· Città del Vaticano ·

Don Milani raccontato da Fabrizio Silei e Simone Massi

Alla conquista della luce

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20 ottobre 2020

In questo difficile anno scolastico viene voglia di riprendere in mano un libro che coglie benissimo la missione della scuola, specie riguardo a quanti rischiano di restare indietro. Un libro per i più piccoli uscito tre anni fa, in occasione delle celebrazioni per i quarant’anni dalla morte di don Milani.

Siamo in Toscana, ai piedi del Mugello, e un contadino — cappello in mano e figlio maggiore vestito a festa — si reca dal padrone del fondo per chiedere di poter finalmente avere l’elettricità in casa. Sventolando con arroganza una lettera sotto il naso dei due, il signor Conte li liquida rispondendo che non dipende da lui, ma dalla società elettrica a cui ha fatto domanda mesi prima. Lo dimostrerebbero quei fogli scritti a macchina fitti fitti («fogli che a noi sembravano tutti uguali»), branditi dal padrone come un’arma sapendo benissimo che i due sono analfabeti. Umiliato, con la testa china, il contadino se ne va e ovviamente non succede nulla: passano i giorni, le settimane, i mesi e della luce nemmeno l’ombra. Poi una mattina il contadino non va nel campo ma sale deciso su per un sentiero trascinando letteralmente il figlio con sé. Lavora alla sua rivincita.

«Senza dire nulla mi ha preso per mano (…). Dopo un’ora che camminavamo gli ho detto: “Ma dove andiamo?” “Ti porto dal prete, in montagna!” “Che prete? Quale prete?” e mi sono fermato. “Dal prete matto!” mi ha spiegato. “Il priore di Barbiana, quello che insegna a leggere e scrivere ai figli dei contadini!” “Ma io non ci voglio andare! Non mi piace di leggere e scrivere!” ho protestato. E lui mi ha mollato uno schiaffo che ancora mi bruciano sulla guancia le cinque dita».

Da quel giorno il piccolo protagonista de  Il maestro  (Roma, Orecchio Acerbo 2017, pagine 48, euro 15) vive la straordinaria esperienza di Barbiana. Con le parole, impara a pensare e tempo dopo, finalmente, sulla tavola di casa brillerà una lampadina. Perché quel prete matto gli ha insegnato anche a far valer i suoi diritti. «Ci sono maestri che masticano bambini e sputano uomini. Don Lorenzo era uno di questi, ma io non lo sapevo».

È veramente bello il libro di Fabrizio Silei (Premio Andersen 2014 come scrittore dell’anno, autore di albi, saggi, romanzi e racconti per i più giovani, nonché sociologo impegnato su identità e memoria) e Simone Massi tra difficoltà di crescere, bullismo degli adulti, valore della memoria e del racconto, emancipazione attraverso la cultura, orgoglio per ciò che si è, da dove si è partiti e dove si è riusciti ad arrivare.

C’è lui, il prete di Barbiana, «fissato con le lettere e con le parole», con quel suo sorriso mesto e diretto, e la capacità di parlare ai bambini. Ci sono tutte le tappe fondamentali di Barbiana nel libro: i discorsi sulla guerra e sulla coscienza etica e civile, gli incontri con i giornalisti, le tante lettere scritte tutti insieme, il processo a don Milani e, infine, la sua morte. Ma c’è soprattutto il percorso di un bambino che diventa un uomo: «Sono passati due anni dal mio arrivo a Barbiana, ne ho tredici e adesso  so leggere e scrivere, e anche nel giornale capisco un sacco di cose».

Ma se la storia di don Milani è nota, se il suo progetto è conosciuto, la particolarità di questo libro è il modo in cui si snoda il racconto. Una particolarità resa dal linguaggio semplice e concreto, ma al tempo stesso poetico e commovente, di Fabrizio Silei. E dalle illustrazioni di Simone Massi: se infatti il libro si apre con atmosfere cupe, quasi opprimenti tanto sono prive di colori, piano piano però il buio del durissimo lavoro fisico e, soprattutto, il buio dell’ignoranza lascia gradualmente il campo al bianco. Un bianco che nutre, rafforza, spande amore, coraggio e consapevolezza.

«Torno a casa a piedi, così come sono venuto. Ma sono diventato più alto, e so leggere e scrivere e nuotare e sciare. E nel frattempo sono tornato dal Conte con mio padre, e lui mi ha detto con disprezzo: “Vai a scuola da quel prete?” “Sì” gli ho risposto guardandolo dritto negli occhi. Mi ha fatto vedere la lettera, di malavoglia». E questa volta la lettera esiste.

di Silvia Gusmano