· Città del Vaticano ·

Il Vangelo in tasca

Cesare e Dio

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08 ottobre 2020

«In questo mondo non vi è nulla di sicuro tranne la morte e le tasse» (Benjamin Franklin). In tempi di crisi economica, di manovre, di evasione fiscale, di corruzione... parlare di tasse, di doveri verso lo Stato, può essere impopolare!

In Italia, poi, dove le tasse sono certe solo per alcuni, mentre per tanti sono del tutto ipotetiche!!! Sentite cosa scriveva un sapiente greco del v secolo avanti Cristo: «Si deve porre l’interesse dello Stato sopra quelli personali. Solo così lo Stato è ben governato. Non si devono cercare pretesti per violare l’equità, né tentare sopraffazioni contro il bene comune. Uno Stato ben governato è il più grande baluardo... perché se esso è salvo, tutto si salva e se lo Stato perisce, tutto perisce» (Democrito). Con sconforto si deve riconoscere che passano i secoli ma la cattiva erba della corruzione, del malgoverno, dell’ingiustizia resiste! Ma arriva Cristo, e dà la risposta che abbiamo ascoltato nel Vangelo: a Cesare il tributo; a Dio il primato! Dio e Cesare non sono in contrapposizione. Occuparsi delle cose materiali, ma non trascurare le cose spirituali. Non: o Cesare, o Dio! Ma, Cesare e Dio! Dio, perché ci ama davvero, esige, ma non protesta. Cesare (lo Stato), perché non ci ama, esige e protesta. Allora, Gesù ci invita a ricordarci degli impegni che abbiamo verso Dio e verso lo Stato, per non equivocare! Non dobbiamo mai fare confusioni, né a scapito di Dio né a scapito di Cesare. Ricordiamo: un cristiano che conosce bene i suoi doveri verso Dio, non solo, se li vive, è un autentico cristiano, ma è anche un cittadino autentico, che ama il proprio Paese. E come è pronto ad obbedire a Dio, è pronto anche ad obbedire a Cesare. A Cesare le cose, a Dio il cuore!

di Leonardo Sapienza