· Città del Vaticano ·

La persona malata è sempre e molto di più di un protocollo clinico

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Il Papa preoccupato dal rischio che la dimensione umana della cura sia lasciata alla “buona volontà” del singolo medico

11 settembre 2020

«La persona malata è sempre e molto di più del protocollo — molto di più! — all’interno del quale la si inquadra da un punto di vista clinico». Per questo «non bisogna permettere che l’economia entri così prepotentemente nel mondo della sanità». La raccomandazione di Papa Francesco va di pari passo con le sue preoccupazioni «riguardo al rischio, piuttosto diffuso, di lasciare la dimensione umana della cura... alla “buona volontà” del singolo medico».

Il Pontefice ne ha parlato stamane, venerdì 11 settembre, ricevendo in Vaticano i partecipanti all’annuale incontro della Società internazionale di ginecologia oncologica, rimarcando come occorra impedire «che l’economia entri prepotentemente nel mondo della sanità» fino a «penalizzare aspetti essenziali come la relazione» con i pazienti. Certo, il vescovo di Roma si è detto consapevole che «la ricerca richiede un forte impegno economico», tuttavia ha espresso la convinzione «che si possa trovare un equilibrio tra i diversi fattori». E in tale contesto, ha ammonito, «il primo posto va comunque riconosciuto alle persone, in questo caso le donne ammalate», senza dimenticare «il personale che opera quotidianamente a stretto contatto con loro, perché possa lavorare in condizioni adeguate».

Dopo aver ricordato il lavoro dell’«Associazione in favore delle donne che affrontano malattie difficili e complesse», il Papa ha elogiato in particolare il ruolo di alcune iniziative di condivisione «tra ex pazienti, che favoriscono il sostegno reciproco. Nel vostro prezioso servizio, — ha detto loro — voi siete ben consapevoli dell’importanza di creare legami di solidarietà tra gli ammalati con gravi patologie, coinvolgendo i parenti e gli operatori sanitari, in una relazione di mutuo aiuto». A maggior ragione quando si tratta di «malattie che possono mettere seriamente a rischio, o pregiudicare, la fertilità e la maternità».

Un incoraggiamento è stato infine rivolto dal Papa a quanti si impegnano «a considerare tali dimensioni di una cura integrale, anche nei casi in cui il trattamento è essenzialmente palliativo». Perché, ha concluso, «è proprio la vicinanza dell’amore che apre le porte alla speranza».

Il discorso del Papa