· Città del Vaticano ·

La preoccupazione del Segretario generale dell’Onu

Riesplode il conflitto nel Nagorno-Karabakh

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
28 settembre 2020

Riesplode il conflitto del Nagorno-Karabakh in un crescendo di violenza e tensione. La guerra congelata dal 1994 si è riaccesa improvvisamente ieri mattina, quando sono esplosi pesanti combattimenti tra le forze azere e gli armeni del Nagorno-Karabakh. Numerose le vittime. Fonti armene hanno reso noto che 32 soldati del Nagorno-Karabakh e una decina di civili sono morti. L’Azerbaigian, invece, non ha dato notizie sulle sue perdite militari.

Non è chiaro che cosa abbia scatenato l’escalation delle violenze. Gli armeni del Nagorno-Karabakh accusano l’Azerbaigian di avere lanciato attacchi aerei e con artiglieria contro loro postazioni e sostengono di avere abbattuto elicotteri e distrutto tank azeri. L’Azerbaigian, dal canto suo, sostiene di avere subito un attacco e quindi di aver lanciato la controffensiva; nega inoltre la distruzione di suoi carri armati. Il presidente azero, Ilham Aliyev, ha ordinato l’imposizione della legge marziale in alcune regioni del Paese e ha stabilito il coprifuoco nelle grandi città. Anche il premier armeno, Nikol Pashinyan, come pure le autorità del Nagorno-Karabach, hanno decretato la legge marziale e la mobilitazione generale.

«Siamo tutti uniti dietro al nostro Stato e al nostro esercito, e vinceremo» ha scritto Pashinyan. Il conflitto potrebbe avere «conseguenze imprevedibili», ha aggiunto, «e allargarsi oltre il Caucaso». Questa mattina — in seguito a nuovi scontri — il ministero della difesa armeno ha annunciato l’avvio di contromisure su vasta scala. «Scontri di varia intensità sono stati osservati durante la notte. La mattina presto, il nemico ha ripreso l’offensiva con sistemi di artiglieria, veicoli corazzati e un lanciafiamme pesante» ha detto il portavoce del ministero Shushan Stepanyan parlando di «contromisure dell’esercito in corso». «Il nemico ha perso molte truppe e mezzi» ha aggiunto. Yerevan ha inoltre affermato di «aver riconquistato le posizioni prese domenica dalle forze azere».

Il governo di Baku, dal canto suo, ha spiegato che «le forze azere hanno iniziato un’offensiva per neutralizzare le forze belliche dell’Armenia e salvaguardare la sicurezza della popolazione civile». Smentisce inoltre di aver perso il controllo delle postazioni conquistate domenica.

Sul piano internazionale, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres si è detto «estremamente preoccupato per la nuova ripresa delle ostilità» nel Nagorno-Karabakh. Il segretario generale «chiede con forza alle parti di interrompere immediatamente i combattimenti, allentare le tensioni e tornare a negoziati significativi senza indugio» si legge in una nota.

Il presidente russo Vladimir Putin, che ieri ha parlato al telefono con il premier armeno, ha detto che «è importante fare tutti gli sforzi necessari per evitare un’escalation del conflitto». La Russia ha inoltre fatto sapere che il suo ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, sta «mantenendo intensi contatti per indurre le parti a cessare il fuoco e avviare negoziati per stabilizzare la situazione».

Molto diversa la posizione della Turchia: «L’Armenia ha violato il cessate il fuoco attaccando insediamenti civili. La comunità internazionale deve immediatamente dire stop a questa pericolosa provocazione», ha fatto sapere Recep Tayyip Erdoğan tramite il suo portavoce. Erdoğan accusa l’Armenia di essere «una minaccia per la stabilità della regione» e chiede alla comunità internazionale di schierarsi con l’Azerbaigian.

Dall’Iran è arrivata la disponibilità a mediare per un negoziato mirato al cessate il fuoco. Teheran «segue da vicino con preoccupazione il conflitto militare tra le repubbliche dell’Azerbaigian e dell’Armenia», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Saeed Khatibzadeh, sottolineando che l’Iran è pronto «a usare tutte le sue capacità per stabilire un cessate il fuoco e iniziare colloqui tra le due parti» e chiedendo «la fine immediata del conflitto». Appelli a fermare le azioni militari sono giunti dall’Unione europea. «L’azione militare si deve fermare con urgenza per evitare un’ulteriore escalation» e «un ritorno immediato ai negoziati, senza precondizioni, è l’unica strada da percorrere» ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. La Farnesina ha chiesto alle parti «l’immediata cessazione delle violenze e l’avvio di ogni sforzo, in particolare sotto gli auspici dell’Osce, per prevenire i rischi di ulteriore escalation».

Sulla stessa linea il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, secondo il quale l’unica via per arrivare alla pace nella regione «è quella dei negoziati internazionali mediati dall’Osce».

Il Nagorno-Karabach è una regione montagnosa che si estende su 4.400 chilometri quadrati a 50 chilometri dal confine con l’Armenia. È sotto il controllo di forze sostenute dall’Armenia dal 1994, al termine di un lungo conflitto seguito al crollo dell’Unione sovietica. Sono stati almeno 30 mila i morti lasciati sul campo dalla guerra combattuta dalle due ex repubbliche sovietiche caucasiche negli anni Novanta. Gli ultimi scontri risalivano a luglio, quando erano morte 16 persone. Sono in stallo da anni i colloqui di pace condotti dal Gruppo di Minsk dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che cerca di portare avanti una mediazione tesa a rafforzare il cessate il fuoco del 1994. Il Gruppo di Minsk è guidato da una co-Presidenza attualmente composta da Francia, Russia e Stati Uniti d’America. Fanno inoltre parte del Gruppo rappresentanti di Bielorussia, Germania, Italia, Portogallo, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia e Turchia oltre a Armenia e Azerbaigian.