· Città del Vaticano ·

All’Angelus il nuovo appello del Papa

La strada del dialogo e del negoziato per la pace nel Caucaso

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
28 settembre 2020

Nella Giornata mondiale del migrante e del rifugiato il pensiero agli sfollati interni costretti a fuggire come Gesù


Essendo «giunte preoccupanti notizie di scontri nell’area del Caucaso», Papa Francesco è tornato a lanciare un nuovo appello — dopo quello del 19 luglio scorso — «per la pace» nella regione, chiedendo «alle parti in conflitto di compiere gesti concreti di buona volontà e di fratellanza, che possano portare a risolvere i problemi non con l’uso della forza e delle armi, ma per mezzo del dialogo e del negoziato».

Il suo accorato invito è riecheggiato dalla finestra dello studio privato del Palazzo apostolico vaticano al termine dell’Angelus del 27 settembre, recitato con i fedeli presenti in piazza San Pietro, nonostante il maltempo, e con quanti lo seguivano attraverso i media.

Il Pontefice ha poi ricordato la ricorrenza della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, dedicata quest’anno agli sfollati interni. I quali «sono costretti a fuggire, come capitò anche a Gesù e alla sua famiglia» ha spiegato, richiamando anche altri due avvenimenti: la beatificazione del giorno prima a Napoli di Maria Luigia del Santissimo Sacramento (al secolo Maria Velotti), fondatrice della congregazione delle suore Francescane adoratrici della Santa Croce, e la Giornata mondiale del turismo, che si celebrava nella stessa XXVI domenica del tempo ordinario.

E nel constatare che «la pandemia ha colpito duramente questo settore, così importante per tanti Paesi», il vescovo di Roma ha voluto incoraggiare «quanti operano nel turismo», in particolare le piccole imprese familiari e i giovani, con l’auspicio «che tutti possano presto risollevarsi dalle attuali difficoltà».

In precedenza, commentando come di consueto il vangelo domenicale (Matteo 21, 28-32), il Papa aveva parlato della parabola dei due figli.

L'Angelus