· Città del Vaticano ·

La pastorale della telefonata

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16 settembre 2020

Sono pronti a prendere il posto di don Roberto Malgesini — ucciso a Como nel suo servizio tra gli ultimi — e a rilanciarne la missione i tre sacerdoti bresciani, ordinati sabato scorso in piazza Paolo VI, che hanno fortemente voluto incontrare Papa Francesco proprio «per partire con il “piede giusto”». E Francesco li ha accolti con il gesto eloquente di baciare le loro mani. Stare accanto alla gente è il loro obiettivo, tanto che hanno dato vita alla «pastorale della telefonata», l’unico modo per far sentire una voce familiare alle persone isolate nel tempo della pandemia.

D0n Nicola Mossi, don Stefano Pè e don Alessio Torriti — insieme a don Alberto Comini, che non è potuto essere presente all’udienza a San Damaso — non conoscono ancora la parrocchia dove presteranno il servizio sacerdotale, ma hanno ben chiaro lo stile pastorale che metteranno in campo.

«Papa Francesco ci indica sempre l’esempio del pastore che sente l’odore delle sue pecore — confidano — e ci chiede di avere un atteggiamento di vera vicinanza alle persone. E il nostro vescovo, monsignor Pierluigi Tremolada, nell’ordinarci sacerdoti, ci ha chiesto di essere più che mani “segni di speranza”, cioè il segno con cui la provvidenza di Dio ha risposto al senso di smarrimento e di impotenza che in questi mesi tutti noi abbiamo vissuto». E «abbiamo la consapevolezza che non siamo uomini soli perché possiamo contare su una comunità che è con noi, ci sostiene e prega per noi».

Con questo spirito, spiegano, «abbiamo scelto come motto del nostro sacerdozio l’espressione del Vangelo di Giovanni “Rimanete nel mio amore”: l’abbiamo trovata perfetta per delineare la nostra scelta di impegnare la vita tutta per Dio».

I nuovi sacerdoti di Brescia raccontano, con profonda commozione, il dolore della loro gente, duramente colpita dalla pandemia: «Come diaconi abbiamo condiviso con i sacerdoti, nelle parrocchie dove prestavamo servizio, questo tempo così difficile. Brescia è stata particolarmente provata dal virus. Ci siamo affidati alle telefonate per stare sempre accanto alla gente che soffriva per la malattia o per la perdita di un familiare o di un amico. Non era infatti possibile essere vicini fisicamente alla nostra gente, così siamo ricorsi al telefono ma anche ai social media: su Youtube, ad esempio, abbiamo creato canali di comunicazione diretta e continua quando ogni contatto era impossibile. E la gente ha apprezzato questo nostro sforzo creativo e appassionato di far sentire comunque, in qualche modo, una voce amica, una voce familiare, perché nessuno si sentisse solo».

I nuovi preti bresciani portano nel cuore tante testimonianze, davvero eroiche, di sacerdoti «che hanno sempre portato all’altare, con la celebrazione dell’Eucaristia, il popolo loro affidato, e che hanno sostenuto i morenti, i malati e anche il personale ospedaliero». Ad accompagnarli all’udienza c’erano monsignor Gabriele Filippini, già rettore del seminario, e il padre spirituale, don Luigi Gregori.

Nel cortile di San Damaso era presenti, tra gli altri, il cardinale patriarca di Lisbona, Manuel Clemente, con il rettore del santuario di Fátima, padre Carlos Manuel Pedrosa Cabecinhas.

A lungo Francesco ha salutato i presenti, in particolare le coppie di sposi novelli, le persone con disabilità e i bambini. Tra le numerose bandiere, anche lo striscione con la scritta «Venimos de la periferia».

Tra i doni per il Papa, un quadro raffigurante la statua di san Giovanni Paolo II che si trova nel centro di Mosca, precisamente nel cortile della Biblioteca di Letteratura straniera, realtà culturale molto conosciuta in Russia.

Il monumento a Papa Wojtyła, realizzato da artisti ucraini e russi su idea del regista Grigoriy Amnuel, venne inaugurato il 14 ottobre 2011, festa del Manto Protettore della Vergine Maria secondo il calendario giuliano. Lo stesso anno la Biblioteca pubblicò Comprendendo l’amore, una collezione di testi teologici, sociali e teatrali di Karol Wojtyła. E quest’anno, il 18 maggio, ha ricordato solennemente i 100 anni della nascita del primo Papa slavo. Infine, il gruppo di motociclisti Shot gun ha portato a Francesco un dono dei detenuti di Biella.