· Città del Vaticano ·

Santità periferica

L’arazzo raffigurante la nuova beata nella cattedrale di Napoli

Madre Maria Luigia Velotti beatificata a Napoli

26 settembre 2020

«La maturità sociale espressa dalla beata Maria Luigia Velotti del Santissimo Sacramento nell’800, nella difficile realtà partenopea, in una di quelle periferie dove ancora oggi la Chiesa è chiamata a testimoniare la vita buona del Vangelo, è ancora attuale perché sono ancora tante quelle periferie geografiche, ma anche esistenziali — così care al Santo Padre Francesco — che necessitano di una testimonianza cristiana viva ed efficace». Ecco il ritratto della nuova beata (1826-1886), fondatrice della congregazione delle suore Francescane adoratrici della Santa Croce, delineato dal cardinale arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, che sabato mattina, 26 settembre, ha presieduto la celebrazione nella cattedrale partenopea.

«“Monaca di casa” prima, ritirata in comunità poi, fondatrice in seguito, colpita dalla sofferenza, ha vissuto una vita fondata sulla preghiera nel totale dono di sé a Dio, secondo la spiritualità francescana, da lei profondamente amata», ha spiegato il cardinale Sepe nell’omelia. «Un messaggio che la nuova beata ci offre — ha fatto presente — è quello del donarsi agli altri attraverso la carità. Questa donna ha lasciato un segno tangibile della sua carità. Nel corso della sua travagliata esistenza, si è aperta gradualmente all’amore verso gli altri, mettendosi al servizio dei poveri, degli indigenti, dei sofferenti nello spirito, valorizzando quanti erano ai margini della società, con particolare cura nei riguardi delle donne». E «temprata dalle prove personali, rivolse al genere femminile un’attenzione speciale, in un momento in cui la donna non godeva ancora di una consapevole considerazione nella società».

«Attenta alle necessità degli altri, specialmente le fasce più deboli e indigenti», la nuova beata, «unitamente al pane per il nutrimento corporale, seppe spezzare il pane della Parola per il nutrimento spirituale». ha affermato il cardinale. Promosse, infatti, «una valida attività catechetica nell’area del napoletano, rivolgendosi, in modo speciale, ai fanciulli».

«Il servizio della catechesi — ha proseguito — è una delle caratteristiche più rilevanti della missione di Maria Luigia: educare alla fede mediante l’opera e la parola; una parola, che sebbene semplice per la scarsità delle sue risorse culturali, sapeva arrivare al cuore, comunicando l’essenziale. Con spiccata sensibilità e mossa da una incrollabile fede, ha saputo riconoscere in ogni individuo, anche il più reietto o malvagio, un frammento di quell’umanità alla quale è necessario testimoniare la verità evangelica e la possibilità di salvezza».

«La beata Maria Luigia — ha rilanciato — è un messaggio di Dio per tutti noi e per le sue suore, specialmente in questo tempo difficile segnato dalla precarietà a causa della pandemia. Umile e silenziosa, si calò nelle incertezze e nelle miserie del suo tempo senza indugio, con uno spiccato senso di concretezza, ma totalmente abbandonata a Dio. La vita contemplativa e l’attività apostolica di questa beata dell’Ottocento sono un ulteriore esempio della fiorente vita religiosa femminile nella Chiesa in tempi specialmente travagliati».

«La sua casa e il suo convento — ha concluso il cardinale Sepe — erano meta di un continuo affluire di gente di ogni ceto e condizione per chiedere consigli. Non era la sua cultura o particolari doti umane ad attirare la gente, ma la consapevolezza di essere di fronte ad una “santa monaca”».