· Città del Vaticano ·

L’allarme dell’Organizzazione internazionale del lavoro

Oltre 4 miliardi di persone senza protezione sociale

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23 settembre 2020

Più di 4 miliardi di persone nel mondo, oltre la metà della popolazione del pianeta, non beneficia di nessuna protezione sociale, quell’insieme di interventi il cui fine è la tutela del cittadino dai rischi che possono manifestarsi nel corso della vita (assistenza sanitaria in caso di malattia, pensione in caso di sopraggiunta invalidità, servizi come asili nido, reddito minimo e assegni familiari). Un diritto umano ed elemento essenziale nella lotta contro le disuguaglianze e per promuovere la stabilità.

Il dato allarmante, specialmente in tempi di pandemia, è dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, infatti, solo il 45 per cento della popolazione mondiale è coperta da un minimo di prestazioni assistenziali e poco più del 29 può far conto su una copertura completa di sicurezza sociale. A livello globale, solo il 68 per cento delle persone in età pensionabile riceve una qualche forma di pensione, e questa cifra scende ad appena il 20 in molti paesi a basso reddito. Meno del 60 per cento dei paesi segnala di avere piani o fornire prestazioni di sicurezza per i bambini. Secondo l’ultimo studio Financing gaps in social protection: Global estimate and strategies for developing countries in light of the covid-19 crisis and beyond dell’Organizzazione internazionale del lavoro, solo quest’anno, i paesi in via di sviluppo dovrebbero investire circa 1.200 miliardi di euro, pari in media al 3,8 per cento del loro Pil, per garantire almeno la sicurezza del reddito minimo e l’accesso ai servizi sanitari essenziali. Dall’inizio della pandemia da covid-19, il divario nei finanziamenti per la protezione sociale è aumentato di quasi il 30 per cento, ciò è una conseguenza della crescente necessità di servizi per la salute e la sicurezza delle persone che hanno perso il lavoro durante il lockdown e della riduzione del Pil causata dalla crisi. Ma queste carenze arrivano da più lontano. Infatti anche prima della crisi da covid-19, la comunità internazionale non aveva soddisfatto gli impegni politici e giuridici nel campo della protezione sociale che erano stati presi durante la crisi finanziaria del 2008. Il divario di queste carenze da un paese all’altro è molto elevato, la situazione è considerata particolarmente grave nell’Asia centrale e occidentale, nel Nord Africa e nell’Africa subsahariana. Qualcosa è stato fatto grazie ai finanziamenti predisposti, a livello nazionale e internazionale, per ridurre le conseguenze economiche della crisi da covid-19, ma ciò può solo garantire assistenza finanziaria a breve termine.

Dunque, secondo l’Organizzazione del lavoro servono misure urgenti. «I paesi a basso reddito devono investire circa 80 miliardi di dollari, quasi il 16 per cento del loro Pil, per garantire almeno la sicurezza del reddito minimo e l’accesso ai servizi sanitari essenziali per tutti», ha dichiarato Shahrashoub Razavi, direttore del Dipartimento del welfare sociale dell’Oil. Mentre in molti paesi ad alto e medio reddito, la copertura sanitaria universale è stata attuata, in altri, la popolazione ha accesso solo a determinati servizi di assistenza. I principali deficit sono causati da risorse insufficienti assegnate alla protezione della salute, carenza di personale e alti tassi di spese per i pazienti. Ciò comporta un aumento del rischio di impoverimento e di difficoltà finanziarie, che colpisce tutte le regioni del mondo.

Per l’Oil occorre fare di più per stabilire una copertura sanitaria universale, sia nella legge che nella pratica, compresa la riallocazione dei bilanci e l’aumento del numero di operatori sanitari. Inoltre, permangono lacune significative nell’attuazione della sicurezza del reddito di base che andrebbero colmate attraverso un dialogo inclusivo e produttivo con le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, nonché con le altre parti interessate. Per fare tutto ciò «le risorse finanziarie a livello nazionale sono tutt’altro che sufficienti. La chiusura del divario finanziario annuale richiederà fondi dall’esterno e basati sulla solidarietà internazionale». Secondo l’Oil, è necessaria una mobilitazione globale per integrare gli sforzi nazionali. Le istituzioni finanziarie internazionali e le agenzie di cooperazione allo sviluppo hanno già previsto aiuti ai governi dei paesi in via di sviluppo perché siano in grado di gestire i vari aspetti della crisi, ma sono necessarie risorse aggiuntive per colmare il divario finanziario, in particolare nei paesi a basso reddito.

di Anna Lisa Antonucci