere anche all’origine della pace.

Credo profondamente che il dialogo sia la carezza che apre il nostro cuore e ci fa compiere un passo per avvicinarci al cuore dell’altro.

Lasciatemi concludere dicendo: disarmiamo insieme i nostri cuori e proseguiamo il cammino compiendo un ulteriore passo verso il mondo che cerchiamo, un mondo di fraternità e di pace! Grazie.


Dr. Karmaljit Singh Dillon
Comitato Nazionale Sikh Gurdwara Parbandhak


Signor Presidente della Repubblica, illustri rappresentanti delle religioni mondiali,

È un onore per me intervenire a questo importante incontro intemazionale sul solco dello "spirito di Assisi".

Questo appuntamento che si ripete ogni anno costituisce un segno importante di fronte alle guerre e alle crisi che stanno scuotendo il mondo di oggi svelando la fragilità del genere umano.

Esso è la risposta degli uomini di fede, che si incontrano per rivolgersi a Dio e per dialogare, convinti che non si può ottenere la pace senza la preghiera, la preghiera di tutti, come abbiamo appena fatto.

Ringrazio per rinvilo la Comunità di sant’Egidio, cui la comunità sikh è legata da tanti anni da un rapporto di amicizia.

La nostra comunità viene da una storia di sofferenza che ci ha insegnato ad apprezzare il valore dell'incontro e del dialogo per superare le differenze e vivere in armonia.

Crediamo che c’è una forza potente delle religioni, e occasioni come questa ci aiutano a ricordarlo e a rafforzare l’unità tra i credenti, per lottare insieme, uniti, senza rinunciare alla propria identità. Siamo contenti di essere parte di questo cammino di pace.

Noi qui presenti, rappresentanti delle diverse religioni e culture, abbiamo la responsabilità di guidare il mondo ad aprire il cuore per costruire una fratellanza universale, come ha detto il nostro fondatore Sri Guru Nanak Dev Ji: La religione più elevata è quella di coltivare la fratellanza universale e di considerare tutte le creature simili a se stessi.

Non posso non pensare alla sintonia di queste parole con quelle dell’Enciclica ‘'fratelli tutti” di Papa Francesco. Tutto è connesso, ogni essere vivente è solo un frammento di un insieme.

I nostri popoli sono un'unica, grande famiglia, che deve restare unita in questo momento doloroso ne 11’affrontare una pandemia che fa crescere la povertà e l'insicurezza.

Siamo convinti che lottando insieme per la protezione della vita umana e impegnandoci per la salvaguardia dell’ambiente potremo abbattere le disuguaglianze e donare un futuro di pace ai nostri figli.

La comunità sikh in Italia è qui per riaffermare che amiamo la pace e vogliamo dare il nostro contributo nel costruire un mondo di pace.

Grazie.