· Città del Vaticano ·

Sulle tracce di Francesco Petrarca

Andrea del Castagno, «Francesco Petrarca» (1450, particolare)

Censite, commentate ed edite trentanove attestazioni autografe in un volume di Maddalena Signorini

28 settembre 2020

L’attività culturale di Francesco Petrarca può essere valutata non solo sulla base delle sue opere, latine e volgari, ma anche grazie a una cospicua quantità di documentazione autografa pervenutaci. Oggi possediamo infatti interi manoscritti così come epistole, quaderni di appunti, note di possesso, integrazioni o glosse al testo, didascalie, disegni, pensieri.

Tale documentazione permette di indagare l’attività intellettuale di Petrarca con finalità specifiche e metodi differenziati, tesi tutti, comunque, al condiviso obiettivo di ricostruire nella sua articolata complessità le caratteristiche pregnanti del sistema culturale petrarchesco. Un sistema che fu, al contempo, espressione della sua epoca e altamente innovativo, profetico. Questo scenario viene analizzato con rigore scientifico e proposto con felice vena divulgativa da Maddalena Signorini (insegna paleografia latina e codicologia presso l’Università di Roma Tor Vergata) nel libro intitolato Sulle tracce di Petrarca (Firenze, Leo. S. Olschki Editore, 2020, pagine 223, euro 28), in cui si censiscono, editano e commentano paleograficamente un gruppo di trentanove attestazioni autografe lasciate da Petrarca nelle carte di guardia (pergamene) anteriori o posteriori dei libri appartenutigli, in un luogo perciò periferico ma, al tempo stesso, significativamente a contatto con il libro inteso sia quale manufatto, sia quale relatore di un testo. Si tratta di un insieme di “tracce” grafiche che, lungi dal rappresentare un agglomerato di scritti casuali, costituisce al contrario un complesso coeso e coerente, testimonianza materiale di un progetto culturale di alto sentire.

Come ricorda Maddalena Signorini, con il termine “tracce” si intendono oggi brevi testi che costituiscono il prodotto di una prassi scrittoria diffusa nel Medioevo, ma specifica, secondo la quale essi vengono aggiunti all’interno di supporti grafici finiti, originariamente non predisposti a contenerli. In questo contesto s’inserisce la scelta operata dall’autrice, che ha enucleato un gruppo di testi che presentano aspetti specifici e comuni: ovvero brani in prosa o in poesia, fissati dalla mano del Petrarca sulle carte di guardia seguendo precise modalità e cronologie.

Tali scritti sono dunque accomunati da una collocazione eccentrica, marginale, rispetto al testo o ai testi tramandati al manoscritto ospite, che si riflette spesso nell’assenza di un legame diretto, cioè, quando esista, di natura più concettuale che non di precisa rispondenza testuale. Tutte le “tracce” petrarchesche condividono una collocazione ai margini del libro che le ospita, nelle estreme carte anteriori o posteriori di guardia, oppure a fine testo, su carte rimaste inutilizzate.

Questa collocazione le protegge dalla dispersione e, al tempo stesso, le rende vulnerabili. «Non c’è dubbio infatti — rileva Maddalena Signorini — che qualsiasi piccolo testo, nota o appunto sparso abbia di gran lunga maggiori possibilità di essere conservato all’interno di una struttura libraria che come singolo foglio sciolto». Gli spazi bianchi contenuti nei libri, appetibili supporti facilmente riutilizzabili, non rappresentano dunque soltanto l’opportunità di recuperare «una superficie non sfruttata», ma anche, al medesimo tempo, essi costituiscono «un magnifico sistema di protezione» contro la dispersione, poiché verosimilmente il libro ha maggiori possibilità di attraversare il tempo rispetto al singolo foglio o quaderno. Tuttavia proprio la loro decontestualizzazione sia testuale sia fisica dal libro — le carte di guardia, infatti strutturalmente appartengono alla legatura e per secoli, sino ai tempi recenti, sono state gettate via ad ogni nuova rilegatura — le rende vulnerabili. La minuziosa indagine condotta sul filo di un’eccelsa competenza porta l’autrice ad evidenziare il fatto che Petrarca operò in un quadro di «forte consapevolezza». La connessione tra la cura da lui dedicata alla realizzazione grafica delle note e alla loro ubicazione, i sottili fili che legano quelle note alla lettura dei manoscritti che le ospitano, la coscienza del valore intrinseco dei suoi libri, come pure l’adoperarsi di Petrarca affinché la sua biblioteca — quale insieme ordinato e ragionato di libri — potesse offrirsi agli studiosi futuri, l’incrocio di questo insieme di fatti mostra il senso e la finalità dell’aggiunta di quei brevi testi nelle carte di guardia.

«Quelle note che a prima vista potrebbero sembrare mondi di una costellazione casuale e priva di senso — scrive Signorini — sono invece elementi che, seppure periferici non costituendo una evidente manifestazione dello studio vasto e capillare svolto da Petrarca sui suoi codici, contribuiscono alla narrazione della sua biografia e a quella della sua biblioteca».

di Gabriele Nicolò