· Città del Vaticano ·

La più grande risorsa mondiale richiede una gestione attenta e più che mai etica

Come maneggiare correttamente l’oro blu

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12 ottobre 2020

Il rapporto tra l’uomo e l’acqua interroga non solo i paesi che per primi si troveranno ad affrontare le conseguenze più drammatiche del cambiamento climatico. Anche l’Italia, un paese storicamente ricco di acqua dolce ma la cui gestione non è mai stata facile, si interroga su cosa la aspetta nel prossimo futuro.

Ne ha parlato a Napoli martedì 29 settembre Edoardo Borgomeo, autore del libro “Oro blu”, in un incontro pubblico a cui sono intervenuti Clemente Esposito (presidente del Centro Speleologico Meridionale), Paola Mercogliano (senior researcher  del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici), Maurizio Montalto (avvocato di diritto ambientale e presidente dell’Istituto italiano per gli studi delle politiche ambientali) e Annamaria Zaccaria (professore di Sociologia dell’ambiente e del territorio Unina).

Il libro racconta le esperienze dell’autore, uno stimato e giovane idrologo, nel rapportarsi con i problemi che in diverse parti del mondo le popolazioni locali affrontano nel gestire le risorse idriche. Ne emerge un rapporto con l’acqua governato dal difficile rapporto tra paura dei danni che questa può arrecare e la necessità dei benefici che porta. Certo, le esperienze variano da paese a paese e ciò che succede a Singapore o nei Paesi Bassi non può essere replicato in modo puro e semplice altrove. Anzi, non deve proprio esserlo se, come dice l’autore del libro, la pianificazione del rapporto con l’acqua è un lavoro che richiede di tenere l’orecchio ben appoggiato sul territorio interessato e che questo lavoro non può essere svolto efficacemente se affidato ai soli ingegneri.

Non manca un occhio alla situazione italiana passata e presente. Sono state ricordate le iniziative intraprese nel secondo dopoguerra per dotare il Meridione di infrastrutture idriche che potessero garantire lo sviluppo dell’agricoltura e soddisfare le esigenze della popolazione. Le azioni coraggiose di chi, come Danilo Dolci nel secolo scorso vide nell’acqua uno strumento di riscatto e di libertà per i contadini che nella Provincia di Palermo soffrivano i soprusi della mafia che gestiva questa risorsa. La costruzione della diga sul fiume Jato rappresenta un’eredità ancora importante per quel territorio e l’esempio di una progettazione idrica partita dal basso.

Il tema dell’acqua come risorsa che fa gola a molti centri di potere, legale e illegale è stato ripreso dall’avvocato Montalto, che tra le sue esperienze vanta anche la presidenza del consiglio di amministrazione di Abc , la società di gestione idrica del Comune di Napoli. Montalto lancia un grido d’allarme sul rischio che poche o addirittura una sola grande società si possa ritrovare a gestire le risorse idriche di tutta Italia. Un’anomalia da scongiurare, rischiosa per il mercato e persino per la sicurezza nazionale a detta dell’avvocato.  Se una corretta gestione dell’acqua riguarda la possibilità di garantire una vita serena agli esseri umani sul pianeta Terra e dunque, in sostanza, di salvare il mondo, non possiamo che dare retta a chi da 70 anni fa di questa la sua missione (segreta). Già nel 2008 James Bond, in Quantum of Solace  si imbatteva in un’organizzazione internazionale segreta intenzionata a mettere le mani “sulla risorsa naturale più preziosa al mondo”, l’acqua. Nel film, Cia, Mi6 e governi vari sbagliano un passo dietro l’altro pensando che le mire dell’organizzazione siano sul petrolio, come sempre. Per fortuna l’agente segreto decide di disattendere gli ordini dei suoi superiori e così facendo blocca i progetti dei super cattivi. Ad ascoltare gli interventi nell’evento di presentazione del libro sembra che lo stesso vada fatto da tutti coloro che vogliono mettersi al lavoro per garantire che la risorsa più importante del mondo venga gestita in modo ordinato ed equo. Disattendere schemi preconfezionati, adattarsi alle situazioni specifiche del territorio, ascoltare molto, aprirsi a nuove soluzioni tecnologiche, cooperare.

di Damiano Sanna