· Città del Vaticano ·

Postumano troppo postumano

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Cambiamento d'epoca

12 settembre 2020

Allo sviluppo delle macchine, che abbiamo visto irrompere in questo cambio d’epoca, corrisponde anche una nuova visione della vita: il pensiero postumano. Per poter comprendere cosa comporta questa nuova stagione della tecnica dobbiamo iniziare ad analizzare la corrispondente inedita comprensione dell’uomo.

Come ogni fenomeno culturale il postumanesimo, prima ancora di riconoscersi come tale, si è costituito attorno a diversi circoli di pensiero e altre avanguardie. Oggi il postumanesimo ha un largo impatto nel panorama scientifico e culturale contemporaneo ma ancora resiste a una definizione comune. Inoltre la retorica postumana condivide molti aspetti e di fatto dipende dal discorso postmoderno, senza costituirne un sinonimo.

Il movimento postumano prende lentamente forma a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Alcuni studiosi suggeriscono di guardare al 1982 come data in cui il movimento si inizia a costituire attorno ad alcune idee-chiave. Il motivo di questa scelta è legato a un articolo pubblicato dal popolare settimanale «Time» che, all’epoca, suscitò grande scalpore nell’opinione pubblica mostrando un mutamento ormai compiutosi nella società occidentale. Il «Time», come è noto, è un periodico statunitense che dedica la prima copertina di ogni nuova annata alla persona più influente dell’anno appena trascorso alla quale viene attribuito il titolo di Man of the Year. Nel 1983 la rivista nordamericana, proseguendo una tradizione lunga oltre cinquanta anni, indica così le qualità che contraddistinguono il vincitore del 1982: è giovane, affidabile, silenzioso, pulito e intelligente; è bravo con i numeri e insegnerà o intratterrà i bambini senza un lamento. Il «Time» non si riferiva però a un essere umano ma a un computer e nell’editoriale che accompagnava la proclamazione del vincitore, Otto Friedrich fa notare che, nonostante molti uomini avessero potuto essere eletti a rappresentare il 1982, nessuno era in grado di simbolizzare l’anno appena trascorso quanto un elaboratore elettronico.

Leggendo le lettere di risposta dei lettori che seguirono la scelta del «Time» ci sembra di poter indicare in questo evento un simbolo di quanto il postumanesimo avrebbe proposto da lì a poco, il fatto cioè che questa volta l’umanità sembrava aver fallito l’impresa di lasciare un segno. Infatti, il riconoscimento di “Uomo dell’anno” non era più applicabile e così la copertina era decorata con un nuovo titolo: “Macchina dell’anno”. Al centro della pagina si stagliava la macchina vittoriosa, con il suo schermo vivido e pieno delle sue informazioni e, a fianco, una scultura logora e senza vita di una figura umana che faceva da spettatore, con il suo epitaffio formato dalle parole sotto il titolo principale: «Il computer arriva». Veniva così sancita l’idea di un uomo in crisi, incapace di saper gestire le macchine che lui stesso aveva creato, destinato a essere confinato in un passato fatto di residui archeologici. Il postumano si configura, quindi, attorno all’idea centrale di un’umanità sconfitta dal suo stesso progresso.

di Paolo Benanti