· Città del Vaticano ·

Nessuno deve essere lasciato indietro

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Giornata internazionale della parità retributiva

17 settembre 2020

Sembrerebbe essere scontato che a parità di lavoro debba corrispondere un salario di ugual valore, ma così non è. Le donne, ad esempio, in tutto il mondo sono pagate meno degli uomini con un divario retributivo di genere stimato intorno al 20 per cento.

A livello globale, i salari delle donne raggiungono solo il 77 per cento di quelli degli uomini e la differenza dura tutta la vita tanto che un numero crescente di donne va in pensione in povertà. Questo squilibrio tra i salari medi degli uomini e delle donne continua a persistere in tutti i Paesi e in tutti i settori, il lavoro delle donne rimane sottovalutato e la maggior parte di loro si trova in posizioni diverse da quelle degli uomini pur a parità di mansioni. Dunque a competenze equivalenti non corrisponde quasi mai l’uguaglianza di qualifiche. Inoltre, le donne sono sottorappresentate nei ruoli decisionali e in settori come la scienza e la tecnologia. In particolare, nei Paesi ad alto reddito, le donne lavorano principalmente nei settori della sanità, dell’istruzione, dell’ingrosso e del commercio al dettaglio, mentre nei Paesi a basso e medio reddito sono occupate principalmente nel settore agricolo. Per le donne di colore, migranti o semplicemente madri, questo divario è ancora maggiore. La maternità nei luoghi di lavoro è considerata un handicap tanto da spingere le donne nell’economia informale, nel lavoro una tantum o a tempo parziale. E anche se quasi ovunque nel mondo esiste una legislazione che prevede i congedi parentali, si stima che solo il 28 per cento delle donne che lavora riesca a beneficiare realmente del congedo di maternità remunerato.

Finora i progressi compiuti per colmare questa disuguaglianza di genere sono stati lenti e a questo ritmo si stima che ci vorranno forse 257 anni per cancellare il divario tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Dunque per sensibilizzare il mondo economico sul tema, anche in vista della ripresa post-covid, l’Onu ha istituito la Giornata internazionale della parità retributiva che si celebra per la prima volta il 18 settembre e pone l’accento sull’importanza di raggiungere la parità salariale come affermazione di un diritto umano, contro tutte le forme di discriminazione, soprattutto nei confronti delle donne e delle ragazze. Il fatto che queste continuino a svolgere e ad avere lavori meno retribuiti e meno qualificati degli uomini, con una maggiore insicurezza del lavoro, e siano sottorappresentate nei ruoli decisionali è contrario al principio ispiratore degli Obiettivi di sviluppo sostenibile secondo cui nessuno deve essere lasciato indietro.

Da qui l’importanza di raggiungere entro il 2030 l’uguaglianza di genere e di empowerment per tutte le donne e le ragazze. Pur promuovendo la crescita economica, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile mirano infatti a garantire che tutte le donne e gli uomini, i giovani e le persone con disabilità, lavorino in modo dignitoso con parità di retribuzione per un lavoro di pari valore. Dunque in vista della Giornata internazionale le Nazioni Unite e l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), chiedono agli Stati membri e alla società civile, comprese le organizzazioni femminili, nonché le imprese e le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, di promuovere la parità di retribuzione per il lavoro di pari valore e l’autonomia economica delle donne. Secondo l’Onu è importante in questo momento di crisi da pandemia incoraggiare tutti gli attori del mercato del lavoro a prendere le misure necessarie per garantire che la parità retributiva sia al centro degli sforzi della ripresa economica.

di Anna Lisa Antonucci