· Città del Vaticano ·

Gli attacchi non giungono solo sotto forma di persecuzione ma anche attraverso una vera colonizzazione ideologica

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Le considerazioni introduttive dell’arcivescovo Gallagher

01 ottobre 2020

Pubblichiamo in una nostra traduzione dall’inglese il testo delle considerazioni introduttive dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, durante il simposio all’ambasciata degli Stati Uniti d’America presso la Santa Sede.

Onorevole Mike Pompeo, Segretario di Stato,

Signora Ambasciatore Gingrich,

Eccellenze, Signore e Signori,

Sono grato dell’invito a presentare qualche breve osservazione in apertura di questo Simposio su «Promuovere e difendere la libertà religiosa internazionale attraverso la diplomazia» e desidero ringraziare l’Ambasciatore Gingrich e il suo personale all’Ambasciata per avere organizzato questo evento. Estendo volentieri a tutti voi i saluti di Sua Santità Papa Francesco, che è a conoscenza di questo incontro su un tema di grande importanza per la Santa Sede, specialmente nelle sue attività diplomatiche a livello bilaterale come anche multilaterale.

Negli ultimi due decenni c’è stato un crescente riconoscimento dell’importante ruolo svolto dalle religioni nelle questioni riguardanti la pace e la sicurezza nazionale, nonché la reciproca coesistenza tra i popoli. Più di recente, diversi governi, compreso quello degli Stati Uniti d’America, hanno lanciato iniziative volte a difendere e a promuovere questo diritto umano fondamentale, il cui rispetto è una condizione sine qua non per tributare pieno rispetto a ogni persona e costruire il bene comune dell’umanità.

Non deve dunque sorprendere che la protezione e la promozione della libertà religiosa siano alcune delle principali “priorità politiche” della Santa Sede. Nelle sue relazioni bilaterali, la questione della protezione della libertà di religione per consentire alla Chiesa cattolica locale di svolgere la sua missione, continua a essere una parte indispensabile degli obiettivi e dell’attività della Santa Sede. In modo analogo, in diversi fori multilaterali, la Santa Sede è attenta alle tendenze e agli atteggiamenti della comunità internazionale mentre affronta le questioni collegate alla libertà di religione e di fede. È anche particolarmente attenta a come altri cosiddetti “nuovi diritti” limitano il pieno godimento della libertà religiosa, nonché al ruolo importante che la Chiesa e altre organizzazioni confessionali svolgono in numerose attività caritative, sanitarie, educative e umanitarie in tutto il mondo.

La libertà di religione per la Santa Sede non è importante solo perché è guidata dal Sommo Pontefice della Chiesa cattolica. Piuttosto, la motivazione a difendere la libertà religiosa sta principalmente nella sua comprensione e sollecitudine per la realtà ontologica della persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, fondamento della dignità inviolabile dell’uomo. Il Creatore ha dotato la natura umana di conoscenza e libero arbitrio perché arrivi a conoscerlo, amarlo e servirlo in totale libertà. La libertà, e in particolare la libertà di coscienza e la libertà religiosa, è una componente essenziale della dignità trascendente dell’uomo. Come tale, la coercizione, la violenza e la discriminazione contro la libertà di religione costituiscono un attacco alla persona umana, la sua relazione con il suo Creatore e, di fatto, un attacco contro la società. È da questa prospettiva che la Santa Sede ha sempre cercato di difendere questo diritto umano fondamentale, poiché è alla base dell’identità di ogni persona e del libero esercizio della propria libertà per lo sviluppo integrale di ogni persona e della società nel suo insieme.

È in questo contesto che la Santa Sede è assiduamente e costantemente attenta agli abusi contro la libertà di religione, a livello sia degli attori statali o non statali autoritari/dittatoriali, testimoniati nella maniera più chiara in quei casi dove c’è persecuzione fisica e addirittura uccisione delle “minoranze religiose”, sia attraverso la tendenza sempre più diffusa, riscontrata specialmente in Occidente, a promuovere ideologie e perfino leggi nazionali in conflitto con la libertà religiosa. Ritengo importante essere consapevoli che gli attacchi contro la libertà religiosa non giungono solo sotto forma di persecuzione fisica, ma anche e sempre più attraverso tendenze ideologiche e “far tacere”, attraverso quella che è stata spesso definita “correttezza politica”, che stanno togliendo libertà sempre più grandi nel nome della “tolleranza” e della “non discriminazione”. Invece, queste ideologie inflessibili, pronte a denunciare come “odiose” le credenze religiose e le persone che non accettano la loro posizione, sono esse stesse piuttosto “intollerabili” e “discriminatorie” nei confronti della libertà di religione.

C’è un numero crescente di esempi di tale fenomeno, compreso quello di alcuni Stati che approvano leggi che attaccano in modo aggressivo sia la libertà di coscienza sia la libertà di religione. È presente perfino in alcuni settori della diplomazia multilaterale. Un recente rapporto del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite sulla libertà di religione e di fede di fatto afferma che: «Il Relatore Speciale è profondamente preoccupato per le numerose relazioni che ha ricevuto, e per le informazioni fornite ad altri meccanismi per i diritti umani delle Nazioni Unite, secondo cui gruppi d’interesse religiosi sono impegnati in campagne in cui i sostenitori dei diritti che operano per combattere la discriminazione basata sul genere vengono ritratti come attori “immorali” che cercano di minare la società sposando una ideologia di genere dannosa per i bambini, le famiglie, la tradizione e la religione. Invocando principi religiosi oltre che una pseudoscienza, tali attori sostengono la difesa dei valori tradizionali radicati in interpretazioni dell’insegnamento religioso sui ruoli sociali di uomini e donne conformemente alle loro presunte differenze naturali nelle capacità fisiche e mentali; rivolgendosi spesso ai governi perché mettano in atto politiche discriminatorie» (n. 34).

La Santa Sede ha risposto con chiarezza a tale Rapporto durante il dibattito interattivo sostenendo: «Sono particolarmente inaccettabili e offensivi i numerosi riferimenti che raccomandano che la libertà di religione e di fede e di obiezione di coscienza debbano essere abbandonati a favore della promozione di altri cosiddetti “diritti umani”, che certamente non godono di consenso, essendo quindi una sorta di “colonizzazione ideologica” da parte di alcuni Stati e Istituzioni internazionali. Come tale, il rapporto, almeno in parte, è di fatto un attacco alla libertà di religione e di fede oltre che alla libertà di coscienza» (Missione della Santa Sede, Ginevra, 2 marzo 2020).

Se fossi un cinico, direi che sembra che alcuni di coloro che dovrebbero difendere e promuovere la libertà di religione o mancano della volontà di farlo veramente, o sembrano prostrarsi dinanzi alle forze ideologiche prevalenti che vedono l’esercizio della libertà religiosa come una minaccia al loro concetto di libertà, che è inteso in larga parte come la possibilità di fare tutto ciò che si vuole, affermandosi senza alcuna restrizione, compresa la legge civile, naturale e specialmente divina.

Malgrado queste difficoltà e minacce alla libertà religiosa, includendo gli altri diritti umani fondamentali ad essa connessi, la Santa Sede è convinta che si debba continuare a essere presenti e attivi nei dibattiti e nelle discussioni su questo argomento. Ritirarsi dal dibattito non è soltanto un disservizio a quanti sono senza voce, vengono perseguitati, derisi o perfino uccisi per le loro convinzioni religiose, ma anche per quanti sono in disaccordo con noi. Anche loro devono comprendere la gravità della posta in gioco. La Santa Sede, con la sua missione unica e conformemente alla sua natura particolare, utilizza gli strumenti diplomatici a sua disposizione, specialmente quello di offrire una sorta di “bussola morale”, nella costruzione della libertà di religione e di altri diritti umani fondamentali tra gli altri Stati e nella famiglia delle Nazioni. Anche se la Santa Sede non dispone dei “comuni” strumenti diplomatici utilizzati dalla maggior parte degli Stati, possiede però un corpo di dottrina sociale ricco e antico che è stato sviluppato nei secoli e che porta nel dibattito politico e diplomatico.

L’impegno della Santa Sede nella difesa e nella promozione della libertà religiosa è guidato dall’insegnamento e dall’impegno di Papa Francesco, che sottolinea costantemente l’importanza del dialogo e della comprensione reciproca, tra popoli e società, tra quanti hanno convinzioni religiose differenti o non ne hanno affatto, per andare verso la pacifica coesistenza e il rispetto reciproco. È al centro del messaggio del Documento sulla Fratellanza Umana del 4 febbraio 2019 e sarà senz’altro un tema importante della Lettera enciclica Fratelli tutti che il Santo Padre renderà pubblica tra pochi giorni.

Per concludere, vorrei citare una frase del Documento sulla Fratellanza Umana: «Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano».

Spero che i dibattiti e gli scambi che si svolgeranno qui oggi possano essere fecondi, profondi e favorire la protezione e la promozione della libertà religiosa, che tutti noi abbiamo molto a cuore.

Grazie per la cortese attenzione.