· Città del Vaticano ·

Trump attacca Pechino

Trump durante il videomessaggio all’assemblea generale dell’Onu (Reuters)

All’assemblea generale delle Nazioni Unite

23 settembre 2020

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto ieri all’assemblea generale delle Nazioni Unite lanciando accuse durissime contro la Cina, ritenendola responsabile della pandemia di coronavirus. «La Cina ha infettato il mondo» ha detto l’inquilino della Casa Bianca: «Dobbiamo rendere responsabile la Cina che ha diffuso questa piaga nel mondo». Trump ha parlato pochi minuti — una durata inusuale per un discorso all'assemblea generale dell'Onu — nel corso dei quali ha anche attaccato il ruolo dell'Onu, che, ha detto, «deve concentrarsi sui problemi reali». Non è la prima volta che il presidente Usa critica l'Onu, e in particolare l'Oms e l'Unesco, considerandoli strumenti inefficienti e ai quali ha minacciato di tagliare i fondi.

Immediata la replica cinese. L'ambasciatore di Pechino presso l'Onu ha detto chiaramente che il suo governo «respinge con forza» le accuse del presidente Usa. Un concetto ribadito dal presidente cinese, Xi Jinping. «La pandemia va affrontata insieme, uniti, e seguendo la scienza. Ogni tentativo di politicizzare o stigmatizzare la pandemia deve essere respinto» ha detto Xi nel suo intervento. «Il mondo dovrebbe dare all’Oms un ruolo guida nella risposta internazionale per sconfiggere la pandemia». In particolare, come già fatto altre volte, Xi ha sottolineato l'importanza di un mondo sempre più interconnesso e di un approccio multilaterale in politica: «Non bisogna cadere nella trappola dello scontro di civiltà» e occorre «dire no all’unilateralismo e al protezionismo» per affrontare seriamente «le sfide della globalizzazione e della distribuzione della ricchezza». Le Nazioni Unite «non devono essere dominate da coloro che mostrano i muscoli agli altri», ha poi aggiunto il presidente cinese. «Non devono essere praticate politiche di privilegio o doppi standard. Né il diritto internazionale dovrebbe essere distorto e usato come pretesto per minare i diritti e gli interessi legittimi di altri Paesi o la pace e la stabilità mondiale».

Il confronto Usa-Cina non è stato però l'unica questione sul tavolo dell'assemblea generale. L'altro grande nodo è stato il nucleare iraniano. Due giorni fa Trump ha firmato l'ordine esecutivo con il quale ha fatto ripartire le sanzioni economiche contro Teheran accusata di aver violato l'accordo sul nucleare del 2015. La decisione ha sollevato numerose critiche da parte non solo dell'Onu, ma anche degli altri firmatari dell'accordo, secondo i quali gli Usa non possono far ripartire le sanzioni perché sono usciti dall'intesa nel 2018. «L’Europa non scenderà a compromessi sulle sanzioni contro l’Iran» ha detto ieri il presidente francese, Emmanuel Macron. La Francia «con i suoi partner, Gran Bretagna e Germania, manterrà la richiesta per la piena attuazione dell’accordo sul nucleare iraniano e non accetterà le violazioni commesse da Teheran» ha aggiunto. Tuttavia, «non approveremo l’attivazione di un meccanismo che gli Stati Uniti, dopo essere usciti dall’intesa, non sono in grado di attivare», ovvero il meccanismo di ripristino delle sanzioni.

Più dure le parole del presidente iraniano, Hassn Rohani, secondo il quale «per il mondo oggi è il momento di opporsi al bullismo; l’era del dominio e dell’egemonia è finita». Il leader iraniano ha poi definito l’accordo sul nucleare «uno dei maggiori successi nella storia della diplomazia» al quale «siamo rimasti fedeli, nonostante le persistenti violazioni degli Usa». Ci accusano «falsamente e impongono sanzioni senza alcun fondamento con il pretesto della proliferazione nucleare» ha proseguito.

Da segnalare che anche il presidente russo, Vladimir Putin, ha detto ieri, rivolgendosi all’assemblea generale, che «le sfide economiche poste dalla pandemia rafforzano la tesi che il commercio mondiale deve essere liberato da sanzioni illegittime». Putin inoltre ha detto che Mosca «vuole un accordo vincolante tra tutte le potenze spaziali per bandire il dispiegamento di armi nello spazio e l’uso della forza contro gli oggetto in orbita».

Nel frattempo, il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha lanciato un «appello ad una nuova spinta della comunità internazionale per rendere il cessate il fuoco globale una realtà entro la fine del 2020». Nel suo intervento all'assemblea generale, Guterres ha sottolineato che «si frappongono enormi ostacoli ma abbiamo motivi per essere fiduciosi» nella possibilità di un cessate il fuoco. Il segretario generale ha citato il nuovo accordo di pace in Sudan tra governo e movimenti armati, e l’avvio dei negoziati di pace in Afghanistan. In diverse situazioni nuovi cessate il fuoco resistono meglio che in passato, come in Medio Oriente (con un periodo di calma a Gaza), e in Libia. «E' il momento per una nuova spinta collettiva per pace e riconciliazione — ha detto ancora —; abbiamo bisogno di uno sforzo internazionale comune, guidato dal Consiglio di sicurezza. Abbiamo 100 giorni».