· Città del Vaticano ·

Le frontiere non siano barriere di divisione ma finestre aperte all’accoglienza

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Il Papa a una delegazione del progetto europeo Snapshots from the borders chiede di cambiare il modo di raccontare la migrazione

10 settembre 2020

Non «barriere di divisione» ma «“finestre”, spazi di mutua conoscenza, di arricchimento reciproco, di comunione nella diversità»: così Papa Francesco immagina “le frontiere”, quelle terre di confine al centro dei fenomeni migratori di massa che alcuni vorrebbero “proteggere” chiudendo porti, innalzando muri o con il filo spinato; mentre, al contrario, per lui dovrebbero essere soprattutto «luoghi in cui si sperimentano modelli per superare le difficoltà che i nuovi arrivi comportano per le comunità».

Il Pontefice ha confidato il proprio auspicio ricevendo in Vaticano giovedì 10 settembre, rappresentanti — guidati dal sindaco di Lampedusa — della rete di autorità locali e organizzazioni della società civile aderenti al progetto europeo Snapshots from the borders, “voci ed esperienze dai confini”.

Incoraggiando i presenti a «continuare a lavorare insieme per la cultura dell’incontro e della solidarietà», Papa Bergoglio ha rimarcato in particolare come sia «fondamentale cambiare il modo di vedere e raccontare la migrazione: si tratta — ha spiegato — di mettere al centro le persone, i volti, le storie». Ecco dunque l’importanza di progetti «che cercano di proporre approcci diversi, ispirati dalla cultura dell’incontro» la quale «costituisce il cammino verso un nuovo umanesimo. E quando dico “nuovo umanesimo” — ha puntualizzato — non lo intendo solo come filosofia di vita, ma anche come una spiritualità e uno stile di comportamento». In tale ambito, ha aggiunto, «gli abitanti delle città e dei territori di frontiera — le società, le comunità, le Chiese — sono chiamati a essere i primi attori di questa svolta».

Ben vengano dunque iniziative come quella presentatagli, che si propongono «di promuovere una comprensione più profonda della migrazione» per consentire «alle società europee di dare una risposta più umana e coordinata alle sfide delle migrazioni contemporanee». Del resto, ha osservato il Pontefice, occorre «contribuire positivamente allo sviluppo di politiche migratorie» visto che lo scenario attuale «è complesso e spesso presenta risvolti drammatici». E se «le interdipendenze globali che determinano i flussi migratori sono da studiare e capire meglio», comunque «le sfide sono molteplici e interpellano tutti», per cui «nessuno può rimanere indifferente alle tragedie umane che continuano a consumarsi in diverse regioni del mondo», come «quelle che hanno come teatro il Mediterraneo, un mare di confine, ma anche di incontro di culture», ha concluso il vescovo di Roma.

Il discorso del Papa