· Città del Vaticano ·

Africa Europe Faith and Justice Network

Quando la missione è questione di giustizia economica

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22 settembre 2020

Quando si parla di Missione ad gentes, nell’immaginario collettivo, vi è la tendenza istintiva — peraltro fondata — a pensare che riguardi la sua estensione fino agli estremi confini della terra, sottovalutando però la trasformazione operata dal Verbo nel mondo. Si tratta di un dinamismo che trova il suo fondamento nell’autentica speranza cristiana, quella di «cieli nuovi e terra nuova», espressione peraltro ricorrente nelle Sacre Scritture. Il magistero missionario di Papa Francesco risponde autenticamente a questa sfida e trova la sua sintesi nel vasto perimetro della Casa comune ben illustrata nell’enciclica Laudato si’. Ecco che allora la spiritualità cristiana, intesa come “Vita secondo lo Spirito” deve innescare l’agognato cambiamento, con particolare attenzione agli esclusi. Questo in effetti è il punto di riferimento costante per tutti gli impegni di Giustizia, Pace e Integrità del Creato (gpic), in linea con la «opzione preferenziale per i poveri», adottata più di 40 anni fa come criterio principale dell’impegno apostolico di molte congregazioni religiose e missionarie. Nel frattempo, gli sviluppi impressi dalla globalizzazione hanno stimolato la riflessione teologica, proponendo un nuovo modo di guardare alla missione evangelizzatrice. Si tratta del modello di missione denominato Inter gentes che ridefinisce le relazioni tra Chiese come koinonia, interdipendenza, solidarietà, collaborazione e partenariato. Un esempio emblematico lo troviamo nell’esperienza di Africa Europe Faith and Justice Network (Aefjn), un organismo internazionale di 49 Congregazioni religiose e missionarie, maschili e femminili, che lavorano in Africa e in Europa per promuovere rapporti più giusti ed equi tra i popoli dell’Africa e quelli del Nord del mondo, con particolare attenzione al ruolo del vecchio continente. L’istanza auspicata in più circostanze da Papa Francesco di «abbattere i muri e costruire ponti» per scongiurare la perniciosa deriva della «globalizzazione dell’indifferenza» trova in Aefjn non solo un laboratorio innovativo per un pensiero cristiano incarnato nella storia, ma avvia dei processi, privilegiando, come leggiamo nell’Evangelii gaudium «le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici» (n. 223). In sostanza, questo organismo intercongregazionale si propone come una vera e propria rete di conoscenze con l’intento dichiarato di «dare voce a chi non ha voce». Il campo d’azione di Aefjn riguarda il complesso delle relazioni umane, con particolare attenzione alla giustizia economica, nel gravoso contesto della globalizzazione dei mercati. D’altronde, come osserva il teologo indiano Michael Amaladoss: «Le facilitazioni impresse dalla comunicazione rapida, su scala planetaria sono utilizzate per aumentare i profitti», consentendo alle grandi multinazionali «di procurarsi mano d’opera a buon mercato nei paesi poveri», precisando che «ciò che abbiamo non è la globalizzazione del benessere e dell’abbondanza, ma dell’ingiustizia e povertà». D’altronde, gli effetti negativi della globalizzazione, all’insegna della de-regulation, sono visibili in Africa: in molti paesi, infatti, ha acuito a dismisura le diseguaglianze e dunque l’esclusione sociale. La spiccata conoscenza che molti missionari e missionarie hanno maturato nel continente africano consente al network intercongregazionale, non solo di interloquire con le rispettive comunità cristiane, ma anche con le Chiese di antica tradizione come quelle europee, la società civile e le classi politiche. Fondato nel 1988, Aefjn dispone di un sito internet attraverso il quale è possibile accedere alle informazioni necessarie per conoscere le iniziative e le attività del network: http://aefjn.org/en/home/. Molto interessante è il metodo di lavoro: il segretariato internazionale dell’Aefjn a Bruxelles (Belgio) coordina le «antenne», vale a dire quei gruppi di lavoro disseminati nelle varie nazioni, svolgendo attività di advocacy, cercando cioè di incoraggiare e sostenere politiche rispettose della dignità della persona umana e del bene comune dei popoli, presso le istituzioni europee (Ue) e i governi nazionali. Al contempo, l’intero network si propone come una realtà capace di accrescere la consapevolezza sui temi trattati, facendo sistema attraverso campagne di mobilitazione popolare e proposte di cambiamento ispirate alla dottrina sociale della Chiesa. L’Assemblea generale annuale dei membri di Aefjn è il massimo organo rappresentativo della rete in quanto determina gli obiettivi principali da perseguire durante l’anno seguente e approva il preventivo finanziario delle attività. Un comitato esecutivo, che deve rispondere all’Assemblea generale, svolge un ruolo di supervisione e di assistenza alle attività del segretariato con sede nella capitale belga. Alcuni dei temi che sono stati affrontati in questi anni vanno dalla sicurezza alimentare, alla prevenzione dei conflitti, dalla promozione del welfare per salvaguardare gli interessi delle fasce svantaggiate delle popolazioni locali, all’utilizzo delle risorse naturali dell’Africa, con particolare riferimento al land grabbing, inteso come accaparramento di vaste porzioni di territorio da parte di potentati stranieri per scopi che frequentemente rispondono alle istanze liberiste. A questo proposito, occorre segnalare la campagna in corso, promossa da Aefjn, che invoca la regolamentazione delle imprese multinazionali in riferimento alla sfera dei diritti umani. È infatti evidente che nell’assenza di un’imposizione normativa, le aziende che operano in Africa difficilmente subordineranno la massimizzazione del proprio profitto ad esigenze di carattere etico, come scegliere di non trasferire forzatamente una comunità autoctona dalla propria terra, o astenersi dal provocare un danno ambientale. In attesa di un trattato internazionale, sotto l’egida delle Nazioni Unite, su imprese e diritti umani e in considerazione dell’adozione nel 2011 di linee guida su questa materia da parte del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di Ginevra, le antenne di Aefjn hanno dimostrato che persistono in Africa, senza diminuire, gravi violazioni dei diritti umani da parte delle imprese multinazionali. Nella consapevolezza che i poveri sono la “Carne di Cristo”, Aefjn si qualifica dunque come un organismo ecclesiale capace di rendere intelligibile il magistero sociale di Papa Francesco.

di Giulio Albanese