· Città del Vaticano ·

Per i piccoli di Moria

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Appello dell’Unicef dopo l’incendio sull’isola di Lesbo

12 settembre 2020

È sempre più difficile la situazione dei migranti sull’isola di Lesbo dopo il terribile incendio che ha devastato nei giorni scorsi il campo profughi di Moria, lasciando migliaia di persone all’addiaccio.

L’Unicef ha lanciato un appello di raccolta fondi di 1,17 milioni di dollari, per rispondere ai bisogni immediati e a quelli di lungo termine di quattromila bambini e delle loro famiglie. Il campo, che ospitava circa dodicimila rifugiati e richiedenti asilo, è stato gravemente danneggiato, costringendoli a cercare riparo altrove.

L’Unicef ha inoltre già avviato le misure per trasformare il proprio Centro per il sostegno dei bambini e delle famiglie a Lesbo — Tapuat — in un rifugio d’emergenza, in modo da fornire riparo temporaneo alle persone più vulnerabili, fra cui bambini, donne in stato di gravidanza, madri sole, fino a che non sarà identificata una sistemazione appropriata.

L’Unicef insieme con i partner sul campo — tra cui l’Unhcr, l’Oim e diversi operatori umanitari — sta distribuendo aiuti di emergenza, come tende e alimenti. «Ora più che mai è importante essere vicini a questi bambini e famiglie che affrontano la duplice sfida di essere rimasti senza casa in un momento di pandemia globale, durante il quale abbiamo imparato quanto sia fondamentale avere un rifugio sicuro e adeguato» ha dichiarato il presidente dell’Unicef Italia.

Dopo aver passato la quarta notte all’addiaccio è esplosa la rabbia fra i profughi. Centinaia di richiedenti asilo hanno manifestato per chiedere una sistemazione. La polizia greca ha usato gas lacrimogeni contro i migranti, che a loro volta stavano lanciando sassi contro gli agenti.

L’Ue si è detta pronta a finanziare la costruzione di un nuovo campo a Lesbo. Quello di Moria, il principale in Grecia e notoriamente sovraffollato, spesso ospitava oltre il quadruplo delle persone previste, alimentando così il malcontento dei residenti dell’isola, che si oppongono alla costruzione di una nuova struttura.