· Città del Vaticano ·

Don Roberto e Willy, i volti dell’Italia migliore

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Il presidente Mattarella conferisce la medaglia d’oro alla memoria

08 ottobre 2020

Erano due persone come tante don Roberto Malgesini e Willy Monteiro Duarte. Eppure erano persone speciali. Perché si può essere speciali in tanti modi semplicemente scegliendo come  si decide di affrontare la vita. Si può decidere di stare a guardare, sempre, oppure di sporcarsi le mani, di fare qualcosa che dia un senso alle giornate. Quest’ultima può essere una scelta meditata, ma anche lo slancio istintivo di un momento che però testimonia di una coscienza non assopita. Don Roberto e Willy, diversi non solo per età e percorsi, hanno scelto di prendere posizione tra l’indifferenza e l’agire, accomunati infine da uno stesso tragico destino.

Il primo, 51 anni, uno di quei preti di strada che spendono una parte importante del loro tempo fuori dalla parrocchia a servire gli ultimi, è stato accoltellato a morte a Como da un immigrato con problemi psichici; uno dei tanti che assisteva ogni giorno senza risparmiarsi e conscio dei rischi. Appena 21 anni il secondo, è stato massacrato di botte da un branco di violenti a Colleferro per aver difeso un amico in una banale lite. Non erano certo eroi. Hanno fatto ciò  che per loro era giusto. Ma in un mondo sempre più segnato da chiusure, paure, indifferenza, egoismo, il loro sacrificio ha un valore inestimabile che non può andare perduto. Lo sa bene il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha deciso di  conferire a ciascuno una medaglia d’oro al valor civile alla memoria. Non un semplice riconoscimento formale, ma l’indicazione precisa di modelli da seguire. Nella motivazione il capo dello Stato sottolinea la «generosa e instancabile abnegazione» con la quale don Malgesini «si è sempre prodigato, quale autentico interprete dei valori di solidarietà umana, nella cura degli ultimi e delle loro fragilità, offrendo amorevole accoglienza e incessante sostegno... Luminoso esempio di uno straordinario messaggio di fratellanza e di un eccezionale impegno cristiano». Un impegno alto, riconosciuto anche da Papa Francesco, che lo aveva definito «testimone della carità». Di Willy, giovane italiano di origini capoverdiane, Mattarella sottolinea l’«eccezionale slancio altruistico» e la «straordinaria determinazione...,  prova di spiccata sensibilità e di attenzione ai bisogni del prossimo»; un «luminoso esempio, anche per le giovani generazioni, di generosità, altruismo, coraggio e non comune senso civico, spinti fino all’estremo sacrificio». I nomi di don Roberto e di Willy  vanno così ad aggiungersi, sia pure in una pagina listata a lutto e che speriamo non debba accoglierne mai più altri, all’elenco di eroi civili che il presidente Mattarella presenta ogni  anno ai connazionali quali esempi di impegno sociale, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani. Sono i volti di quell’Italia che sa offrire il meglio di sé, fatta di persone comuni che spesso nel nascondimento si adoperano ogni giorno con generosità in favore del prossimo nel bisogno. Senza distinzioni.

di Gaetano Vallini