· Città del Vaticano ·

Sette agenti di polizia sospesi negli Stati Uniti

Manifestanti protestano davanti alla sede della polizia a Rochester (Afp)

Coinvolti nel fermo e nell’uccisione dell’afroamericano Daniel Prude a Rochester

04 settembre 2020

Sono stati sospesi i sette agenti coinvolti nel fermo e nell’uccisione dell’afroamericano Daniel Prude a Rochester, nello Stato di New York. Prude è morto a 41 anni lo scorso 30 marzo dopo essere stato fermato da un gruppo di agenti, che poi lo hanno ammanettato e gli hanno coperto la testa con un cappuccio e tenuto il viso schiacciato al suolo per due minuti. Lo ha reso noto ieri sera Lovely Warren, il sindaco democratico di Rochester, nel corso di una conferenza stampa.

La decisione è stata presa ad oltre cinque mesi dall’episodio, dopo che qualche ore prima la famiglia di Prude ha pubblicato le drammatiche immagini. Il procuratore generale dello Stato di New York, Letitia James, ha garantito una «indagine giusta, indipendente e trasparente».

La perizia del medico legale parla di una morte «causata dalle complicazioni di un’asfissia dovuta a una coercizione fisica». Prude — che soffriva di disturbi mentali ed era arrivato da Chicago a Rochester, alle porte di New York, per una visita ad alcuni familiari — è l’ennesima vittima di un uso eccessivo della forza da parte di agenti di polizia.

Vicende che stanno piombando sulla campagna elettorale per le presidenziali del 3 novembre prossimo.

E a meno di un mese dal voto per la Casa Bianca, Donald Trump ha deciso di tagliare i fondi federali alle città — definite «giurisdizioni anarchiche» — governate dai democratici, che, ha detto il presidente degli Stati Uniti, «tolgono i fondi alla polizia» e lasciano carta bianca alla violenza nelle proteste razziali.

La decisione, indicano gli analisti, appare controversa, perchè i fondi governativi sono in genere approvati dal Congresso, ma l’Amministrazione può tentare di cancellare alcuni progetti. Probabili le battaglie in tribunale, sicure quelle politiche.

Nel mirino ci sono la capitale, Washington Dc, oltre a New York, Portland e Seattle: ossia i fronti caldi della contestazione antirazzista contro l’uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine, soprattutto contro gli afroamericani.

Una mossa già provata contro le città che tutelano gli immigrati irregolari, anch’esse a guida democratica, per scaldare una campagna elettorale delle presidenziali che già oggi entra nel vivo con il voto per posta in North Carolina.

L’annuncio di Trump è arrivato durante la visita del suo rivale democratico, Joe Biden, a Kenosha, la città del Wisconsin dove il 23 agosto scorso l’afroamericano Jacob Blake è stato ferito con sette colpi di pistola alla schiena esplosi da parte di un agente, rimanendo paralizzato.

Da Kenosha, dove nei giorni scorsi si era recato anche Trump, Biden ha condannato la violenza «da qualunque parte arrivi» e ha chiesto l’incriminazione del poliziotto che ha sparato alla schiena di Blake.

Sono qui per «unire gli americani», ha detto l’ex vicepresidente degli Stati Uniti (dal 2009 al 2017 sotto l'Amministrazione di Barack Obama) prima di incontrare la famiglia di Blake, in forma privata, all’aeroporto di Milwaukee. Al termine dell’incontro, Biden ha detto di avere parlato al telefono con Jacob Blake per un quarto d’ora. «Mi ha detto di come nulla lo sconfiggerà, del fatto che non si arrenderà, che torni a camminare o meno», ha riferito ai giornalisti il candidato democratico alla Casa Bianca.