· Città del Vaticano ·

Ricostruire la casa comune

Julius Schnorr von Carolsfeld, «Giosia ascolta la lettura della legge» (1858)

In America Latina il mese dedicato alla Parola di Dio

09 settembre 2020

La restaurazione dell’identità come popolo di Dio, il rinnovamento della speranza nella comunità, il ritorno alla fiducia sociale in politici giusti, il bisogno di recuperare l’eredità di pace intergenerazionale e la rivalorizzazione della fede come ethos nazionale sono stati gli assi centrali del regno di Giosia in Giuda (cfr. 2 Re, 22, 1-23, 30; 2 Cronache, 34, 1-35, 27). Ma una simile ricostruzione ecumenica, avendo radici nell’habitat, sguardo nell’essere individuale e sociale e proiezione nella spiritualità ancestrale, poteva essere integrale solo se si cominciava dalla casa di Dio, specchio teologale della casa comune. Consapevole della necessità e dell’urgenza di questo indispensabile compito liberatore, dopo tanti anni di disgrazia, dolore e morte, Giosia lo intraprese (cfr. 2 Re, 22, 4-6).

Non appena misero mano all’opera di ricostruzione fondazionale, trovarono la pietra fondamentale che avrebbe cambiato l’asse e il senso del regno restauratore del pronipote di Ezechia: la Parola di Dio. Il testo biblico lo narra così: «Mentre si prelevava il denaro depositato nel tempio, il sacerdote Chelkia trovò il libro della legge del Signore, data per mezzo di Mosè» (2 Cronache, 34, 14). Una volta ricevuto il libro sacro, Giosia, dopo aver consultato la profetessa Culda sui passi da compiere, intraprese la missione più profonda della ricostruzione del suo regno di Giuda, la casa comune, ossia il rinnovamento dei voti del popolo e dei governanti attorno al patto con il Creatore: «Per suo ordine si radunarono presso il re tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme. Il re salì al tempio del Signore insieme con tutti gli uomini di Giuda e con tutti gli abitanti di Gerusalemme, con i sacerdoti, con i profeti e con tutto il popolo, dal più piccolo al più grande. Ivi fece leggere alla loro presenza le parole del libro dell’alleanza, trovato nel tempio. Il re, in piedi presso la colonna, concluse un’alleanza davanti al Signore, impegnandosi a seguire il Signore e a osservarne i comandi, le leggi e i decreti con tutto il cuore e con tutta l’anima, mettendo in pratica le parole dell’alleanza scritte in quel libro. Tutto il popolo aderì all’alleanza» (2 Re, 1-3).

In America Latina, a settembre, si celebra il Mese della Bibbia. La Chiesa cattolica lo celebra per ricordare san Girolamo, autore della Vulgata, la prima traduzione della Bibbia in latino, la Chiesa ortodossa per sottolineare che i santi vangeli e gli altri libri del Nuovo Testamento furono scritti in greco e le Chiese evangeliche e protestanti per commemorare la traduzione dei testi biblici in spagnolo, la Bibbia Reina-Valera.

Il racconto del re Giosia, sebbene sia situato cronologicamente negli anni 640-609 avanti Cristo e abbia una connotazione storica pre-babilonese e un contesto veterotestamentario profetico, può illuminare in modo significativo il nostro presente. Questo Mese della Bibbia, nei Paesi latinoamericani, ci trova immersi nella fase più critica del covid-19. Il nostro è un continente attraversato da una pandemia che ha fatto collassare gran parte del già debole sistema sanitario e che si è dolosamente tradotta in milioni di malati e centinaia di morti. Inoltre il terremoto sanitario del virus sta provocando uno tsunami di tragedie alimentari, lavorative e sociali che hanno innalzato i tassi di povertà e di disoccupazione a livelli mai visti. Tutto ciò nel quadro di una crisi ecologica che, avendo il proprio epicentro nell’ecocidio amazzonico, si sta ripercuotendo su tutta la casa comune di quella che a queste latitudini chiamiamo “la patria grande latinoamericana”.

Dobbiamo avviare il prima possibile la restaurazione dell’identità come popoli, il rinnovamento della speranza comunitaria, il ritorno della fiducia sociale in politici giusti, il recupero dell’eredità di pace intergenerazionale e la rivalorizzazione della fede semplice, pura e popolare come ethos culturale. In questa ricostruzione integrale ed ecumenica della casa comune morena, dobbiamo incontrarci nuovamente con la Parola di Dio. Non come mero strumento religioso, e neppure come freddo strumento letterario, e ancor meno come amuleto dalla vuota simbologia politica; bensì come parola di fede, di speranza, di carità, di riconciliazione e di fratellanza latinoamericana. Come Parola viva che sappia dialogare con i poveri della terra, con la terra generosa, con tutte le culture ancestrali e le confessioni di fede popolari meravigliosamente diverse.

Allora, parafrasando l’ultimo testo biblico citato, dobbiamo, con ogni voce della fraternità americana, «esortare tutte le nazioni, tutti i rappresentanti, dagli anziani fino ai bambini, a rispettare le condizioni dell’alleanza. E allora tutti i popoli accetteranno l’impegno». Impegno di curare la casa comune integralmente, sotto lo sguardo misericordioso della Parola incarnata che sostiene l’universo intero (cfr. Ebrei, 1, 3).

di Marcelo Figueroa