· Città del Vaticano ·

Essere cristiani in tempi di covid-19

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I vescovi belgi lanciano un questionario online

01 ottobre 2020

Anche se la pandemia da covid-19 è ancora in atto, «è giunto il momento di una prima valutazione critica» al fine di «avere una visione chiara di ciò che è stato fatto» e «trarre alcune conclusioni sulle piste da seguire in futuro»: è quanto afferma la Conferenza dei vescovi del Belgio, che ha appena avviato una grande indagine online per determinare l’impatto della crisi provocata dal coronavirus sulla vita dei cristiani del paese, tramite un questionario al quale è possibile partecipare fino al 31 ottobre.

Il covid-19 «ci ha colti tutti di sorpresa, nessuno era preparato», osservano i presuli in introduzione: «politici e scienziati si sono trovati di fronte ad un fatto nuovo con conseguenze di vasta portata, nessuno sapeva esattamente cosa fosse, come affrontarlo e quanto tempo ci sarebbe voluto». «Ora ne sappiamo di più — proseguono — tutta la società nel mondo sta affrontando la stessa crisi. Abbiamo maturato l’esperienza di una prima ondata e siamo in una seconda fase. Una nuova ondata non significa tuttavia una situazione identica. Anche in caso di recrudescenza dello stesso virus, la crisi non sarà la stessa. Forse minore su alcuni punti. Ma peggiore e più complessa per altri aspetti». A livello nazionale, l’episcopato belga riferisce di essere stato spesso interpellato dalla popolazione sul ruolo svolto dalla Chiesa e dai cattolici in questo tempo di pandemia. «Più di una volta — indicano i presuli — abbiamo sentito o letto: dov’è la Chiesa e dove sono i cristiani in azione ? Qual è il messaggio dei vescovi? È solo sulla liturgia e le celebrazioni in streaming?». Eppure, ribadiscono, molte cose sono state fatte, ispirate dal Vangelo, nelle strutture della Chiesa o all’esterno, in grandi gruppi o entità più piccole, nelle parrocchie o negli istituti di cura cristiani, negli ospedali o nelle case di riposo, ma anche a livello dell’istruzione. Molti cristiani hanno aderito anche a iniziative non necessariamente personali, «senza sentire il bisogno di delinearsi come credenti pur essendo personalmente molto motivati dal messaggio del Vangelo».

Nella presentazione della loro iniziativa, i vescovi spiegano che «non si tratta di fare un’analisi profonda o una ricerca sociologica su larga scala». «Non ci aspettiamo elenchi dettagliati — sottolineano — ma piuttosto un’indicazione dei settori in cui abbiamo operato. E soprattutto esempi rivelatori». L’idea è anche di determinare in quale misura queste azioni erano legate al Vangelo, perché — è la convinzione dei vescovi — la rilevanza della Chiesa e del suo messaggio evangelico nel mondo odierno viene valutata attraverso le situazioni concrete.

Sono sei le domande indirizzate dall’episcopato belga alle parrocchie, organizzazioni e ai singoli cristiani che, «a partire dalla loro ispirazione evangelica, hanno operato per alleviare le sofferenze causate dal coronavirus». La prima riguarda l’annuncio del Vangelo nella società contemporanea: «con quale Chiesa vogliamo uscire?». Le persone interrogate sono poi invitate a comunicare quali sono le iniziative e le forme di impegno che ritengono «positive e riconducibili in futuro», precisando in che misura le hanno portate avanti consapevolmente sulla base della loro fede e della loro coscienza ecclesiale. I partecipanti al questionario possono ugualmente segnalare le iniziative che si sono invece rivelate inutili o vane, nelle quali in futuro la Chiesa non dovrebbe più investire le sue energie. La quarta domanda riguarda «le opportunità perse»: «quali sono le iniziative ispirate dal Vangelo e dal nostro senso di umanità che avremmo potuto prendere ma che abbiamo lasciato da parte? Come risolvere questo problema in futuro», chiedono i vescovi. Segue l’invito a compilare un elenco dei diversi punti prioritari da presentare ai politici, in caso di nuova ondata. Infine, l’indagine mira ad individuare su cosa si basa la speranza cristiana dei fedeli.

I due promotori del sondaggio, monsignor Jean-Pierre Delville, vescovo di Liège, e monsignor Lode Van Hecke, vescovo di Gent, sperano che «in molti rispondano a questo questionario». I risultati, auspicano, «potranno contribuire a ulteriori processi decisionali per noi stessi e per i nostri confratelli vescovi».