· Città del Vaticano ·

Pompei dalla miseria alla nobiltà

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Lettera dell’arcivescovo-prelato a quarant’anni dalla beatificazione di Bartolo Longo

15 settembre 2020

Il prossimo 26 ottobre saranno trascorsi quarant’anni dalla beatificazione di Bartolo Longo che, alla fine dell’Ottocento, fondò il santuario dedicato alla Vergine del Rosario, le opere sociali che lo circondano ancora oggi e la città stessa di Pompei, sorta accanto alle rovine dell’antico sito di epoca romana. Nell’omelia della celebrazione nella quale, assieme a lui, venivano beatificati don Luigi Orione e suor Maria Anna Sala, san Giovanni Paolo II affermò tra l’altro: «Iniziando dall’umile catechesi ai contadini della valle di Pompei, e dalla recita del rosario davanti al famoso quadro della Madonna, fino all’erezione dello stupendo santuario e all’istituzione delle opere di carità per i figli e le figlie dei carcerati, Bartolo Longo portò avanti con intrepido coraggio un’opera grandiosa che ancora oggi ci lascia stupiti e ammirati» (Basilica di San Pietro, 26 ottobre 1980).

Queste parole, pronunciate da un Papa profondamente mariano, che appena un anno prima si era recato in pellegrinaggio proprio al santuario di Pompei, definivano perfettamente la personalità e l’opera di questo giovane avvocato pugliese, condotto, dalle meravigliose vie della provvidenza, nella valle di Pompei, abitata, nel 1872, solo da uno sparuto gruppo di contadini che sopravvivevano tra miseria, malaria e briganti. Fu qui che la Vergine lo chiamò ed egli rispose generosamente, fondando una nuova città attorno al santuario e alle opere di carità, nelle quali, oltre agli orfani, accolse, scontrandosi con la mentalità positivista dell’epoca, anche i figli e le figlie dei carcerati. La sua non fu un’opzione ideologica ma una scelta con al centro il Vangelo e l’annuncio di Gesù.

Dal 1980 a oggi il mondo è cambiato in modo impressionante e la società ha subito delle accelerazioni fortissime, spazzando via tante certezze e creando nuovi modi di vivere e di pensare. Partendo proprio da questo anniversario l’arcivescovo-prelato di Pompei, Tommaso Caputo, ha scritto una lettera alla città e ai devoti della Madonna dal titolo L’oggi di Dio e i segni dei tempi in un mondo che cambia, non solo e non tanto per celebrare una ricorrenza, ma per indicare come attualizzare il messaggio di Bartolo Longo in questo nostro difficile presente. Riferendosi alla pandemia che ha colpito l’umanità negli ultimi mesi, il presule auspica che dalla crisi possa scaturire un’umanità migliore. È il tempo dell’impegno, della responsabilità, dell’accantonamento del criterio accomodante del «si è fatto sempre così».

La Chiesa deve dimostrare di non essere un «corpo separato dalla società», ma aprirsi «ancora di più agli altri e rinnovare nei confronti delle realtà che ci circondano quello sguardo caloroso che, particolarmente dal Concilio in poi, ha caratterizzato il suo atteggiamento verso il mondo». Pompei, la sua storia, la vicenda personale del fondatore, hanno tanto da insegnare, soprattutto nella scelta preferenziale per gli ultimi, in una prospettiva di giustizia sociale, un orizzonte che riguarda non solo i credenti, ma tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

Cogliendo i segni dei tempi, anche grazie alle parole di Papa Francesco e ai documenti dei vescovi italiani, si sente l’urgenza di una ricostruzione morale e materiale della nostra società, che richiama fortemente le miserie della Pompei di fine Ottocento: «Guardando a Bartolo Longo — afferma monsignor Caputo — possiamo trovare anche oggi, nel difficile momento che stiamo vivendo, la forza e l’ispirazione per dare nuovo slancio al nostro impegno personale, ecclesiale e sociale. Non possiamo e non dobbiamo lasciarci abbattere dai problemi e dalle incognite che vorrebbero impedirci di realizzare la nostra inequivocabile vocazione: annunciare il Vangelo e portare avanti l’opera del beato». L’arcivescovo-prelato rivolge un pensiero anche ai “primi custodi” della casa di Maria, i sacerdoti che «nel pronunciare il “sì” al Signore nel giorno dell’ordinazione, si sono impegnati a servirlo nella Chiesa di Pompei, dando così la disponibilità a vivere e a propagare il carisma specifico di tale Chiesa; un carisma che, alla luce della vita del beato Bartolo Longo, è costituito nella sua essenza dalla preghiera del rosario e dalla carità».

In conclusione, Caputo invita a guardare avanti «con una visione coraggiosa del futuro», per ripartire prendendo coscienza della «storia di fede e di carità» propria dei pompeiani e devoti della Vergine del Rosario. «Tutti noi — afferma — vescovo, sacerdoti, religiose, religiosi e laici, siamo chiamati, ognuno per la sua parte, a dare nuovo slancio a questa nostra comunità, piccola eppure aperta al mondo».

L’anniversario della beatificazione di Bartolo Longo, auspica il presule, sia l’inizio di un nuovo avvenire per Pompei e apra, soprattutto sul piano pastorale, nuovi orizzonti sugli anni che verranno.

di Loreta Somma