· Città del Vaticano ·

Un suono a cui dare carne

La copertina del libro

«Il Padre Nostro per i piccoli» scritto dalla teologa e liturgista Morena Baldacci e illustrato da Maria Gianola

14 settembre 2020

I bambini imparano presto. E insegnano agli adulti molte cose. Anche come viene recitata, detta, la preghiera del Padre Nostro, la preghiera delle preghiere, l’accompagno preferito alla tenerezza e misericordia di Dio, anche per chi si allontana dalla fede cattolica, un abecedario della buona speranza a cui aggrapparsi nei momenti di crisi o quando il buio inizia a farsi posto nell’anima degli uomini.

La preghiera del Padre Nostro, in fondo, comincia con un’espressione semplice e misteriosa: Abbà, papà. Una parola antichissima uscita dalla bocca di Gesù nella sua lingua materna: l’aramaico. Gesù chiama Dio con il nome filiale e tenero di papà e ai discepoli che gli domandano «insegnaci a pregare», consegna non una formula, ma una parola che esprime relazione, confidenza, intimità. Con la preghiera del Padre Nostro Gesù si fa bambino e insegna a ciascuno di noi a «tornare ad essere come bambini» (Matteo 18, 1-8).

A pochi giorni dall’approvazione del nuovo Messale Romano, che sarà operativo e obbligatorio dalla Pasqua 2021, l’editrice Ave pubblica Il Padre Nostro per i piccoli (Roma, 2020, pagine 56, euro 13,90), scritto dalla teologa e liturgista Morena Baldacci e illustrato da Maria Gianola, prendendo spunto dalle novità introdotte nel Padre Nostro.

«Insegnare ai bambini il Padre Nostro — scrive nell’introduzione l’autrice — è più di una ripetizione meccanica o un esercizio mnemonico: è una strada che ci porta e riporta ogni giorno nella casa del Padre, una via dentro il cuore stesso di Dio, un suono e un ritmo che ci fanno tornare a essere come bambini affamati di cibo e calore, presenza e consolazione. Una preghiera per la fame, una preghiera quando si ha paura e ci si sente soli, una preghiera per camminare e crescere.

Ecco perché la preghiera chiede di essere pronunciata con le labbra, di essere ascoltata con le orecchie, di essere espressa con le mani. Non una formula da recitare, ma un suono a cui dare carne, da masticare in bocca e da esprimere con tutto il corpo. Così facendo, accompagnando i nostri bambini lungo questa strada piena di scoperte e di suoni misteriosi e affascinanti, sapremo guidare i loro passi nel cammino della vita».

Un libro raccontato, parlato, e accompagnato con illustrazioni che fanno “sentire” la preghiera come un desiderio unico, alla portata di tutti. Così il Padre Nostro non è più un’astratta preghiera imparata a memoria perché “si è sempre fatto così”, ma un cammino di apprendimento della Parola sacra che guarda alle cose belle della vita. Nel percorso di ricerca di questa preghiera antichissima e che oggi acquisisce una nuova formula anche sotto la spinta di Papa Francesco — non abbandonarci alla tentazione al posto di non ci indurre in tentazione — il libro della liturgista Baldacci, particolarmente adatto alle famiglie con i loro piccoli, mette insieme parole e suoni, Parola e pane-cibo, parole e corpo, calore, esplorazione, conoscenza. Non è in fondo il Padre Nostro la sintesi di tutto il Vangelo? Ecco perché ogni strofa rimanda a una narrazione biblica: la creazione (Genesi 1, 1-28), la parabola del Regno (Matteo 13, 31-31), l’ultima cena (Luca 22, 14-20), il padre misericordioso (Luca 15, 11-31) e la tempesta sedata (Marco 4, 35-41). Crescendo, il bambino imparerà conoscere questi testi che qui sono evocati nell’illustrazione, ma potrebbero essere raccontati con le parole e con le immagini.

Una preghiera che dovrà essere di nuovo “masticata” anche dagli adulti, nelle messe comunitarie e nelle proprie case. La parola che Gesù ci ha consegnato racchiude e annoda insieme tutte le domande dell’esistenza: il bisogno della sua presenza, la necessità del cibo, la richiesta di perdono, la forza nella difficoltà. Così una sorta di gomitolo dell’alleluja che si dipana di padre in figlio — avrebbe detto Paolo Giuntella — il filo della fede riacquista forza e vitalità, tessendo un incontro che tiene unita tutta la famiglia, partendo dal gusto della terra e guardando all’infinito del cielo. La preghiera del Padre Nostro, infine, si chiude con un amen. Un suono che, come il battere insieme le mani, chiude e al tempo stesso fa esplodere la gioia. Per un Dio goduto, sognato, assaporato. E finalmente condiviso.

di Gianni Di Santo