· Città del Vaticano ·

Cambiamento d’epoca

Post-umano: la sfida di dire l’umano e il suo valore

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26 settembre 2020

Se la cifra dei dubbi sull’uomo che il cambio d’epoca induce nei nostri contemporanei è contenuta nel post-umano è necessario approfondire il tema. Le difficoltà e le trasformazioni che ha conosciuto l’Occidente industrializzato nel primo dopoguerra hanno fatto emergere una serie di dubbi sulle capacità dell’uomo di saper gestire la complessità tecnico-sociale che egli stesso andava producendo. Queste riflessioni sono state raccolte ed elaborate dai postumanisti.

Il movimento post-umano parte dall’assunto che una trasformazione profonda nel vivere dell’uomo è già avvenuta e che il risultato di questa trasformazione genera un cambiamento nel suo modo di essere dando inizio all’era post-umana. Da questo punto di vista il movimento post-umano, pur nella sua eterogenesi e nella sua diversità, si differenzia dai numerosi altri movimenti, come ad esempio il Cyberpunk: chi si riconosce appartenente alla corrente post-umana non guarda al futuro possibile ma alla realtà presente, riconoscendo che un cambiamento radicale nel modo di essere uomini già c’è stato. Il compito che si attribuiscono gli appartenenti al postumanesimo è, allora, quello di descrivere e analizzare la condizione post-umana.

Il postumanesimo capisce se stesso e si descrive anche in relazione e contrasto con quello che viene definito umanesimo: da una prospettiva generata dalla recente filosofia continentale europea, l’umanesimo è visto non come un movimento progressista ma come una corrente reazionaria, in base al modo in cui si appella — positivamente, cioè facendovi ricorso come criterio fondativo — alla nozione di un nucleo di umanità o a una funzione essenziale comune nei termini della quale l’essere umano può essere definito e capito. Oggi l’uomo deve fare i conti con quello che, agli occhi di uno studioso di storia della tecnologia come Ferkiss, nel 1969, sembrava un monito lontano: «La sintesi della tecnologia postmoderna e dell’uomo industriale produce una nuova civilizzazione, o può significare la fine della razza umana».

La condizione post-umana allora è il dover farsi carico di questa malleabilità che i postumanisti riconoscono come costitutiva dell’essere umano e che rappresenta la fine della condizione umana come è stata fin qui capita e conosciuta. L’era post-umana, per usare i termini di Robert Pepperell, è iniziata da quando l’uomo ha scoperto di star cambiando se stesso tramite la convergenza tra biologia e tecnologia così da non riuscire più a distinguere tra le due. La soluzione che propone il post-umano a questa difficoltà è il superamento della definizione di essere umano a favore di un nuovo ibrido che prende il nome di cyborg che rappresenta la condizione post-umana. Il movimento post-umano si impossessa del cyborg facendone un concetto chiave nella formulazione della sua antropologia.

Quindi per poter illustrare i principali tentativi di risposta che i postumanisti hanno dato a queste questioni e poter così avere una soddisfacente visione del movimento post-umano dobbiamo confrontarci con una nuova figura, un ibrido macchina uomo: il cyborg. Solo approfondendo il concetto di cyborg sapremo completare la visione di questa convergenza tra tecnologia, filosofia e antropologia che rischia di cambiare per sempre l’identità umana.

di Paolo Benanti