· Città del Vaticano ·

Vivere l’umiltà di Maria nel quotidiano

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Il cardinale Parolin nel santuario calabrese di Torre di Ruggiero

10 settembre 2020

«Imitiamo la Vergine Maria, traducendo nella nostra quotidianità l’amore per il Signore». È questo l’augurio che, nella mattina di martedì 8 settembre, a Torre di Ruggiero, il cardinale Pietro Parolin ha rivolto alla comunità diocesana di Catanzaro-Squillace e a tutti i fedeli accorsi da più parti della Calabria.

Nella festa litugica della Natività della beata Vergine Maria, il segretario di Stato, accompagnato dall’arcivescovo monsignor Vincenzo Bertolone, ha raggiunto il santuario della Madonna delle Grazie, per poi presiedere la messa nell’area esterna alla presenza di alcuni vescovi della regione, del clero, delle autorità locali e di numerosi fedeli che, pur rispettando le norme restrittive per il covid-19, non hanno voluto mancare all’annuale appuntamento, accogliendo con gioia il primo collaboratore del Papa.

«La beata Vergine delle Grazie, particolarmente venerata nel santuario di Torre di Ruggiero, oggi benedicendo, l’accoglie nell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, in un luogo che, un giorno non lontano, si spera possa diventare un centro pastorale attorno a Santa Maria delle Grazie» ha detto monsignor Bertolone rivolgendosi al porporato. «In Calabria, terra millenaria di fede e di devozione cristiana — ha affermato — è tanto grande la devozione verso Maria. Lei, Eminenza, non incontra ostacoli istituzionali di tipo laicista, ma trova comunque un contesto in cui il secolarismo ha un po’ offuscato l’anima naturaliter cristiana del nostro popolo. Vecchie e nuovo forze mafiose cercano di inquinare, con la zizzania maligna, la fede popolare, spacciando come devota una pseudo religione. Da questo santuario la sua presenza richiama al dovere di liberare la devozione della Madonna da ogni rischio di strumentalizzazione». A salutare il cardinale è stato poi anche il primo cittadino di Torre Ruggiero, Mario Barberio.

Con grande commozione il segretario di Stato, in questa che è stata la sua quarta visita in Calabria, ha ricordato il recente pellegrinaggio compiuto il 15 agosto a Lourdes, nella solennità dell’Assunta, collegandolo a quello di Torre di Ruggiero, conosciuta come la “piccola Lourdes” della regione.

Dopo aver salutato l’arcivescovo, i concelebranti, le autorità e tutti i presenti, il cardinale Parolin ha riletto la solennità della Natività di Maria, richiamando anche le arti figurative che — come in Giotto, nell’affresco della cappella degli Scrovegni a Padova — raccontano la quotidianità domestica della casa: la madre Anna che dopo il parto aspetta di prendere in braccio la piccola Maria.

«La storia della salvezza — ha detto — non passa sulle strade dorate del “sensazionale”, ma si svolge fondamentalmente attraverso gli umili e impegnativi sentieri della realtà, nel battito ordinario in cui trascorre la vita di ogni uomo... La missione del Figlio di Dio si concreta mediante la generosa disponibilità di Maria, umile creatura sulla quale Dio posa il suo sguardo ammirato». Ricordando le parole del Magnificat, il porporato ha ribadito come «Dio ama sommamente l’umiltà e respinge l’ostentazione e la superbia». Gesù «mite ed umile di cuore volle venire da una madre piena di mitezza e di umiltà, perché doveva offrirsi a ognuno modello di tali virtù» ha affermato citando san Bernardo.

Dal porporato poi l’invito a vivere la semplicità domestica con fede e umiltà. «L’ordinarietà delle nostre giornate agli occhi di Dio — ha detto — non è qualcosa di trascurabile, di accessorio... Il Signore Gesù non si separa dalla storia umana, ma vi entra pienamente. Gesù esprime la sua novità e la sua trascendenza facendosi vicino: Egli vuole entrare nel nostro quotidiano e trasformarlo, modellando la nostra vita sulla sua».

Poi un interrogativo all’assemblea dei fedeli: «Questo Santuario di Santa Maria delle Grazie a Torre di Ruggiero che cosa significa per i fedeli che vi giungono in gran numero?». Il manto della Madonna, ha esortato il segretario di Stato, «deve unire, deve collegare terra e cielo... E ciò significa accettare con gioia che Dio entri nella nostra vita quotidiana, incidendo in profondità sul nostro modo di vivere... È in questo modo che la vita diventa autentica, lontana da ogni ipocrisia, da ogni compromesso col male, aprendosi sempre più alla verità, alla trasparenza, all’amore, alla disponibilità pronta e generosa verso ogni essere umano». Dal porporato anche un appello a dar seguito alle indicazioni del Papa, che in un messaggio al presidente della Pontificia accademia mariana internazionale ha ricordato di recente che «la devozione mariana è un patrimonio religioso-culturale da salvaguardare nella sua originaria purezza liberandolo da sovrastrutture, poteri o condizionamenti che non rispondono ai criteri evangelici di giustizia, libertà, onestà e solidarietà». Infine un’assicurazione ai presenti: «Porterò al Santo Padre il vostro saluto e la vostra preghiera».

A concludere la celebrazione, l’atto di affidamento recitato dal segretario di Stato dinanzi alla statua della Vergine con l’omaggio floreale. (giovanni scarpino)


L’appello del segretario di Stato nel Catanzarese

La religiosità popolare va purificata da elementi malavitosi


La necessità di «liberare la figura della Madonna dall’influsso delle organizzazioni malavitose» — così com’era stata auspicata da Papa Francesco nell’agosto scorso — è stata rilanciata dal cardinale segretario di Stato nel corso della visita in Calabria.

Le parole scritte dal vescovo di Roma in occasione dell’istituzione, presso la Pontificia accademia mariana internazionale, di un Dipartimento di analisi e di studio dei fenomeni criminali e mafiosi, sono riecheggiate nella sostanza durante il colloquio avuto dal cardinale Parolin con alcuni giornalisti che lo sollecitavano sul tema. Il porporato ha ribadito che occorre «purificare la religiosità popolare dagli elementi che non sono propri, tanto più se sono elementi malavitosi»; e dopo aver definito un «grandissimo tesoro» la pietà popolare, ha fatto notare come tuttavia non siano solo gli “inchini” delle statue mariane davanti alle case dei boss o altre forme di abuso a dover essere estirpati, ma «anche tante forme di superstizione».

Ecco allora — ha concluso il segretario di Stato — che c’è «tutto un lavoro da fare, a cui i pastori si dedicano con grande attenzione», per preservare il “valore” di questa devozione, «di cui la Chiesa non può fare a meno proprio perché in tutte le situazioni sostiene la fede».