· Città del Vaticano ·

Il Vangelo della XXVI Domenica del Tempo ordinario (Matteo 21, 28-32)

Pentimento e conversione

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22 settembre 2020

Un papà intende inviare i due figli a lavorare nella vigna di famiglia. Il primo rifiuta seccamente, perché «non ne ha voglia»; il secondo, più scaltro, si dichiara subito disponibile, ma poi gira alla larga dalla fatica.

Tuttavia qualcosa smuove il figlio più brusco: «Si pentì». Sarà stato il dispiacere per aver trattato ruvidamente il papà? O la vergogna per la propria pigrizia? Non sappiamo. Sta di fatto che «si pentì» e, magari senza particolare entusiasmo, si diresse verso la vigna.

Raccontata la parabola, il Signore interroga gli ascoltatori: «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». La risposta corretta sarebbe: “nessuno!”. Infatti, nemmeno il primo l’ha eseguita in pienezza. Certo: nella vigna c’è andato, ma non quando il genitore glielo aveva chiesto. Cominciò a lavorare in ritardo e senza la prontezza che il papà si sarebbe aspettato. Eppure, Gesù afferma che il figlio pigro, svogliato, spigoloso, ha realizzato in pienezza («compiuto») quanto il padre desiderava. Quello del Signore è un giudizio davvero “evangelico”, cioè una “buona notizia”. Egli infatti dice che perfino il pentimento, la conversione, fanno parte della pienezza di una fede riuscita. Spesso riteniamo che pentimento e conversione precedano la santità, il compimento della vita cristiana, e scompaiano una volta raggiunta tale completezza.

Ma oggi Gesù rivela che pentimento e conversione sono esattamente quella pienezza, la vera forma della santità. Il santo non è chi ha concluso la propria conversione, ma chi ogni giorno si pente e si converte. Ogni giorno avverte le lentezze della propria fede e la tiepidezza dell’amore, ma scorge pure la forte speranza che Dio nutre per lui. Da questa inaspettata, incomprensibile stima divina è toccato fino a pentirsi.

Se è vero che al mondo esiste un solo tipo di tristezza: quella di non essere santi, conviene riabituarci al pentimento per non perdere il pane quotidiano della gioia, garantito dal Padre perfino nel giorno più faticoso.

di Giovanni Cesare Pagazzi