· Città del Vaticano ·

Secoli di musica racchiusi in cinque lettere

Particolare della copertina del libro «Nel nome di Maria» di Alessandro Zaccuri

Cantiche e laudi dedicate al nome della madre di Gesù

11 settembre 2020

La festa liturgica del Santo Nome di Maria venne istituita da Giulio ii nel 1513 per la diocesi di Cuenca (Spagna) e fissata al 12 settembre. Proprio in questo giorno nel 1681 il re di Polonia Giovanni Sobieski sconfisse i turchi che assediavano Vienna, liberando la città. Per riconoscenza alla Madre di Dio il Papa Innocenzo xi estese la solennità a tutta la Chiesa, portandola però alla domenica successiva, l’8 settembre. In seguito Pio X la riportò al 12 settembre.

I canti medievali

La devozione al Santo Nome di Maria nacque come pia pratica nella Spagna medievale e qui si ebbero anche i primi canti specificamente collegati a essa. Tra le 427 Cantigas de Santa Maria, la grande raccolta di canti mariani curata dal re Alfonso x il Saggio intorno al 1280, la numero 70 ha il titolo Nel nome di Maria vi sono cinque lettere e non più. Questa frase forma anche il ritornello, alternato alle 5 quartine di cui consta il testo. Le iniziali delle strofe sono l’acrostico del nome Maria; in ogni quartina si citano le doti della Madonna, che iniziano con la stessa lettera. Nella M ella è nostra Madre, la Migliore di tutta l’umanità, ma anche Capo (Maior in spagnolo) di essa ed esempio di Mitezza e Mansuetudine. Poi con A ella è per noi Amica e Avvocata, da noi Amata e Adorata e Posta sopra di noi (Aposta). Con R iniziano Radice, Ramo, Rosa e Regina del mondo. I significa che ella ci mostra Gesù (Jesu) Cristo, Giusto Giudice (Justo Juiz). L’ultima quartina dice letteralmente «“A” vuol dire che noi Avremo e Concluderemo (Acabaremos) tutto quello che chiederemo a Dio per mezzo suo». La melodia, in primo modo gregoriano trasportato di una quinta, è enfatica, con alcuni slanci al mi superiore, da cui traspare una fiducia entusiastica.

Precedente a questo canto era però l’uso devozionale del domenicano Giordano di Sassonia (1190–1237), successore di san Domenico come superiore dell’ordine. Giordano recitava preghiere e salmi, in modo da formare l’acrostico di Maria. Nell’ordine: Magnificat, Ad Dominum (salmo 119), Retribue servum tuum (salmo 118), In convertendo (salmo 125), Ad te levavi (salmo 122).

Al Nome di Maria è poi dedicata la lunga Ave Maria del monaco di Salisburgo, composta da questo anonimo religioso, buon poeta e musicista, intorno al 1440; è una litania di 23 versi, che iniziano con le lettere dell’alfabeto e costituiscono un elenco gli attributi della Madre di Dio. All’A si dice: «Ave, creatura splendida, figura angelica; Dio stesso t’ha dato questa natura». Alla M: «Maria, noi ti adoriamo: dacci un poco della tua immensa bontà e fa che dai mali di questo terra possiamo volgere lo sguardo al cielo, a contemplare la tua immagine». Musicalmente la sequenza è già un esempio di composizione rinascimentale: temi diversi si alternano anticipando la polifonia del secolo successivo.

La canzone italiana

Sant’Alfonso Maria de Liguori (1696–1787) scrisse una bella canzone intitolata Maria che dolce nome; le 8 brevi quartine rimate che la compongono sono un inno di affidamento alla Madonna. «Maria, che dolce nome / tu sei per chi t’intende; / beato chi ti rende / amore per amor» dice la prima strofa, mentre la seconda svolge il pensiero di fondo: «Se avrò Maria sul labbro / un bel pensier mi dice / ch’io pur sarò felice / se avrò Maria sul cuor». Ritorna poi il tema, frequente nel Settecento, della lotta contro il male: la Madre di Dio è scudo contro «l’infernal nemico» e nel suo «nome amato» ritrova «la dolce speme, il porto / il giusto e il peccator». Il devoto morirà in pace se avrà Maria sul labbro e nel cuore. La semplice e festosa melodia ebbe notevole successo fino a pochi decenni fa.

O dolce nome, Maria, Maria è un’altra canzone, proveniente dai seguaci di sant’Alfonso, i Redentoristi. L’autore è sconosciuto, ma la composizione dovrebbe risalire agli inizi dell’Ottocento. In otto quartine a rima baciata il fedele assume un atteggiamento simile a quello della precedente canzone: l’affidamento completo a Maria, chiedendone la vicinanza e l’aiuto nelle difficoltà della vita. «O dolce nome Maria, Maria / speme e conforto dell’alma mia / col cuor sul labbro finché vivrò / o dolce nome, t’invocherò» dice la prima strofa; l’affinità con la canzone di sant’Alfonso induce a vederne qui una parafrasi, in forma più poetica. con frequenti richiami alla natura. «Allor che l’alba rimena il giorno / allor che il sole fa in mar ritorno» il fedele invocherà il “dolce Nome”. Con un’altra immagine il devoto si paragona a una nave, che può smarrirsi «nel mar crudele di questa vita». Ma Maria è «la stella che fuga i venti / che doma e placa l’onde frementi / che mille e mille navi salvò» e di lei si chiede l’intervento. Una fiduciosa invocazione conclude la preghiera. Quando il fedele sarà arrivato ai confini del vivere non temerà «del fier nemico le insidie e i danni» perché invocherà il dolce Nome di Maria. Nonostante l’indubbio valore poetico e la gradevole melodia il canto ebbe solo scarsa diffusione; è però rimasto nella tradizione redentorista.

Nome dolcissimo, nome d’amore è la più popolare tra le canzoni dedicate al Santo Nome di Maria. Fu composta nel 1920 (e ora ne ricorre il centenario) da monsignor Andrea Castelli (1876-1970), valido organista e compositore. «Nome dolcissimo, nome d’amore, tu sei rifugio al peccatore / fra i cori angelici è l'armonia, Ave Maria, Ave Maria». Questa prima strofa si diffuse in tutta Italia, ma da varie parti si aggiunsero strofe eterogenee. Nella versione originale alla prima seguono altre tre strofe, ognuna di tre versi con un quarto, che fa da ritornello, ripetendo l’incipi dell’Ave Maria.

La Madre del Salvatore è onore al suo popolo e a lei s’inchinano la terra e il cielo. Una preghiera conclude il canto: «Dal ciel benigna riguarda a noi, / materna mostrati ai figli tuoi; / ascolta, o Vergine, la prece pia. Ave Maria, Ave Maria». Circa un secolo prima il musicista romano Gaetano Capocci (1811-1898) aveva composto un’altra canzone con il medesimo titolo: «Nome dolcissimo, nome d’amore / possente balsamo al mio dolore / solo rifugio dell’alma mia / Ave Maria». La difficoltà della melodia, elaborata con qualche cromatismo, ne frenò la diffusione.

di Benno Scharf