· Città del Vaticano ·

Nell’attuale pandemia i media aiutino le persone a non ammalarsi di solitudine

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Il Papa ai giornalisti belgi del settimanale cristiano «Tertio»

18 settembre 2020

«Nella situazione di pandemia che il mondo sta attraversando», i media di ispirazione cristiana sono chiamati ad «alimentare la speranza», contribuendo «a far sì che le persone non si ammalino di solitudine e possano ricevere una parola di conforto». Questa missione del giornalista specializzato «nell’informazione di qualità sulla vita della Chiesa» — la cui missione fondamentale è quella di essere «portavoce di speranza» e «portatore di fiducia nel futuro» — è stata rilanciata dal Papa nel discorso rivolto ai membri della redazione del settimanale belga «Tertio».

Francesco li ha ricevuti in Vaticano venerdì mattina, 18 settembre, in occasione del ventennale di attività della testata, il cui nome rimanda al titolo della lettera apostolica Tertio millennio adveniente, scritta da Giovanni Paolo II in vista del grande Giubileo del 2000. Ed è stata la seconda volta che Papa Bergoglio si è rivolto a questa realtà editoriale, dopo il 7 dicembre 2016, quando a conclusione del Giubileo della misericordia, rilasciò un’intervista al direttore-caporedattore Emmanuel Van Lierde.

Anche nella circostanza odierna, nell’esortare i presenti «a far sentire la voce della Chiesa e quella degli intellettuali cristiani in uno scenario mediatico sempre più secolarizzato, al fine di arricchirlo con riflessioni costruttive», il Pontefice ha tracciato una sorta di identikit del giornalista «capace di contribuire a una formazione delle coscienze».

Tre le sfaccettature individuate da Francesco: anzitutto, ha spiegato, si tratta di cercare «una visione positiva delle persone e dei fatti, respingendo i pregiudizi» e favorendo «una cultura dell’incontro, attraverso la quale è possibile conoscere la realtà con uno sguardo fiducioso». In secondo luogo, ha proseguito, occorre «far crescere nelle comunità cristiane un nuovo stile di vita, libero da ogni forma di preconcetto e di esclusione», evitando «le chiacchiere». Da ultimo, infine «per la sua alta coscienza professionale», egli «è tenuto ad offrire una testimonianza nuova nel mondo della comunicazione senza nascondere la verità, né manipolare l’informazione», ha concluso il vescovo di Roma.

Il discorso del Papa