· Città del Vaticano ·

Nello Stadio di Caracalla a lezione di vita

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Athletica Vaticana ha presentato una raccolta di pensieri di Papa Francesco sullo sport

07 settembre 2020

La tentazione è sempre la stessa, comerse la pelota, come dice il Papa, “tenersi la palla”. Con il risultato di inimicarsi i compagni di squadra, rendere il gioco più noioso e prevedibile, e, spesso, neanche portarsi a casa il risultato. Ma tant’è; si chiama peccato originale proprio perché il riflesso pavloviano dell’egoismo che ognuno di noi ha dentro affonda le sue radici nella debolezza strutturale che affligge tutta l’umanità dalla Genesi in poi. Una frase icastica e sintetica come Comerse la pelota aiuta a ricordarci che siamo feriti e indeboliti da una visione egocentrata dell’intera realtà che ci circonda, e rischia di togliere (a noi e agli altri) il gusto di giocare la partita della vita; è una delle frasi raccolte nel libro Mettersi in gioco. Pensieri sullo sport (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2020, pagine 124, euro 5), realizzato con il patrocinio di Athletica Vaticana e presentato on the road nel cuore verde dello Stadio delle Terme di Caracalla, lunedì 7 settembre, circondato dal rosso della pista. Un libro multiplo, a più voci, a partire dalle prefazioni di Francesco Totti, storico capitano della Roma, di Tegla Loroupe, una delle più forti maratonete di tutti i tempi, e la prima donna africana a vincere la maratona di New York, di Alex Zanardi, pilota in Formula 1, poi campione di paraciclismo (vittima di un grave incidente, sulla sua handbike, il 19 giugno scorso, fuori pericolo di vita ma tuttora in terapia semi-intensiva) e di Lucio Coco, che ha selezionato e assemblato le parole del Papa tratte da omelie, discorsi, udienze, visite pastorali, componendo un mosaico fatto di tessere piccole ma molto luminose.

Un libro agile, «che può essere messo nel borsone con il necessario per l’allenamento» ha aggiunto monsignor Melchor José Sánchez de Toca y Alameda, sotto-segretario del Pontificio Consiglio della cultura con la passione per il running (non a caso, presidente di Athletica Vaticana) nel corso della presentazione del libro, dopo gli interventi di Alessandro Gisotti, vice-direttore editoriale dei media vaticani e Giovanni Malagò, presidente del Comitato olimpico nazionale italiano.

«I cinque anelli intrecciati, simbolo e bandiera dei giochi olimpici — si legge in quarta di copertina, sopra la firma autografa di Papa Francesco — stanno proprio a rappresentare lo spirito di fratellanza che deve caratterizzare la manifestazione olimpica e la competizione sportiva in generale». E di questo spirito non solo lo sport, ma tutta la società ha un bisogno vitale, ha sottolineato Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico.

Spesso i ragazzi passano più tempo con il loro coach che con i genitori, o gli altri membri della famiglia, per questo è il caso di parlare di “All-educatori”, più che di semplici allenatori, come ha fatto Pancalli nel suo discorso. «Avere coraggio significa anche essere capaci di guardare il mondo con curiosità» ha aggiunto il presidente del Cip. Guardare il mondo circostante, ma anche se stessi, con uno sguardo ancora capace di stupore non è facile, non è automatico. Ma è una facoltà che permette di rimettersi in marcia anche dopo un evento traumatico che segna un “prima” e un “dopo” nella vita di una persona, privandola di cose in precedenza date per scontate. «Che cos’è il benessere? — ha scritto Alex Zanardi nella bellissima prefazione al libro Mettersi in gioco — Fortuna, successo, denaro o piuttosto saper soddisfare la propria anima comprendendo davvero che cosa fare della vita. Se è questa la risposta, occorrerebbe domandarselo con lucidità. Perché capita di prendere decisioni che poi, a distanza di tempo, riconsideriamo. Vediamo gli altri correre verso una meta e, nel timore di lasciarci alle spalle qualcosa di importante, proviamo ad agganciare il gruppo senza nemmeno domandarci dove il gruppo stia andando. Se non è il correre l’aspetto più piacevole dell’avanzare verso un orizzonte, se il grande obiettivo altro non è che una buona scusa per fare qualcosa che amiamo, sapete che c’è? Correre è molto faticoso! Credo si capisca ciò che voglio dire». Una crisi, qualunque crisi, obbliga a prendere delle decisioni, a fare delle scelte, a guardarsi dentro per capire che cosa desideriamo davvero. Una volta fatto questo, continua Zanardi, vincere sarà solo una conseguenza, che ci può essere “ma anche no”. Ecco qual è la cosa «fondamentale, che ho compreso — scrive Zanardi — per me salire su un’auto da corsa o su una handbike non era importante per provare a vincere; ho vinto, dopo, e perché avevo compreso che desideravo tantissimo salirci».

La crisi, ogni crisi, obbliga a tornare alle domande fondamentali. La Chiesa ha bisogno dello sport, per la sua grande potenzialità educativa, ma anche lo sport ha bisogno della Chiesa, ha sottolineato il presidente di Athletica Vaticana: «C’è bisogno di un supplemento di valori, di un integratore, di un supplemento vitaminico che possa aiutare a prevenire le tentazioni che insidiano questo mondo».

Un mondo capace di parlare un linguaggio universale, immediato, affascinante, comprensibile a tutti, ma non privo di trappole e di spine. Mettersi in gioco. Pensieri sullo sport offre delle «vitamine a disposizione di tutti», degli antidoti al veleno della competizione fine a se stessa. Si tratta di uno stile di vita, precisa monsignor Melchor, non di “correre e basta”; allenarsi al bene è un processo contagioso. Perfino il motto di Athletica Vaticana, il latino Simul currebant ha finito per declinarsi in tante accezioni diverse, fino all’anglosassone We Run Together nome che ha designato una maratona (sospesa provvisoriamente causa coronavirus) e un’asta di beneficenza. A cui hanno partecipato molti atleti. Tra i tanti, ricordiamo Fabrizio Donato, campione di salto triplo, che non si è limitato a offrire magliette autografate o cimeli, ma ha aperto la porta di casa sua, regalando un invito a cena con la sua famiglia.

di Silvia Guidi