· Città del Vaticano ·

Emergenza sanitaria ed emergenza formativa

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16 ottobre 2020

Innanzitutto vorrei sottolineare l’inquadramento storico che Papa Francesco fa della celebrazione del Patto educativo globale: la pandemia da covid-19, che ne ha ritardato la realizzazione, secondo il Santo Padre, è stata come un fattore precipitante della crisi già in atto da cui partiva l’esigenza della iniziativa da lui promossa, anche se è diventata causa di un ulteriore aggravamento, specialmente in campo educativo. I rimedi che le tecnologie della comunicazione hanno offerto per continuare, seppur a distanza, l’insegnamento hanno evidenziato l’acuirsi di una disparità tra la popolazione scolastica tale da potersi definire come «catastrofe educativa».

Da questa constatazione Papa Francesco prende spunto per lanciare l’esigenza di un «nuovo modello culturale» per un cambiamento che deve portare a una «svolta al modello di sviluppo» che vede nel «potere trasformante dell’educazione» uno dei cardini più importanti. Infatti, secondo il Pontefice, l’educazione ha il potere di rompere determinismi, fatalismi, conformismi e ideologie con cui il forte prevale sul più debole per dare speranza a coloro che vengono sistematicamente scartati dalla società. Va sottolineato come il Papa, riprendendo appieno la tradizione cristiana, ponga alla base dell’educazione non già delle formule tecniche, ma l’amore («L’educazione è soprattutto una questione di amore») che porta alla responsabilità di trasmettere la verità integrale tra le generazioni.

E siccome «la crisi che stiamo attraversando è «complessiva» a causa della interdipendenza planetaria, è necessario che l’impegno educativo coinvolga tutte le componenti della società che devono ascoltare «il grido delle nuove generazioni» onde superare le «pesanti ingiustizie sociali, violazioni dei diritti, profonde povertà e scarti umani».   Da qui l’esigenza (che la pandemia ha accentuato) di un impegno di portata storica per la sottoscrizione di un «patto educativo globale per e con le giovani generazioni», che deve coinvolgere «le famiglie, le comunità, le scuole e le università, le istituzioni, le religioni, i governanti, l’umanità intera nel formare persone mature». 

Papa Francesco richiama tutti al «coraggio di ricreare il tessuto di relazioni in favore di un’umanità capace di parlare la lingua della fraternità». E come non vedere una perfetta continuità tra questa indicazione e la recente lettera enciclica Fratelli tutti  che darà certamente un notevole contributo alla realizzazione del patto educativo globale?

Infine, per concretizzare e armonizzare l’impegno di tutti, Papa Francesco offre sette proposte che pongono al centro di ogni processo educativo la persona, a partire dai più piccoli che devono trovare come primo soggetto educatore la famiglia in una società che deve cambiare gli attuali modi di intendere l’economia, la politica ed il progresso «perché siano davvero al servizio dell’uomo e dell’intera famiglia umana nella prospettiva di un’ecologia integrale»,  secondo quanto la dottrina sociale della Chiesa da tempo va proponendo alla luce della Rivelazione e dell’umanesimo cristiano che ne è derivato.

di Giuseppe Versaldi
Cardinale prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica